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FORMAZIONE Europa

Diario dal Berlinale Talent Campus - Giorno 2

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Diario dal Berlinale Talent Campus - Giorno 2

Berlino,16/02/2010 - Oggi la giornata al Berlinale Talent Campus è iniziata alle 11 con l'incontro "The secret life of sound": il regista inglese Peter Strickland (Katalin Varga [+leggi anche:
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Orso d'argento nel 2009) e il sound designer tedesco Stefan Busch (Profumo - Storia di un assassino [+leggi anche:
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) ci hanno parlato della loro passione per il disegno del suono e delle trascurate potenzialità del suono in quanto strumento narrativo ed espressivo autonomo rispetto all'immagine.

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Troppo spesso il suono è meramente funzionale, ricalca o amplifica messaggi già estrinsecati a livello visivo. Ma Strickland e Busch, entrambi grandi ammiratori dei rumori industriali di Eraserhead e in generale del lavoro sul suono di David Lynch, sono per la forzatura, lo straniamento, per un dialogo non necessariamente pacifico e coerente tra audio e immagine (vedi il pervasivo ed inquietante suono meccanico sovrapposto ai fruscii e rumori "naturali" in una scena di corsa in un campo in Katalin Varga); ma sono anche per una ricerca costante di nuove "epifanie sonore", di foley registrati e creati ad hoc per ogni film, per ogni scena: "Sembra che in tutti i film ci sia sempre lo stesso cane" scherza Busch, un po' indignato; e a ragione, visto il lavoro fatto per Profumo, dove praticamente ogni singolo suono è stato messo in risalto tramite un assiduo lavoro di ricerca e invenzione.

Alle 14 ci siamo spostati al teatro della HAU 1 per un incontro con Christian Berger, l'eccezionale direttore della fotografia famoso in particolare per la sua collaborazione con Michael Haneke. Il simpaticissimo Berger ci ha accompagnati in un viaggio cronologico attraverso gli episodi principali della sua carriera, soffermandosi sul discorso estetico soggiacente alla fotografia di ogni film (dalle riprese in HD di Caché [+leggi anche:
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al raffinatissimo bianco e nero de Il nastro bianco [+leggi anche:
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), raccontandoci l'evoluzione del rapporto con Haneke fino alla totale sintonia raggiunta (pare che sul set per i due non sia necessario neanche rivolgersi la parola) e confrontando le diversissime modalità di lavoro da un regista all’altro, Haneke e Gitai in particolare…il tutto arricchito da pettegolezzi e aneddoti salienti (Isabelle Huppert sul set de La pianista ne ha combinate delle belle!).

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