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MONACO 2018

Recensione: In the Middle of the River

di 

- Il regista americano residente a Berlino Damian John Harper affonda i denti nella carne della società americana con il suo secondo lungometraggio, proiettato a Monaco

Recensione: In the Middle of the River
Eric Hunter in In the Middle of the River

Il secondo film del regista americano residente a Berlino Damian John Harper, In the Middle of the River [+leggi anche:
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scheda film
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, ha avuto la sua prima mondiale nella sezione New German Cinema al Festival di Monaco, dove ha vinto il premio della miglior sceneggiatura (leggi la news). Dietro alla sceneggiatura c'è lo stesso Harper, che è molto abile nel trattare i delicati temi socio-politici del suo paese d'origine, non perdendo mai il focus sulla narrativa principale sviluppata meticolosamente.

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Seguendo il protagonista, Gabe (Eric Hunter), nel suo tentativo di portare alla luce la verità sulla morte della sorella gemella Naomi (Andrea Vigil), Harper affonda i denti nella carne della società americana. Il veterano della guerra in Iraq torna nella sua casa di famiglia in una piccola città del New Mexico, nel territorio della Riserva Navajo, dopo cinque anni di assenza, profondamente traumatizzato. Dopo essere stato disonorevolmente dimesso dall'esercito, viene lasciato con l’Obamacare, che non copre la terapia per il suo trauma cranico o il suo disturbo da stress post-traumatico. Afflitto da costante dolore fisico e dipendente dagli antidolorifici, è nervoso, ipersensibile e aggressivo, il che non è di grande aiuto né per lui né per la sua famiglia. Inoltre, dopo essere stato portato da suo cognato galeotto Samuel Davies (Andre L Burch) a credere erroneamente che il colpevole sia suo nonno Laurence (Max Thayer), decide di ucciderlo.

Il film si apre con i suoni del respiro pesante di Gabe nel buio pesto, prima che la luce ci permetta di intravedere il suo primo attacco di rabbia in un bagno pubblico, poco prima di tornare a casa. Questa tensione dura per tutto il film, scavando nelle ferite di una comunità alle prese con le difficoltà della disoccupazione, dell'alcolismo e della violenza.

Saldamente radicato nelle comunità dei nativi americani, In the Middle of the River presenta una trama così ben intrecciata che quando Gabe si ricongiunge con i suoi nonni e fratelli, diventa evidente che la storia ha molto più da offrire di una semplice ricerca di verità e vendetta. Harper non evita di mostrare microaggressioni nella vita di tutti i giorni in una piccola città, e i messaggi anti-armi sono veicolati in scene e dialoghi abilmente creati, come quello in cui la nonna, irritata dal fatto che una pistola sia stata estratta nella sua abitazione come mezzo di "protezione", dice a suo nipote: "Questa non è protezione; questa è istigazione. Non puoi combattere il fuoco con il fuoco". Ma di sicuro, molti dei protagonisti sono solo troppo veloci a estrarre le loro armi da fuoco. Il fratello minore di Gabe, Ishmael (Morgan Hill), che è appena uscito dal centro di detenzione minorile, è sul punto di essere rimandato lì – sceglie di aggirarsi con i teppisti locali, e la sua ossessione per le armi lo porta a irrompere in un negozio di armi del posto.

Mentre Gabe cerca di rientrare nella sua famiglia, il comportamento abusivo di suo nonno alimentato dall'alcool riporta indietro i ricordi della sua passata dipendenza. Nel tentativo di ricucire i rapporti, cerca il perdono dalla sua ex ragazza (Nikki Lowe), che sta combattendo i suoi demoni prendendoli letteralmente a pugni nelle intense sessioni di allenamento di boxe.

La decisione registica di seguire con la videocamera o di "scivolare" intorno ai protagonisti dimostra di essere la scelta giusta per mantenere le dinamiche tese, che sono ulteriormente esaltate dal sound design. La maggior parte delle performance è molto forte, ma Hunter e Thayer sono le vere forze trainanti del film.

In the Middle of the River è prodotto da Weydemann Bros in coproduzione con Lightburst Pictures, das Kleine Fernsehspiel e ARTE.

(Tradotto dall'inglese)

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