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BERLINO 2018 Concorso

Erik Poppe • Regista

“Non credevo fosse possibile trasformare questa storia in un film"

di 

- BERLINO 2018: Erik Poppe parla del suo emotivo e straziante U - July 22, proiettato in concorso a Berlino

Erik Poppe  • Regista
(© Erik Burås)

U - July 22 [+leggi anche:
recensione
intervista: Erik Poppe
scheda film
]
, l’emotivo e straziante film di Erik Poppe sul massacro avvenuto sull’isola di Utøya, è stato girato in tempo reale e in un’unica sequenza. Abbiamo incontrato il regista dopo la proiezione del film in concorso alla Berlinale per parlare delle difficoltà nel realizzare il film e di come la sua preoccupazione principale fosse il rispetto dei sopravvissuti e delle loro famiglie.

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Cineuropa: Alcuni hanno sostenuto che era troppo presto per girare un film sul massacro dell'isola di Utøya.
Erik Poppe: È risaputo che questo progetto è stato discusso a lungo nei media in Norvegia, e la gente aveva paura – alcuni erano quasi terrorizzati – riguardo a come sarebbe finito questo film. Quello che è successo è che mentre ci avvicinavamo sempre di più al film finale, la gente ha iniziato a vederlo e ha capito che non voleva essere un film speculativo. 

Che cosa è successo a queste proiezioni?
Abbiamo condotto tre settimane di proiezioni private prima della première a Berlino. Abbiamo avuto circa 20 proiezioni in tutto il paese per i parenti e per i sopravvissuti. L'idea di base era che volevo che fossero preparati a ciò che sarebbe potuto accadere. Durante l'intero processo, abbiamo lavorato a stretto contatto con i sopravvissuti e mi hanno detto che il principale timore di molti che si trovavano sull'isola era che facessimo un film a scopo di intrattenimento. Una volta pronto, mi hanno detto che non dovevo aver paura di chiedere ai sopravvissuti di venire a vedere il film. E che, come parte del processo di guarigione da quel trauma, avrebbero potuto guardare il film in un contesto in cui era presente un team di psicologici professionisti.

Ha avuto qualche dubbio nel fare questo film?
Certo che l'ho avuto. Ho trascorso più di un anno e mezzo da solo, incontrando i sopravvissuti per cercare di ottenere le loro storie. Ho incontrato il responsabile dell'indagine poliziesca in modo da poter esaminare il materiale per capire se si poteva trasformare questa storia in un film. Ero scettico sul fatto che fosse possibile. 

Può spiegare perché ha realizzato un film che è quasi una ricostruzione interpretativa di ciò che è accaduto, in una sola ripresa e in tempo reale?
L'idea era di provare a vedere se sarebbe stato possibile mostrare gli stati d'animo [di chi era sull'isola in quel momento] in modo che potessimo provare a capire e sperimentare questo da un altro punto di vista rispetto a quello che siamo abituati a vedere nei film. Speravo che, dopo tutte le speculazioni riguardo alle riprese, potessimo riportare la storia del 22 luglio alle vittime facendo un film incentrato sul punto di vista dei giovani che erano sull'isola.

(Tradotto dall'inglese)

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