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Pollo alle prugne: un'ode al cinema e all'amore

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Vincent Paronnaud et Marjane Satrapi • Registi

di Domenico La Porta

03/09/2011 - Pollo alle prugne è l'ultimo adattamento cinematografico da un fumetto dei registi Paronnaud e Satrapi, che avevano conquistato il pubblico con Persepolis

Vincent Paronnaud et Marjane Satrapi • Registi

Dopo il grande successo di Persepolis [+leggi anche:
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, Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi erano al centro delle attenzioni della stampa, ansiosa di vedere Pollo alle prugne [+leggi anche:
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, ultimo adattamento animato dei loro fumetti. Presenti alla 68^ Mostra di Venezia, dove il film è stato proposto in anteprima, i due hanno raccontato il processo di adattamento dal disegno alla magia dello schermo.

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Quali erano le vostre intenzioni iniziali con Pollo alle prugne?
Vincent Paronnaud: Volevamo tributare un omaggio al cinema degli anni '50, ma non avevamo limiti reali riguardo a un'estetica o a un genere specifico. Prima di tutto, volevamo raccontare una storia d'amore, ma parlare anche della perdita dell'amore, della fuga da uno strumento e dalla musica. E abbiamo dovuto trovare un modo intelligente per riuscirci.
Marjane Satrapi: È un grido d'amore nei confronti del cinema, ma anche dell'amore. È importante fare arte per l'arte, ogni tanto.

Perché avete cambiato lo strumento dal 'tar' (strumento tipico indiano, NdT) del fumetto al violino?
Marjane Satrapi: Il 'tar' funziona bene nel libro, ma non sullo schermo. Lo strumento era troppo grande e orientale, e e allora abbiamo scelto di sostituirlo col violino, che si trova ovunque, tra le comunità gitane o nelle orchestre sinfoniche in tutto il mondo. È uno strumento internazionale che permette al personaggio di muoversi. Questo è fondamentale quando le immagini sono animate.

Continuerete a fare cartoni animati?
Marjane Satrapi: Lo dirà il tempo. Fino all'uscita del film, non sappiamo mai cosa faremo successivamente. Disegnare, in un modo o nell'altro, sarà parte di ciò che facciamo perché è il mondo dal quale proveniamo. Al momento però, non abbiamo l'energia di immaginare cosa succederà poi da un punto di vista artistico.

La Tehran che mostrate in Pollo alle prugne è quella reale?
Marjane Satrapi: No, è di fantasia. Vincent ed io non amiamo il folklore. Cercavamo un posto che fosse utile alla storia e il nostro approccio non era documentaristico.

Volevate raccontare la storia come una fiaba o come uno sguardo realistico alla vita?
Marjane Satrapi: Non c'è speranza nel film perché non ce n'è nella vita. Moriremo tutti, e lo sappiamo. Il film parla di desiderio e anche di perdita del desiderio. Il desiderio di mangiare, ridere e di vivere. In questo, il il punto di vista è molto realistico, ma l'approccio narrativo è favolistico.
Vincent Paronnaud: Sì è una favola. La relazione con la musica nel film è il meccanismo tipico delle fiabe, nelle quali oggetti, idee e concetti si incarnano nelle relazioni con i personaggi. Sappiamo che il violino non è necessariamente uno strumento da poveri. Si può guadagnare molto suonando il violino, ma nel film, simbolizza questo: un amore e un modo di vivere a cui si deve rinunciare per sopravvivere.

Vi ha spaventato la prima esperienza con attori veri?
Vincent Paronnaud: Io ne ero terrorizzato, avevo dei dubbi sul lavoro con un attore sul set, ma mi affascinava. Non vengo da quel mondo e ho conosciuto il processo nel quale un attore soffia la vita in un personaggio lavorandoci. Ne sono stato testimone senza dover partecipare io stesso creando la vita da un bozzetto. È molto peculiare per un artista.

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