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"La mia Armida in lotta per amore e giustizia"

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Marco Simon Puccioni • Regista

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- Distribuito in Francia, Come il vento sta ricevendo un'ottima accoglienza oltralpe. Cineuropa ha incontrato il regista Marco Simon Puccioni

Marco Simon Puccioni  • Regista

Distribuito in Francia dal 18 giugno, Come il vento [+leggi anche:
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sta ricevendo un'ottima accoglienza oltralpe. "Un riuscito omaggio ad una donna forte che ci sbalordisce e ci commuove" è stato definito dalla critica. E' certamente una delle più importanti e convincenti prove del talento di Valeria Golino. "Credo che il pubblico francese sia uno dei più aperti e curiosi al mondo, con diverse nicchie interessate anche al nostro Paese e alle sue storie" riflette con Cineuropa il regista Marco Simon Puccioni. "In particolare, nel mio film colpisce la vicenda umana di Armida Miserere e la sua via crucis all'interno del mondo carcerario, fatto di conflitti quotidiani ma anche, nel nostro Paese, di duri scontri tra Stato e criminalità organizzata. I nostri "cugini di oltralpe" sono mediamente ben informati sulle vicende italiane, ma non conoscevano la storia di Armida Miserere e Umberto Mormile, che d'altronde è poco nota anche in Italia. Comunque, quello che rende la storia universale e coinvolge gli spettatori stranieri è il ritratto della donna e della sua lotta per amore e giustizia in un contesto duro e violento come quello del carcere sopratutto nei primi anni novanta del secolo scorso". 

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Cineuropa: Come è entrata nel progetto del film Valeria Golino e come avete lavorato sul personaggio di Armida?
Marco Simon Puccioni: All'inizio Valeria Golino era reticente ad accettare il ruolo. Anche se ne era attratta, perché ne capiva la ricchezza umana, aveva paura del suo aspetto doloroso e non voleva dirmi si. Poi, vista anche la mia ostinata determinazione, si è data anima e corpo al personaggio. L'ho fatta calare fisicamente e spiritualmente nel personaggio, tenendo presente che si trattava di un personaggio ispirato ad una persona vera e che andava trattata con rispetto, senza farne un'eroina, ma semplicemente umanizzandola e raccontando la nostra "verità". Lei ha messo il suo enorme talento a disposizione e io l'ho guidata nel mondo interiore e esteriore di Armida, che avevo imparato a conoscere scrivendo la sceneggiatura (insieme ad Heidrun Schleef e Nicola Lusuardi) e nei molti mesi di ricerche e preparazione".

E' stato difficile mettere assieme le risorse produttive per questo film?
Oggi è difficile mettere in piedi qualsiasi film che abbia una dimensione piccola-media, come questo film con un budget di oltre 2 milioni. In Europa si è creato un sistema di finanziamento misto pubblico/privato che per certi versi è invidiabile, ma che obbliga il produttore e il regista a lunghissimi tempi di attesa. Infatti ormai per fare un film è necessario mettere insieme moltissime fonti diverse di finanziamento e questo vuol dire altrettanti contratti, burocrazie, tempi di attesa che si moltiplicano e che mettono alla prova anche i filmmaker più decisi e determinati. Credo che dobbiamo rivedere il sistema e cercare di semplificarlo per non perdere energia e talento su questioni burocratiche.  

Che difficoltà ha avuto nella distribuzione?
La distribuzione ha altri problemi con cui il filmmaker si scontra una volta finito il film. Il mercato del cinema d'autore è molto piccolo, forse il 10-20% di tutti gli schermi disponibili in Italia, l'esercizio è in mano a pochi soggetti che operano in un regime di quasi monopolio, limitando di molto l'accesso alle sale a chi non fa parte del circuito. Anche questo è un sistema che non funziona e che se non cambia vedo inesorabilmente votato alla sua autodistruzione, infatti con questa politica miope continuano ogni anno le chiusure delle sale dei centri cittadini che hanno un pubblico d'autore. Il mio film, come molti altri cosiddetti di qualità, sostanzialmente non ha avuto la possibilità di incontrare il suo pubblico, nonostante l'apprezzamento della stampa e del pubblico e i riconoscimenti dei festival.  

Invece di chiusura di mercato abbiamo bisogno di apertura e innovazione e di una sempre maggiore interazione tra sala e distribuzione via web, che di fatto esiste con la pirateria on line. Sono ideologicamente contrario alla pirateria, ma in queste condizioni di chiusura di mercato ci troviamo nella situazione paradossale di dover ringraziare i pirati che ci permettono di superare le strozzature di mercato per raggiungere un pubblico più ampio per i nostri film.

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