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Simone Bachini

Producer on the move 2010 – Italia

di 

Simone Bachini

È appena tornato dal Giappone, Simone Bachini, socio fondatore e vicepresidente di Aranciafilm: insieme al regista (e presidente della società) Giorgio Diritti ha accompagnato L’uomo che verrà [+leggi anche:
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al Festival del cinema italiano di Tokyo, dove il film è stato molto applaudito, e acquistato dalla distribuzione Alcine Terran prima ancora della proiezione per il pubblico. Gli impegni, però, non sono finiti: il 7 maggio ci sarà la consegna dei David di Donatello (L’uomo che verrà ha ottenuto 16 candidature), e poi Bachini volerà a Cannes, scelto da CinecittàLuce/Filmitalia come “Producer on the move” italiano.

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Come vive questa scelta?
Simone Bachini: Significa molto, è un’occasione importante perché credo si debba assolutamente lavorare con partner europei e internazionali. L’Italia in questo è un po’ indietro, le coproduzioni non sono così frequenti: il nostro Paese difficilmente entra in partnership, specie se minoritaria. È un peccato, perché così facendo si rinuncia a produrre film più esportabili. È uno dei punti deboli del nostro cinema.

Voi avete mai coprodotto con soci europei?
Non è mai capitato, ma avevamo tentato proprio per L’uomo che verrà, poi però i partner austriaci non ce l’hanno fatta con i tempi, e così la coproduzione è saltata. Ora stiamo cercando coproduttori per il nostro prossimo progetto, un’opera prima a cui teniamo molto.

Valutate molte sceneggiature?
Più che sceneggiature, ci arrivano soggetti e trattamenti, e ne siamo felici: sono progetti ad uno stadio ancora non così avanzato, che ci danno la possibilità di lavorare sullo sviluppo insieme all’autore.

Quale pensa che sia la specificità di Aranciafilm che ha convinto Filmitalia a scegliere voi per l’appuntamento di Cannes?
Credo che ci abbiano scelto per il fatto che il percorso di produzione e finanziamento del nostro primo lungometraggio, Il vento fa il suo giro [+leggi anche:
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, è stato piuttosto anomalo rispetto alle forme consuete con cui si realizza un film in Italia. L’uomo che verrà ha seguito modi più tradizionali, ma siamo comunque riusciti a mantenere la nostra autonomia, e a fare il film che volevamo.

C’è una linea “editoriale” che guida le vostre scelte?
Ciò che ci interessa è realizzare dei lavori che rappresentino una presa di posizione, una poetica, un’idea del mondo. Sono espressioni “importanti”, lo so, ma diciamo che se l’idea e la volontà sono forti, allora non ci fermiamo alle prime difficoltà di budget. E poi siamo profondamente convinti che la provincia abbia molto da dire, e che fuori da Roma ci siano tante storie che sarebbe importante raccontare. E questa convinzione ci spinge a non trasferirci nella Capitale: Aranciafilm resta a Bologna.

Cosa si aspetta dall’esperienza di “Producers on the Move”?
È molto importante per Aranciafilm creare un terreno di scambio fertile che possa favorire la nascita di relazioni con gli altri produttori europei, con la speranza che portino a fruttuose ed interessanti collaborazioni per il futuro. L’obiettivo di Aranciafilm è infatti quello di allargare la propria attività, sviluppare anche progetti di altri autori e avviare coproduzioni europee e internazionali.

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