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“Offrire un’immersione sensoriale”

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Hélène Cattet & Bruno Forzani • Registi

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- Abbiamo incontrato Hélène Cattet e Bruno Forzani, che ritornato al FIFF di Namur con il loro nuovo film, Laissez bronzer les cadavres

Hélène Cattet & Bruno Forzani • Registi
(© FIFF)

Dopo Amer [+leggi anche:
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, Hélène Cattet e Bruno Forzani ritornano con un film chiaro e sorprendente, riprendendo i codici del loro cinema estremamente sensoriale, ma con un nuovo registro, quello del giallo, o, più precisamente, del film d’assedio. Laissez bronzer les cadavres [+leggi anche:
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intervista: Hélène Cattet & Bruno Forz…
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, che dà prova del loro universo cinematografico, dovrebbe dargli la possibilità di ampliare il loro pubblico in sala e ai festival. Il film è presentato al Festival internazionale del cinema francofono di Namur.

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Cineuropa: Da dove viene questo progetto, piuttosto atipico rispetto ai vostri primi film?
Hélène Cattet:
Circa dieci anni fa lavoravo in una biblioteca e ho trovato una ristampa dell’edizione integrale di Manchette. Laissez bronzer les cadavres è il suo primo romanzo. Ho subito detto a Bruno: “Leggilo, è visivo, è cinematografico, è come se sia stato scritto per noi!”.
Bruno Forzani: Io ero meno convinto all’inizio, ma è vero che il trattamento del tempo e dello spazio era davvero cinematografico. È una scrittura comportamentista, i personaggi sono descritti attraverso il loro comportamento e non attraverso il loro passato, questo ci rispecchiava. Ma in termini di narrazione, rispetto alla struttura estremamente labirintica di Lacrime di sangue, questa era più lineare. Per questo motivo avevo dei dubbi, ma quando abbiamo iniziato a scrivere, mettendo insieme il materiale, è stato un processo semplice, e anche rapido! Infatti siamo rimasti piuttosto impressionati dalle numerose sequenze d’azione che avevamo scritto. Non è qualcosa che si vede spesso nel cinema belga, quindi ci chiedevamo se avremmo trovato le persone giuste e i mezzi per girare il film!

Come avete affrontato l’adattamento, come un’appropriazione?
B.F.:
Siamo rimasti molto fedeli alla struttura del libro e anche ai dialoghi. Abbiamo soltanto portato il nostro universo visivo. Inoltre, adoriamo il cinema degli anni ‘70, e qui era come se ci avessero servito su un piatto d’argento il copione di un western italiano arrivato dal 1971!

Il vostro universo è molto referenziale, un’esplosione di codici.
H.C.: I film che ammiriamo, dai gialli ai western all’italiana, hanno un’iconografia molto forte, e noi proviamo a ricombinare queste icone per meglio appropriarcene.
B.F.: Qui, il primo riferimento è il libro. Ma ci hanno molto ispirato anche i nuovi scenografi del set: Niky de St Phalle, Yves Klein, Tinguely. A volte anche per mettere in scena le sequenze d’azione. Per le persone come Armand, per cui tutto è legato alla distruzione, è stato coerente rivisitare questo universo. Mescolando il tutto, abbiamo cercato di trovare un equilibrio.
H.C.: È molto intuitivo nel finale!

C’è un vero feticismo di corpi e di materiali.
H.C.: Nei nostri film ci concentriamo sulle sensazioni, come per ricreare uno spazio 3D, offrire uno spettacolo totale, un‘immersione sensoriale. In particolare, giochiamo molto con l’effetto del suono. In questo caso le detonazioni, la pelle che esplode. Dato che giriamo senza suono, dobbiamo ricreare tutto. Lavoriamo sei mesi sul suono!
B.F.: Lavoriamo al suono in maniera molto minuziosa, per giocare con le sfumature. Nel libro, le persone combattono per l’oro e non per le banconote, e anche qui abbiamo materiale organico. Abbiamo fatto un film minerale, dell’oro in mezzo alle rocce, per andare verso qualcosa di universale e di più atemporale, lontano dalla società dei consumi o da una realtà sociale. Ci piace questa astrazione.

Come scegliete le musiche?
H.C.:
Riprendiamo pezzi di film degli anni ’70 e cerchiamo di riutilizzarli mettendoli in risalto, per quello che sono veramente, e in modo diverso rispetto al modo in cui sono stati utilizzati. Per esempio, le musiche di un giallo, che portiamo fuori dal loro contesto, e lo stesso per le musiche western. Creiamo questo décalage, per costruire un universo senza tempo.

Che progetti avete in cantiere?
B.F.:
Stiamo lavorando all’adattamento di un libro americano, una coproduzione con il Canada e il Giappone, un film d’animazione per adulti. E poi non vediamo l’ora di realizzare la terza parte della trilogia iniziata con Amer e L’Etrange Couleur des larmes de ton corps.

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