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Roma 2018 – Industria

Rapporto industria: Europa Distribution verso il futuro del marketing digitale

Blockchain e distribuzione cinematografica: il panel di Europa Distribution al MIA

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- Il network di distributori europei ha organizzato al recente Mercato Internazionale Audiovisivo di Roma un panel sulla nuova tecnologia blockchain applicata alla distribuzione di film

Blockchain e distribuzione cinematografica: il panel di Europa Distribution al MIA
(sx-dx) Michael Gubbins, Nguyet Nguyenova, Sam Klebanov, Alan Milligan e Claire Roman al panel di Europa Distribution al MIA

Da qualche mese a questa parte, sembra non si parli d’altro agli appuntamenti industry del cinema, nei festival e nei principali mercati dell’audiovisivo. La rivoluzionaria tecnologia blockchain e le sue possibili applicazioni nell’industria cinematografica sono approdate anche al recente MIA - Mercato Internazionale Audiovisivo di Roma, dove il 20 ottobre scorso Europa Distribution ha organizzato un panel sul tema: “Tutto quello che avreste voluto sapere sulla distribuzione ma non avete mai osato chiedere: blockchain e il suo utilizzo nella distribuzione cinema”. Il network di distributori europei ha così voluto esplorare più da vicino, con l’aiuto di esperti e startupper, questa nuova tecnologia di Internet e i suoi potenziali sviluppi: cos’è la blockchain? Come funziona? E quali prospettive offre al settore della distribuzione indipendente?

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Ad aprire il panel, moderato da Michael Gubbins, fondatore e manager di Sampomedia (Regno Unito), è stata Nguyet Nguyenova, Operations & CEE Account Manager di GRUVI, che ha spiegato le basi della tecnologia blockchain: un database ideato per la gestione di transazioni, dove la cronologia delle transazioni è memorizzata in un blocco di dati collegati fra loro in rete, in modo che ogni transazione avviata sulla rete debba essere validata dalla rete stessa che controlla ciascun singolo blocco. “iTunes, Google, Amazon possiedono una quantità di info sensibili sui propri clienti, che possono essere hackerate o utilizzate da terze parti. Ora, siamo di fronte a una nuova evoluzione del commercio che può facilitare il processo di scambio di valore attraverso il gossip protocol, ossia basandosi sulla comunicazione tra computer, e quindi sulla fiducia”, ha spiegato Nguyenova entrando poi nel cuore del dibattito: come possono queste catene di blocchi lavorare insieme per ottimizzare il lavoro dei professionisti del cinema, per facilitare la gestione dei diritti digitali e favorire pagamenti più rapidi? Tra le principali soluzioni, si è parlato di Digital Smart Contract, un software che trasferisce le copie fisiche in digitale, le assicura con un codice ed esegue ogni tipo di azione tra distributori ed esercenti; di Cinemarket, un mercato online che permette ai produttori di caricare i loro film e ai distributori o esercenti di visionarli, in tutta sicurezza; e di Blockchain Watermarking Technology, una tecnologia che cerca di attaccare la pirateria dall’interno, associando a ogni film caricato online uno specifico user ID. “Ci vorrà molto tempo prima che questa tecnologia prenda piede”, ha concluso Nguyenova, “ci saranno tanti esperimenti e fallimenti prima che ciò avvenga, ma tutti noi vogliamo che il mercato cinematografico indipendente continui a trovare il suo pubblico”.

Per rispondere a questa esigenza e alle difficoltà emerse con l’avvento del digitale a tutti i livelli della filiera cinematografica, un numero crescente di startup sta sviluppando applicazioni specifiche. Tra queste, la piattaforma BVoD Cinezen Blockchained Entertainment (Svezia). “Il mio background è nella distribuzione, e questo progetto nasce proprio dalla mia frustrazione nel vedere il mio settore fermo”, ha esordito nel suo intervento Sam Klebanov, CEO di Cinezen, presentato come il primo mercato BVoD decentralizzato del mondo. “Il problema, oggi, è la disponibilità limitata di contenuti: alcuni film sono disponibili in alcune parti del mondo e bloccati in altre. Esistono 3-4 piattaforme per ogni territorio, e sono loro che decidono se promuovere o meno il tuo film. Inoltre i distributori hanno perso la possibilità di contabilizzare”. La soluzione di Cinezen è un registro pubblico che offra un accesso diretto a dati di transazione permanenti e incorruttibili, in nome di trasparenza e verificabilità: ogni computer ha lo stesso database, quando c’è una transazione nel sistema, ciascun computer la registra simultaneamente e tutti hanno lo stesso accesso all’informazione. In questo modo, il denaro (sotto forma di token) va trasferito dall’utente a chi detiene i diritti, che viene pagato direttamente e può vedere le transazioni in tempo reale. Contro il monopolio delle piattaformi attuali, che decidono insindacabilmente quali opere mettere in vetrina, Cinezen propone inoltre un sistema che ricrea le videoteche di una volta, quelle gestite da appassionati di cinema: chiunque voglia curare i propri contenuti può creare uno store virtuale e attrarre il proprio pubblico. La parola d’ordine è decentralizzazione: “Se non apri gli accessi ai contenuti nei vari territori, la gente vi accederà lo stesso tramite la pirateria”, è la conclusione di Klebanov.

Ed è proprio dai dati sulla pirateria che è partito per il suo intervento Alan Milligan, produttore, CEO e fondatore di White Rabbit (Norvegia), altro interessante case study esaminato durante il panel. “Il 50% degli americani e il 67% degli europei piratano di tanto in tanto, e la pirateria è cresciuta del 55% dal 2015 al 2016, perché sono aumentati i servizi streaming e ci sono troppi contenuti esclusivi”, ha spiegato Milligan, aggiungendo un dato importante: “Il 60% dei pirati in Finlandia e in Australia pagherebbe per i film che piratano, se gli venisse data l'opportunità. E’ quindi l'accesso, non i film gratuiti, il più grande motivatore dei pirati”. La proposta di White Rabbit è un plug-in da installare nel browser che riconosce i contenuti in streaming su qualsiasi sito peer-to-peer e consente ai consumatori di pagare direttamente i titolari dei diritti, secondo un business model che riconosce il 75% a questi ultimi, il 15% a White Rabbit e anche il 10% ai siti di streaming, che oggi certamente non traggono ricavi dai propri pirati. “Prendiamo l’infrastruttura del peer2peer e la professionalizziamo”, è la sintesi di Milligan. Per i produttori, ciò significa non aspettare più mesi o anni per essere ricompensati – bensì pochi minuti dopo che l’utente effettua il pagamento – e l’accesso a tutti i dati di streaming non personali relativi ai film e alle serie.

Di sfide legali, contrattuali e aziendali legate alla tecnologia Blockchain VoD ha infine parlato Claire Roman, responsabile affari legali presso Curzon Artificial Eye (Regno Unito), che più che fornire delle risposte, si è concentrata sulle domande da porsi prima di entrare in questo nuovo universo. Premettendo che “la trasparenza è importante, ma i dati personali vanno sempre protetti”, una questione prioritaria, a livello legale, è stabilire quale legge è applicabile, le responsabilità di ciascun player, i termini dell’e-privacy e la validità degli smart contract. A livello contrattuale, sono da definire i diritti nella catena di contratti, così come il metodo di distribuzione (blockchain è un sub del VoD o un sistema diverso di distribuzione?), e in particolare riguardo alla sub-distribuzione: chi sono i rivenditori terzi? Qual è la commissione dei sub-distributori? E poi c’è la questione della proprietà intellettuale e, a livello aziendale, il controllo editoriale (chi è il responsabile?), i diritti di esecuzione della musica (licenza separata?) e la tassazione dei proventi delle cripto-valute. “Bisogna adattare il potenziale della blockchain al mondo come lo conosciamo oggi”, osserva Roman. Un potenziale enorme, rivoluzionario, che introduce l’industria del cinema e dell’entertainment online in una nuova era di legalità, libero accesso ai contenuti e redditività.

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