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Locarno, in concorso Haiti cherie di Del Punta

di Gabriele Barcaro

13/07/2007

Locarno, in concorso Haiti cherie di Del Punta

L’italiano è per tradizione tra le lingue più parlate dal Festival di Locarno: la 60a edizione (1-11 agosto) non tradisce le aspettative. Le premesse lasciavano ben sperare: Saverio Costanzo (Pardo d’oro con Private [+leggi anche:
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) e Agostino Ferrente (che l’anno scorso chiuse con L’orchestra di Piazza Vittorio [+leggi anche:
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) nelle due giurie principali; e ancora, la retrospettiva sulle signore del nostro cinema promossa da Cinecittà Holding, e Marco Bellocchio e Marco Tullio Giordana protagonisti del “Retour à Locarno” con I pugni in tasca e Maledetti vi amerò.

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Mancava, a rincuorare i delusi dalle assenze di Cannes, l’annuncio del programma ufficiale. È arrivato ieri, e conferma il feeling tra Locarno e l’Italia: concorre al Pardo d’oro Haiti cherie [+leggi anche:
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di Claudio del Punta, prodotto da Esperia Film: attori non professionisti, per un’indagine dal vero sulle piantagioni della Repubblica Dominicana, dove la schiavitù è una piaga che avvelena zucchero e vite.

In concorso anche Fuori dalle corde di Fulvio Bernasconi, coproduzione italo-svizzera (Bianca Film, I.T.C. Movie, la ticinese Ventura Films e la Radiotelevisione Svizzera di Lingua Italiana) ambientata a Trieste, nel sottobosco della boxe clandestina che promette facili guadagni: e riporta a Locarno Maya Sansa, dopo Il vestito da sposa.

Altri due italiani in Cinema del Presente. Corso Salani con Imatra, prodotto da Vivo Film, continua il viaggio ai confini d’Europa che l’ha portato già a Gibilterra e in Portogallo. Stavolta la meta è una cittadina tra Finlandia e Russia, dove “il conflitto aspro cerca di smorzarsi ed attutirsi in una convivenza meno ostile e più proficua”. Tutt’altre atmosfere in Tagliare le parti in grigio, opera prima di Vittorio Rifranti, prodotta da Red Line: sulla carta, ambizioni e ossessioni cronenberghiane, tra incidenti stradali, cicatrici e body-art.

Ma Locarno è anche Piazza Grande. Non è un’anteprima, ma gli organizzatori non hanno voluto rinunciare a Mio fratello è figlio unico [+leggi anche:
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di Daniele Luchetti, successo di pubblico in Italia e alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes. Ma l’attenzione sarà soprattutto per Alina Marazzi, che al festival portò nel 2002 Un’ora sola ti vorrei, e Per sempre nel 2005. Torna con Vogliamo anche le rose, co-prodotto da Mir Cinematografica e Ventura Films: ancora documentario, e ancora home-movies, super 8, video privati. Per raccontare la condizione femminile nel secondo dopoguerra, con tre sodali d’eccezione: Teresa Saponangelo, Anita Caprioli e Valentina Carnelutti.

Non è tutto: molti italiani anche nelle sezioni collaterali (la retrospettiva promossa da Filmitalia su Ursula Ferrara, l’omaggio a Studio Azzurro, Il pianto della statua di Elisabetta Sgarbi). Impossibile dar notizia di tutti. Ricordiamo almeno Sergio Basso: perché è tra i Pardi di Domani, che segnalano i talenti su cui scommettere in futuro. E perché Dora è il suo saggio di diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia, una scuola che di Pardi, in passato, ne ha vinti più d’uno.

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