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“Si parla molto di integrazione e sembriamo scordarci delle diversità”

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Barbara Albert • Regista

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- TORONTO 2017: L'acclamata regista austriaca Barbara Albert racconta a Cineuropa il suo quinto film, Mademoiselle Paradis San Sebastian 2017 - Concorso

Barbara Albert  • Regista

Una delle personalità più celebrate e attive del cinema austriaco, Barbara Albert, prende parte alla sezione Platform del 42o Toronto International Film Festival col suo quinto film, Mademoiselle Paradis [+leggi anche:
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. Cineuropa ha parlato con la filmmaker delle ragioni che l'hanno spinta a narrare la storia vera di questa eroina, dell'evoluzione della società dal XVIII secolo e degli ancora attuali conflitti di genere. 

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Cineuropa: Quali motivi l'hanno spinta a seguire la storia della vita di Mademoiselle Paradis?
Barbara Albert: Prima di tutto, i caratteri forti e ambigui della pianista e compositrice cieca Maria Theresia Paradis e del dottore e guaritore Franz Anton Mesmer mi hanno affascinato e ispirato molto. Poi c'è il fatto che la storia non riguarda solo questi personaggi, ma anche il potere e la società, e prima di tutto l'atto del vedere e dell'essere visti, l'essere un soggetto o un oggetto, e la relatività dei sensi e della verità. 

Pensa che la sua eroina avrebbe ricevuto lo stesso trattamento dalla società di oggi? È cambiata veramente la società dal periodo degli Asburgo?
Fortunatamente, alcuni aspetti delle società nel mondo di oggi sono notevolmente cambiati dal XVIII secolo, ma altri no, soprattutto per quanto riguarda il trattamento delle donne. Se ci riferiamo alla società europea, americana e occidentale in genere, ci sono delle interessanti analogie con il XVIII secolo, in particolare per quanto concerne la pressione esercitata sulle donne (e sempre più anche sugli uomini) riguardo a outfit e comportamento. Mi riferisco agli influencer, che da internet pontificano su come ci si dovrebbe vestire e comportare per essere parte di questa società. Mi riferisco soprattutto alla pressione sui giovani, che vogliono sentirsi accettati e integrati. Anche da un punto di vista politico, si parla molto di integrazione e sembriamo scordarci delle diversità.

Si avverte costantemente un senso di conflitto tra i personaggi principali e, più importante, tra quello che essi rappresentano. Si tratta solamente di un conflitto di genere o di qualcosa di più profondo?
Lo stesso conflitto di genere mi sembra qualcosa di già piuttosto profondo. Negli ultimi anni, soprattutto, lo abbiamo visto diventare piuttosto teso, perché le donne hanno insistito per i loro diritti, per avere la stessa visibilità e lo stesso trattamento salariale degli uomini. Ciononostante, il contrasto tra i due personaggi principali è tutto interno ai personaggi straordinari che sono, due Wunderkinder, che non sono capiti e accettati dalla società e che soffrono perché sono coscienti del loro essere speciali, entrambi con le loro ambizioni e le loro invidie.

Nei suoi film precedenti, la storia era ambientata in epoca contemporanea; pensa che una storia che si svolge 240 anni fa possa essere comunque contemporanea?
È una storia universale. Credo che ogni film racconti una storia universale, a prescindere dal fatto che l'autore e/o regista voglia rivolgersi al presente o al passato. 

Dal punto di vista della produzione, è stata dura finanziare e e realizzare un film di ambientazione storica?
Abbiamo ottenuto il sostegno di diversi fondi pubblici austriaci e tedeschi e da canali televisivi, oltre che dal fondo europeo per il cinema Eurimages. Anche se alla fine la somma ottenuta non era sufficiente per portare a termine il film, abbiamo deciso di cominciare comunque a girare, perché credevamo veramente nella forza di questo progetto. Abbiamo tagliato alcune scene e alcuni giorni di riprese, ma secondo me, scenografi, costumisti, truccatori e direttore della fotografia hanno fatto davvero miracoli.

(Tradotto dall'inglese)

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