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Euphoria: non esiste un lieto fine

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- TORONTO 2017: Lisa Langseth segna la sua terza collaborazione consecutiva con Alicia Vikander con un dramma delicato interpretato da Eva Green e Charlotte Rampling

Euphoria: non esiste un lieto fine
Eva Green e Alicia Vikander in Euphoria

Formando una delle coppie svedesi più in gamba degli ultimi tempi, la regista e drammaturga nata a Stoccolma Lisa Langseth e l’attrice originaria di Göteborg Alicia Vikander hanno avuto un rapporto professionale ininterrotto negli ultimi sette anni. Hanno iniziato a collaborare per Pure [+leggi anche:
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(2010), film d’esordio per entrambe, e successivamente per la seconda pellicola di Langseth, Hotell [+leggi anche:
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(2013). Da allora, Vikander ha vinto un Oscar per The Danish Girl [+leggi anche:
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e ha fondato una sua casa di produzione, Vikarious. La sua prima produzione con questo nuovo team è il terzo film di Langseth, Euphoria, che segna inoltre la loro terza collaborazione. Il film sta partecipando al 42esimo Festival internazionale del film di Toronto nella sezione Platform.

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Dopo un lungo periodo di lontananza, Emilie (Eva Green) si riunisce con la sorella più piccola, Ines (Vikander), una fotografa che vive a New York. Entrambe partono per un viaggio in Europa che vedrà una serie di eventi inaspettati. Emilie chiederà alla sorella di unirsi a lei in una casa isolata nella foresta. Al loro arrivo saranno accolte da Marina (Charlotte Rampling), che gestisce la struttura e che svela che si tratta di un luogo per coloro che vogliono porre fine alla loro vita in maniera serena. Ines, spaventata, scoprirà che Emilie è una malata terminale e che vuole trascorrere gli ultimi giorni che le sono rimasti con lei. Questo colpo di scena metterà a nudo il rapporto tra le sorelle.

Euphoria, che Langseth ha scritto e diretto, è un dramma delicato che affronta l’argomento estremamente spinoso dell’eutanasia volontaria, ma che non si limita a questo aspetto, in quanto ha l’obiettivo di esplorare a fondo il rapporto tra sorelle alienate. A giudicare dalle loro personalità contrastanti, sono mondi a sé stanti. L’introversa, timida e quasi vittimizzata Emilie è costretta a sopportare la testardaggine di Ines, oltre al suo freddo, cinico, ribelle approccio nei confronti della vita e delle persone a lei più vicine. Man mano che le sorelle superano le loro differenze e diventano più aperte nei rispettivi confronti, le rivelazioni porteranno a tesi conflitti non consoni né al luogo né alla situazione. Inevitabilmente, la narrazione si tiene alla larga dall’affrontare la crudeltà di una fine clinica e indolore e il tentativo di una riconciliazione tra sorelle finisce per dominare la storia.

Segnando il suo debutto nella lingua inglese, Langseth si è attorniata di un cast di celebrità tutto al femminile, che aveva tutte le carte in regola per trasformare Euphoria in un dramma tagliente ed esistenziale con la giusta quantità di conflitti emotivi interiori. Inoltre, le sue opere precedenti dimostrano la sua capacità di creare personaggi completi e di trattare argomenti impegnativi. Ma nonostante la premessa eccellente, il film non porta a termine le sue ambizioni, in quanto i personaggi risultano spesso estremamente abbozzati e la narrazione poco verosimile ha difficoltà a intensificare le emozioni. Euphoria è un film costruito in maniera impeccabile, coinvolgente dal punto di vista visivo e che funziona sulla carta, ma lascia il retrogusto amaro di una mancata opportunità di diventare un’opera drammatica magistrale, sulle orme della tradizione scandinava. È un notevole tentativo della Langseth di affrontare questa questione, ma è molto probabile che Euphoria venga criticato a causa della sua incapacità di soddisfare le grandi aspettative che ha creato.

Euphoria è una coproduzione svedese-tedesca tra Patrik Andersson, Frida Bargo (B-Reel), Alicia Vikander, Charles Collier (Vikarious) e Dancing Camel Films. La società inglese Great Point Media si occupa delle vendite internazionali.

(Tradotto dall'inglese da Giulia Gugliotta)

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