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Demons in Paradise: "Inghiottiti nel silenzio"

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- CANNES 2017: Lo srilankese Jude Ratnam porta alla luce i fantasmi del conflitto tra cingalesi e tamil e la deriva della guerriglia delle Tigri

Demons in Paradise: "Inghiottiti nel silenzio"

"Le nostre speranze come si sono potute trasformare in una crudeltà simile?". E’ a questa temuta domanda, attraversando lo specchio etnico, che si è confrontato il regista srilankese Jude Ratnam nel suo documentario Demons in Paradise [+leggi anche:
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, prodotto in delegato dalla società francese Sister Productions e svelato in proiezione speciale della Selezione ufficiale del 70° Festival di Cannes. Ricordiamo che è su questa stessa Croisette, nel 2015, che Jacques Audiard spiegava di aver scelto lo Sri Lanka e la guerriglia delle Tigri tamil come punto di partenza di Dheepan [+leggi anche:
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perché poche persone in Europa sapevano di cosa si trattasse precisamente. E bene, ora con Demons in Paradise nessuno può più ignorare le due forze oscure di un conflitto in cui le manifestazioni di odio della maggioranza cingalese contro la minoranza tamil si sono trasformate in un conflitto armato di trent’anni durante il quale, oltretutto, i leader degli oppressi si sono trasformati a loro volta in oppressori dei propri fratelli.

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Questa operazione clinica di dolorosa autocritica, Jude Ratnam la conduce in due tempi, tornando dapprima alla radice del male, eredità indiretta del colonialismo. "Non parlare tamil, se no ci uccideranno": queste parole di sua madre nel 1983 durante gli scontri di Colombo, quando il cineasta aveva cinque anni, restano impresse nella sua memoria al punto che persino oggi, sentire suo figlio parlare tamil lo mette a disagio: "ho l’impressione che la gente lo guardi".

Raccontando la fuga al tempo dei tamil ("attraversare una strada era come attraversare un oceano, un continente: avevamo paura") e le conseguenze del terrore sulla salute mentale della madre di suo zio, Ratnam segue poi le orme di quest’ultimo che ha partecipato alla lotta armata e serve da testimone principale al film che si sposta a Jaffna, la "patria dei tamil". Comincia un racconto dettagliato delle guerre intestine tra le diverse fazioni tamil, e in particolare gli abusi delle Tigri: "uccidevano uno per uno chi si opponeva a loro", "volevano creare uno Stato e cancellare gli impuri". Memoria delle esecuzioni pubbliche, ricordi disturbanti: "è qui che hanno bruciato alcuni ragazzi dentro degli pneumatici", "poteva passarci chiunque senza ragione", evocazione della tortura col ferro da stiro... Trattando la storia attraverso la sfera intima, il documentario opera la sua catarsi con l’esame di coscienza commovente dello zio del regista e offre, fra l’altro, una riunione sorprendente attorno a un fuoco di ex guerriglieri di diversi gruppi che tornano, senza nascondersi né vantarsi, sui loro misfatti del passato. Filmato in diversi anni, Demons in Paradise è anche un’opera potenzialmente pericolosa per il suo autore che va controcorrente gettando luce su una situazione da due angolazioni e lottando contro un fenomeno generalizzato di oblio volontario. Un riflettore puntato su tutti i fantasmi che ossessionano il paese che si rivela un lavoro doloroso più che lodevole e assolutamente indispensabile perché "quasi tutte le tracce della guerra sono state cancellate, ma la paura è solo nascosta".

Prodotto dalla Francia e lo Sri Lanka, il film è venduto nel mondo da Upside Distribution.

(Tradotto dal francese)

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