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Andrea Segre • Regista

“Il mio protagonista riflette la crisi d'identità dell'Europa”

di 

- VENEZIA 2017: Il regista Andrea Segre ci parla de L'ordine delle cose, proiezione speciale alla Mostra di Venezia

Andrea Segre  • Regista
(© La Biennale di Venezia - foto ASAC)

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intervista: Andrea Segre
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, proiezione speciale alla Mostra di Venezia - nelle sale italiane con Parthenos e in Francia con Sophie Dulac Distribution - arriva all'indomani del vertice europeo di Parigi sull'emergenza immigrazione, in cui si è discussa un'intesa per rendere sistematico il modello attualmente sperimentato in Libia dall'Italia, cioé esternalizzare le frontiere affidando i controlli ai Paesi africani. “Un'intesa che aggira la sentenza della Corte di giustizia di Strasburgo che ha condannato l'Italia per i respingimento in Libia di alcuni immigrati”, puntualizza il regista del film Andrea Segre che Cineuropa ha incontrato a Venezia.

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Cineuropa: Certamente il film ha avuto una buona dose di preveggenza, considerato che parla proprio di un funzionario dello Stato che si occupa dei viaggi illegali dalla Libia verso l'Italia.
Andrea Segre: Tre anni fa, quando ho iniziato a lavorare a questo film, non sapevo che le vicende tra l'Italia e la Libiasaarebbero andate proprio come le abbiamo raccontate, ma purtroppo lo immaginavo. Ho capito che poteva capitare quello che è già accaduto nel 2008, che l'Italia avrebbe avviato respingimenti di migranti nei centri di detenzione libici. Ma non volevamo cavalcare l'attualità, soltanto fare un film che affrontasse quel tema e aiutasse a riflettere su quello che stiamo vivendo in questi giorni e le conseguenze future.

Il protagonista, Corrado, vive una contraddizione tra quello che è chiamato a fare e la sua coscienza. Avete incontrato delle persone che fanno questo lavoro? 
Con il co-sceneggiatore Marco Pettenello abiamo incontrato per molto mesi alcuni veri "Corrado", in Sicilia meridionale, trovando umanamente interessanti queste persone con una funzione che contiene certamente elementi di spietatezza Credo che quella di Corrado sia la condizione di molti di noi in quest'epoca che sembra aver metabolizzato certe forme di ingiustizia. Corrado riflette la crisi d'identità dell'Europa di fronte al dilemma dell'immigrazione. Stiamo abdicando ai nostri principi negando diritti a essere umani fuori dal nostro spazio. Corrado è uno di noi, un pezzo del nostro corpo sociale, è la persona che la maggioranza degli italiani vorrebbe che facesse bene il proprio lavoro. Incontrando questi poliziotti ho conosciuto un modo di guardare diverso dal mio ma alcuni con punti di contatto.

Cos'altro avete fatto per realizzare il film in maniera così realistica?
E' stato necessario un lungo lavoro di ricerca per rendere autorevole questa storia. Non abbiamo incontrato i funzionari solo per capirne la densità umana am anche per sapere cosa facessero tecnicamente. E siamo stati contenti quando hanno confermato l'attendibilità del film dopo averlo visto. Sul fronte libico è stato fondamentale uno degli interpreti del film, Khalifa Abo Khraisse, che in realtà è un videopreport indipendente di Tripoli, che ci ha raccontato la realtà del mondo libico sul fronte libico. Abbiamo scoperto poi cose che non sapevamo sui centri di detenzione, i corpi di polizia libici, cose di cui fino a qualche mese fa non si sapeva nulla e che ora non conosciamo che in superficie. Le comparse che nel film popolano il centro hanno quasi tutti vissuto quell'esperienza dolorosa e ci hanno dunque aiutato a ricostruire particolari importanti.

C'è un coinvolgimento della Francia attraverso la coproduzione di Mact e Sophie Dulac e la partecipazione di un attore, Olivier Rabourdin.
Questo da una connotazione maggiormente europeo al film. Ricordo il giorno in cui Antoine de Clermont-Tonnerre mi ha detto 'finalmente anche il nostro Presidente parla di Libia'. Non è vero che l'Europa ci ha lasciati soli. Collabora per i respingimenti con impegno navale e l'addestramento della guardia costiera libica". 

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