Sessant’anni di cinema islandese a New York
di Jorn Rossing Jensen
26/03/2012 - Con una popolazione di 319.575 abitanti — come un quartiere di Parigi — l’Islanda è una nazione cinematografica: 4.75 presenze in sala pro-capite, che rendono gli islandesi i maggiori frequentatori al mondo, un’industria locale che produce fino a 14 lungometraggi l’anno e un programma di incentivi per attrarre progetti internazionali, con location per film come Lara Croft: Tomb Raider, Die Another Day, Flags of Our Fathers e Stardust.
E oggi è in corso la maggiore vetrina estera dedicata al cinema islandese, che si tiene al Lincoln Center di New York dal 18 al 26 aprile, con sessant’anni di cinema locale selezionato dal professore di cinema e direttore di festival Richard Peña: dal primo film sonoro (Between Mountain and Shore di Loftur Gudmundsson — 1949) alle recenti produzioni.
Aprirà il programma la commedia drammatica di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson, Either Way (in foto, 2011) — su due operai che passano l’estate a dipingere le strisce delle tortuose strade islandesi che si estendono verso l’orizzonte — premiata con tre Edda (i riconoscimenti cinematografici nazionali islandesi).
La selezione include Land and Sons di Ágúst Gudmundsson (1978) — primo film moderno islandese — e tre opere del candidato all’Oscar Fridrik Thór Fridriksson (Rock in Reykjavík del 1982, White Whales del 1987 e Angels of the Universe del 2000), oltre a Noi Albinoi (2003) di Dagur Kári, Jar City [trailer] di Baltasar Kormákur (2006) e Volcano [trailer] di Rúnar Rúnarsson (2011).
L’Icelandic Film Center ha collaborato con Peña all’evento, che sarà accompagnato da un contingente di registi islandesi fra i quali Gudmundsson, Fridriksson, Kari, Kormákur, Ásdís Thoroddsen e Árni Ólafur Ásgeirsson.
(Tradotto dall'inglese)


































