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BERLINO 2018 Panorama

Recensione: L'Animale

di 

- BERLINO 2018: Il secondo film di Katharina Mückstein affronta i conflitti tra chi siamo, come vogliamo essere considerati e come possiamo liberare noi stessi dalle convenzioni sociali

Recensione: L'Animale
Sophie Stockinger in L'Animale

Il secondo film della regista austriaca Katharina Mückstein, L'Animale [+leggi anche:
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, proiettato nella sezione Panorama Special alla Berlinale, ma che prende parte anche alla Generation 14plus, affronta le complesse questioni che riguardano le identità dei personaggi: chi sono in sostanza, come sono, come vogliono essere percepiti e se è possibile far riconciliare quegli aspetti spesso conflittuali della personalità di ciascuno.

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Ambientato nell'Austria rurale, il film si focalizza sulla diciottenne Mati  (Sophie Stockinger, che ha debuttato nel primo film della Mückstein, Talea [+leggi anche:
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) e sulla sua famiglia. Mati è “una dei ragazzi”, parte di una giovane banda in moto da cross che intimidisce il resto del villaggio e soprattutto le ragazze. E' più una questione di darsi importanza che non di bullismo, anche se il leader della gang, Sebi (Jack Hofer), talvolta agisce con violenza, soprattutto quando il suo ego è potenziato dalla mentalità del branco.

Il padre di Mati, Paul (Dominik Warta), è un muratore la cui segreta omosessualità viene accidentalmente scoperta dalla moglie, la veterinaria Gabi (Kathrin Resetharis). Ovviamente è scioccata, ma non si confronta con lui direttamente, forse per mantenere l'integrità della famiglia. Paul deve comunque affrontare l'argomento quando un collega di lavoro lo riconosce su un sito di incontri gay. 

Quando Nati rifiuta le inaspettate avance di Sebi, viene emarginata e trattata come tutte le altre ragazze. Questo non l'aiuterà dal momento in cui fa amicizia con Carla (Julia Frantz Richter), una ragazza indipendente che vive da sola e lavora in un supermercato frequentato dalla gang i cui dipendenti sono vittime del loro bullismo. Con la sua nuova amica, Mati capisce che non deve conformarsi alle aspettative sociali, ma mettere in pratica questo principio non è facile.

Mückstein tratta tutti questi temi in modo molto diretto. La struttura narrativa è lineare, alternando in maniera scorrevole e ordinato i personaggi e le loro storie, con l’aiuto del lavoro della produttrice Natalie Schwager. La fotografia di Michael Schindegger è chiara e precisa, sia che riprenda i ragazzi mentre vanno in moto in una giornata di sole o mentre portano scompiglio a una festa sotto le luci soffuse di una discoteca, oppure quando cambia contrasto e profondità di campo nelle scene cruciali più drammatiche in un tunnel nel deposito di un cantiere. 

Tutti gli attori svolgono un lavoro serio e impegnato. Soprattutto Stockinger è all’altezza del ruolo più importante che le è stato assegnato. Per i ruoli interpretati nei sei film precedenti, all’età di 20 anni è una delle star più d promettenti del cinema austriaco.

Il titolo del film fa riferimento a una canzone italiana di Franco Battiato e ad un certo punto, sul finale, c’è un montaggio con un playback della canzone. Dato che è legata alla storia, sarebbe una buona idea per i produttori di sottotitolare le parole della canzone. 

L'Animale è una coproduzione di Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion e La Banda Austria, Films Boutique detiene i diritti internazionali.

(Tradotto dall'inglese da Veronica Maiolo)

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