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Ferrante Fever, alla ricerca del segreto della scrittrice senza volto

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- Nelle sale italiane il documentario di Giacomo Durzi girato tra Stati Uniti e Italia sull’autrice napoletana che Time ha inserito tra le 100 personalità più influenti al mondo

Ferrante Fever, alla ricerca del segreto della scrittrice senza volto
Roberto Saviano in Ferrante Fever

La vetrina di una libreria su Prince Street, New York. Un neon rosa sovrasta l’espositore pieno dei libri di uno stesso autore: “Ferrante Fever”. E’ questa l’origine del titolo del documentario distribuito da oggi al 4 ottobre al cinema da QMI Stardust. La regia del film è di Giacomo Durzi, story editor per le produzioni originali di Sky Italia, che l’ha ideato e scritto con Laura Buffoni. Ferrante Fever, prodotto da Malìa con RAI Cinema, andrà in onda successivamente in esclusiva tv su Sky Arte HD ed è venduto da The Match Factory.

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Girato tra l’Italia e gli Stati Uniti, il film nasce dalla stessa passione che divora i lettori di Elena Ferrante. Ma non si chiede chi sia la “scrittrice senza volto” i cui romanzi hanno venduto 5 milioni di copie nel mondo, non va alla ricerca di cosa si nasconda dietro quello pseudonimo. Vuole piuttosto scoprire il segreto di quel successo, la natura di quella febbre dichiarata nella vetrina di McNally Jackson. Come ha fatto la sua opera a conquistare i lettori nel corso di 12 anni? 

A rispondere sono testimoni d’eccezione, ma anche le parole stesse della scrittrice, luoghi e protagonisti dei suoi romanzi. Il film si apre con la voce di Hillary Clinton che alla radio in piena campagna per le presidenziale 2016 dice: “Sapete cosa ho iniziato a leggere, ed è semplicemente ipnotico? La tetralogia de L’amica geniale di Elena Ferrante. Non potevo più smettere di leggerlo.  Sono stata rapita dai volti personaggi suoni…” Poi subentra la voce di Anna Bonaiuto - protagonista de L’amore molesto, di Mario Martone, il film tratto dal primo romanzo di Elena Ferrante - che legge alcune frasi da La Frantumaglia, che raccoglie i pensieri che hanno accompagnato il lavoro della scrittrice.

 “C’è qualcosa nel suo modo di scrivere - dice Lisa Lucas, executive director del Nation Book Foundation -  che risponde al bisogno che abbiamo quando leggiamo o guardiamo un film”. “Lei va a fondo - dice la scrittrice e sceneggiatrice Francesca Marciano - ti prende per mano e ti costringe ad andare ancora più a fondo, con lei”. Ann Goldstein, la traduttrice in inglese,  dice di essersi innamorata alla prima frase de I giorni dell’abbandono. “Le cose basilari sono in un certo senso universali, ma lei le racconta in un modo che non lo sono più. Ferrante esamina le emozioni in un modo che non vorresti mai fare e in un modo in cui non definiresti mai queste cose”. E Jonathan Franzen ribadisce: “Ha fatto quello che fanno i grandi scrittori: ti apre gli occhi su un universo che è sempre stato lì”.  A contribuire al successo americano certamente quell’articolo sul New Yorker di James Wood sul New Yorker, “che è come essere nominato baronetto dalla Regina d’Inghilterra“, spiega Francesca Marciano.  E il conterraneo Roberto Saviano chiosa:“Questo è il miracolo della Ferrante. Lei esiste solo nei libri, il suo anonimato è un capitolo della sua opera”. 

Giacomo Durzi adotta uno stile documentario classico, fatto di interviste, immagini e l’animazione di Mara Cerri e Magda Guidi. Lascia parlare l’entusiasmo. E la consapolezza della stessa scrittrice: “L’unica possibilità è imparare a ridimensionare il proprio io, a rovesciarlo nell’opera e tirarsene via, a considerare la scrittura come ciò che si separa da noi non appena concepita”. 

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