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BERLINO 2018 Panorama Dokumente

Recensione: Game Girls

di 

- BERLINO 2018: Alina Skrzeszewska si immerge nel cuore del miserabile caos di Skid Row, a Los Angeles, sulla scia di due donne che sopravvivono in questa giungla

Recensione: Game Girls

Una donna che parla da sola, forte, arringando non si sa chi, nessuno in realtà, che si lasciano sfuggire “bitch” ad ogni nuova frase, camminando nel bel mezzo della notte e della via oltre a perdere quasi i pantaloni a vita bassa sotto gli occhi indifferenti di individui in stato pietoso e che occupano abusivamente i marciapiedi. Benvenuti a Skid Row, un quartiere del centro di Los Angeles in cui la povertà estrema a cielo aperto è da molto tempo di fama mondiale, un immenso angolo di asfalto dove “se non sai nuotare o non sei un animale, affondi in mezzo agli squali”. E’ il sorprendente scenario scelto dalla documentarista polacca Alina Skrzeszewska per il suo secondo lungometraggio, Game Girls [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, presentato nella sezione Panorama del 68esimo Festival di Berlino.

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La donna che nella sequenza d’apertura va su e giù furiosamente per il marciapiede è Teri, che ben presto andrà a cercare all’uscita dalla prigione la sua compagna di cuore e di galera, Tiahna. La prima è logorroica, impulsiva, improvvisamente sia aggressiva che affettuosa, piuttosto schizzata; la seconda è più tranquilla, corpulenta, ma è proprio Teri che vorrebbe uscirne (“questa merda in cui mi ritrovo non va più bene”, “tu non stai bene e nemmeno io”), mentre Tiahna (come suggerisce il film in filigrana) non vede oltre alla sua sopravvivenza in una spirale di piccoli intrallazzi legati alla droga (la via brulica di chiamate per il consumo “weed, weed”, “crystal, crystal”). La camera della regista sta addosso a queste due naufraghe della vita che si aggrappano al loro amore come a una boa in un'atmosfera lurida di ferite e sofferenze venute da lontano, di risse che scoppiano alla minima scintilla, ma anche di solidarietà da parte dei “freaks” la cui anormalità è banalizzata a Skid Row. Agguerrite e malconce, Teri e Tiahna cercano di ottenere un appartamento con l’aiuto dei servizi sociali, ma niente è mai semplice quando ci si dibatte nelle enormi profondità delle zone di confine sociale…

Di elevata qualità visiva (la regista è anche la talentuosissima direttrice della fotografia del film), Game Girls fa ovviamente un resoconto inesorabile attraverso il ritratto di queste due donne. Ma se l’accesso e la fluidità delle riprese a Skid Row testimoniano una prodezza del tutto eccezionale (frutto senza alcun dubbio di un’immersione prolungata) proprio come la vicinanza rispettosa che la regista ha con le due protagoniste (ciò permette di evitare per un pelo il pericolo di voyeurismo), la costruzione narrativa si rivela relativamente scucita e alcune sequenze emanano un leggero profumo di teatralità (anche se sono spettacolari sullo schermo come quella di Tiahna negli abiti di Cenerentola). Chiaramente, la parte incontrollabile inerente alla materia del film non è facile da padroneggiare, ma la potenza di questo quadro cupo non lascerà nessuno indifferente.

Prodotto dalla società francese Films de Force Majeure, Game Girls è stato coprodotto da Studio Lemon e dai tedeschi di Blinker Filmproduktion e ZDF. La distribuzione è garantita da Doc & Film International.

(Tradotto dal francese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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