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Ricerca IULM: i festival hanno un valore economico e culturale

di Camillo De Marco

Ricerca IULM: i festival hanno un valore economico e culturale02/12/2011 - Per un euro investito nell'organizzazione di un festival del cinema ne ritornano circa tre. Questo il dato più importante che emerge da un'analisi presentata ieri nell'ambito del Torino Film Festival, promossa dalla IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) di Milano in accordo con l’AFIC (Federazione dei festival italiani di cinema) e con l’apporto dell’istituto di ricerca di mercato Makno (Scarica il file PDF).

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La ricerca, intitolata "I festival come valore economico e culturale", la cui versione definitiva verrà presentata alla Iulm nel prossimo mese di marzo, riserva molte sorprese per chi si interroga sull'opportunità di finanziare le tante manifestazioni programmate in Italia nel corso dell'anno. "Le nostre tabelle - ha spiegato Mario Abis, direttore generale di Makno - dimostrano che i soldi investiti non sono persi ma ritornano. L’aspetto su cui i festival possono migliorare è nella qualità organizzativa”.

Su 60 festival controllati ci si è soffermati su una dozzina con un lavoro durato un anno che include le manifestazioni di Torino, Pesaro, Trieste, Lecce, Roma, Courmayeur, Milano, Ischia. “I risultati della ricerca – ha sottolineato Gianni Canova, preside della Facoltà di Comunicazione della IULM – dimostrano che non ha più senso continuare a pensare agli investimenti alla cultura come un vuoto a perdere. La cultura è fondamentale per la crescita del nostro Paese. Non è una ruota di scorta”.

Nei dati anticipati si evince che le spese complessive (gestione e comunicazione) sostenute nell’ultima edizione dagli undici Festival considerati è pari a 4.296.690 euro. La spesa “turistica” complessiva legata alla partecipazione ai Festival considerati risulta pari a 10,9 milioni di euro.

I contributi pubblici sono il 69% del totale, quelli degli sponsor privati il 20%, mentre i biglietto portano una media del 3%. Gli spettatori tra i 18 e i 25 anni sono il 32%; il 44,3% ha una laurea; il 52% dedica alla rassegna da 1 a 3 giorni. Riguardo alla fidelizzazione, l'analisi ha individuato 4 tipi di spettatori: occasionali (21%), neofiti partecipanti (20%, intenzionati a perdere ben poco dell’offerta), habitué (37%) e cine-mad (22%).

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