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“Il mio film esclude ogni tipo di artificio”

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Gustavo Salmerón • Regista

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- KARLOVY VARY 2017: Lo spagnolo Gustavo Salmerón ci ha messo 14 anni per girare il suo primo lungometraggio, il documentario Muchos hijos, un mono y un castillo, in concorso al festival ceco

Gustavo Salmerón • Regista
(© Lorenzo Pascasio)

Gustavo Salmerón (Madrid, 1970) è un volto conosciuto del cinema spagnolo: ha interpretato successi come La ardilla roja, Todo es mentira, Asfalto, Mensaka, Reinas e Amar [+leggi anche:
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, fra gli altri. Nel 2001 ha realizzato il suo primo lavoro da regista, il corto Desaliñada, premio Goya nella sua categoria. Al Festival di Karlovy Vary 2017 presenta in prima mondiale il suo primo lungometraggio: il documentario Muchos hijos, un mono y un castillo [+leggi anche:
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, con protagonista la sua famiglia. Ne abbiamo parlato con lui, in esclusiva.

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Cineuropa: Quando si è accorto di avere una famiglia così berlanguiana e una madre almodovariana?
Gustavo Salmerón:
Fin da bambino avevo la sensazione di vivere in una casa assolutamente caotica e, allo stesso tempo molto creativa: ci hanno dato tanta libertà. Negli anni Ottanta ho iniziato a riprendere mia madre e mi sono reso conto che aveva un potenziale enorme: quello che ho cercato di ottenere per molti anni come attore - essere pienamente presente e per davvero -, mia madre lo raggiungeva automaticamente. Se le proponi di improvvisare un tema o ripetere una frase, lo fa senza problemi. Mi sono reso conto, quando giravo, di avere una Gena Rowlands di fronte: è un piacere registrarla, ho 400 ore di materiale, in gran parte molto buono.

Forse la sua vocazione d’attore proviene proprio da sua madre…
Sì, il film, alla fine, lo dedico fra gli altri a mia madre, per essere la mia maestra di recitazione, e a mio padre, per essere un maestro di pazienza.

Sono passati quindici anni dal suo cortometraggio Desaliñada. Perché tanto tempo prima di tornare a dirigere?
Ho lavorato come attore e ho girato ininterrottamente questo documentario. A volte, nella vita, ci sono dei cicli e ora sto preparando un film di finzione sempre da regista, che ha più a che vedere con quel corto.

Tutto ciò che compare in Muchos hijos… è reale o ha ricreato qualcosa del passato?
In questo sono stato rigido, volevo girare un documentario al 100%: non c’è nulla di costruito, perché anche se il falso documentario mi piace, qui non l’ho fatto. Muchos hijos… esclude ogni tipo di artificio: ho provato a inserirci qualcosa di fittizio e non funzionava. Inoltre era chiaro fin dall'inizio che non volevo una voce off, ho provato a includerla, ma poi l’ho tolta. Così l’ho lasciato come una sequenza di video casalinghi: sono girati con una mini dv, qualcosa di totalmente obsoleto, ma con una struttura speciale, e senza attrezzatura, il che gli conferisce una dinamica diversa, perché ci sono solo io con la camera: ero come un guerrigliero, non c’era tempo per prepararsi, c’era solo da prendere la cinepresa e girare.

Aveva chiaro fin dall’inizio che sua madre era una stella?
Fin dall'inizio, 14 anni fa: è impossibile competere con lei. Anche senza fare nulla, buca lo schermo, è molto telegenica e ha la spontaneità e la verità dei grandi attori, come Philip Seymour Hoffman: non ha vergogna e questo è fantastico per un attore. Dal primo momento, le ho messo la cinepresa a mezzo metro e lei non la guardava mai: aveva una consapevolezza innata di dove fosse la camera, ma come se non ci fosse. Guarda solo quando deve farlo, strizzando l'occhio, come Woody Allen.

(Tradotto dallo spagnolo)

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