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Infancia clandestina: la guerriglia in versione familiare e idealizzata

di Vitor Pinto

Infancia clandestina: la guerriglia in versione familiare e idealizzata21/05/2012 - La dittatura militare che ha afflitto l'Argentina tra il 1976 e il 1983 non è un tema inedito al cinema e tanto meno alla Quinzaine des Réalisateurs del festival di Cannes. In La mirada invisible [trailer] (2010), Diego Lerman già trattava la fine del regime attraverso la storia di una bidella repressa e amareggiata. Questa mattina, un altro regista argentino, Benjamín Ávila, ha presentato sulla Croisette il suo ritratto di questi anni di repressione, e lo ha fatto con leggerezza e attraverso lo sguardo di un adolescente i cui genitori sono membri di un'organizzazione guerrigliera. Infancia clandestina è un film infinitamente personale, anche se non autobiografico.

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Nel 1979, dopo anni di esilio in vari paesi del Sudamerica, Juan, 12 anni, torna a Buenos Aires con i suoi genitori. Ma questo ritorno in patria ha una particolarità: è clandestino. Il ragazzo deve fingere di essere quello che non è affinché i suoi genitori possano continuare la lotta armata: il suo nuovo nome è Ernesto, ma il suo idolo, al posto del Che, sarà lo zio Beto.

Ávila aveva già trattato il tema dei figli dei "desaparecidos" del regime nel suo documentario Nietos, del 2004. La madre dello stesso regista fu dichiarata "desaparecida" nel 1979, quindi ha attinto dalla sua memoria per sviluppare il progetto. Ma la collaborazione con il co-sceneggiatore Marcelo Müller è stata fondamentale per andare oltre la sua esperienza personale e costruire una trama in cui si intravedono pensieri ed emozioni del suo passato senza limitarsi al mero biopic.

Invece di affrontare l'impegno politico dei suoi personaggi in modo grigio e prevedibile, la pellicola si concentra sull'aspetto domestico e familiare del tema. Sebbene il film non nasconda mai i pericoli della situazione, sceglie di dare ampio spazio all'umorismo e a una radiosa felicità impersonata in particolare dal personaggio dello zio Beto: una figura tanto rivoluzionaria quanto romantica, interpretata dall'attore spagnolo di origine argentina Ernesto Alterio. Lo zio Beto è per Juan/Ernesto quello che in un certo senso era lo zio comunista per la giovane Marjane Satrapi in Persepolis [trailer, film focus].

La sceneggiatura avanza idealizzando il personaggio (come si suole idealizzare tutte le persone che perdiamo) e allo stesso tempo, attraverso questa idealizzazione, rende omaggio a tutti coloro che non hanno mai smesso di mostrare coraggio e ottimismo anche nei tempi più cupi. Questa idealizzazione è evidente anche in altri personaggi e in altri momenti della trama: nella maniera idillica con cui viene raccontato il primo amore di Juan o nella deliziosa tranquillità che trasmette la voce di sua madre mentre canta e suona la chitarra per i suoi compagni di lotta.

Parallelamente a questo registro di idealizzazione della realtà, il regista opta anche per l'introduzione in alcune scene di immagini d'animazione. Ávila ha spiegato in conferenza stampa dopo la proiezione che la sua intenzione era di coinvolgere il pubblico, proiettando alcune sue immagini mentali nei momenti chiave della pellicola.

Venduto nel mondo dalla parigina Pyramide Distibution, Infancia clandestina è una coproduzione tra Spagna (Antàrtida Produccions), Argentina (Historias Cinematográficas / Habitación 1520 Producciones) e Brasile (Academia de Filmes).

(Tradotto dallo spagnolo)

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