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3 Gennaio 2006
Sud Express
Emozioni e scoperte tra Lisbona e Parigi
Se i film rappresentano sempre un viaggio, allora Sud Express è la quinta essenza di questo concetto
di Carlo D'Ursi
L’avventura della produzione di Sud Express è stata lunga quanto il tragitto del treno cui il film è intitolato. Cinque anni fa, Artimaña Producciones si è imbarcata in un genere di progetto difficile da definire. La domanda ricorrente era: si tratta di un documentario o di un film?

Beh, questa domanda è rimasta senza risposta per anni. Sud Express è un genere di film che sta prendendo sempre più piede in Europa. Qualcuno lo chiama "docufiction", qualcun’altro lo vede come un’estremizzazione del concetto di ‘fictional reality’, come se il dogma ed il documentario si fossero fusi per creare un nuovo genere.
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EAVE
Ugualmente lontano dall’estetica ‘povera’ del Dogma, dal metodo narrativo freddo e oggettivo del documentario, dalla struttura drammatica del film di finzione, Sud Express regala un’ora e mezza di sorprese sul grande schermo.
A dire il vero, Sud Express è un tipo di progetto che poteva nascere dalla penna di un regista indipendente, di quelli estranei al circuito commerciale. Ma essendo il cinema sorprendente ed imprevedibile come la vita stessa, il film è stato invece pensato e diretto da Chema de la Peña e Gabriel Velázquez, due cineasti di talento, capaci di girare documentari d’autore (From Salamanca to nowhere), come di rinventarsi e realizzare commedie di sapore commerciale (Isi-Disi).
La storia, che comincia a Lisbona, ci porta rapidamente a Parigi, e subito ci conduce sulla rotta di un treno mitico (il Sud Express) lungo l’Europa, come se si trattasse di un documentario.
Sud Express è il treno che collega Lisbona a Parigi, attraverso il nord della Spagna, entrando in Francia da Irún. E’ un tragitto molto lungo, lento ma sicuro, su cui i viaggiatori di tutto il mondo hanno lasciato la loro traccia.
Sud Express non ha una, ma molteplici personalità, proprio come i passeggeri del treno, che cambiano a seconda delle stagioni, dei paesi di origine, delle personali convinzioni e dei punti di vista. Coerentemente, il film racconta storie diverse: dall’immigrante di una ex colonia portoghese che tenta la fortuna in Europa, al marocchino trasferitosi in Spagna che mette denaro da parte per sposare la fidanzata francese, dalla portoghese immigrata in Francia che rincontra un suo antico amore ad Irún, agli amici spagnoli che vorrebbero cambiare l’itinerario del treno, ai due fratelli portoghesi che sono stati seduti allo stesso bar, per 28 anni, ad osservare il passaggio dello stesso treno. Su quel treno certi passeggeri cullano i propri sogni, mentre altri piangono la fine delle proprie illusioni.
Come spesso capita, il senso profondo della vita traspare da cose semplici: solo un treno, le rotaie e uno sferragliare sordo rompono il silenzio della terra, dove questo vascello pieno di tradizioni e sogni veleggia pacificamente. Nonostante qualche difetto tecnico evidente, Sud Express sembra un progetto maturo, concepito con il cuore e con la mente, una miscela estremamente interessante.
Da segnalare anche il lavoro fatto dalla fotografia, che conferisce al film toni quasi surrealisti. Il suo spettro di colori cambia a seconda del calore o della freddezza con cui i personaggi di questo treno magico vivono i loro drammi personali.

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