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Hala Abdallah • Regista

Arab Spring

di 

- "Un film censurato è un film che fa paura perché fa riflettere le persone"

Hala Abdallah • Regista

Nata nel 1956, ha firmato numerosi documentari e collaborato alla produzione di film tra i più importanti in Siria. Sta lavorando alla post produzione del suo nuovo film Comme si nous attrapions un cobra.

Cosa ne pensa della produzione di immagini durante la rivoluzione?

E' molto tempo che i cineasti lavorano per raccontare il loro Paese e la sua storia in modo indipendente, alcuni film sono stati prodotti e bloccati, censurati, penso ai film di Omar Amiralay, di Oussama Mohamed… film che hanno 30, 35 anni ma che rimangono vivi. Con il passaggio all'azione, alla rivoluzione, a un cambiamento radicale che coinvolge anche il cinema, i cineasti non hanno più paura, ma hanno coscienza del loro diritto a conquistare e mantenere il proprio posto, il proprio spazio. Ci sono giovani cineasti che si fanno uccidere per inviarci immagini, altri fanno sentire la loro voce e si fanno arrestare. Alcuni film sono in preparazione mentre altri sono stati realizzati e diffusi su internet. In Siria stiamo facebndo la rivoluzione al cinema: credo ci saranno delle belle cose, delle immagini forti e nuove…

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Lei è stata censurata, cos'è cambiato da questo punto di vista?

Un film censurato è un film che fa paura perché fa riflettere le persone, le porta a prendere posizione. Questa frase rivoluzionaria rappresenta un cambiamento cruciale a livello di pensiero, e delle immagini che hanno una forza nuova: ripetute all'infinito, restano impresse. E, per il futuro, la cosa più importante è che la gente, i cineasti, non abbiano più paura di esprimersi.

Cosa si aspetta oggi dalle istituzioni europee?

La Siria ha bisogno di scuole di cinema, ha bisogno di sale cinematografiche e i giovani cineasti hanno veramente bisogno di formazione, di confronto con gli altri professionisti. Noi abbiamo bisogno dell’Europa, e l’Europa ha bisogno di sangue nuovo, di nuovi sguardi. In Europa si tende alla ripetizione e non al movimento in Avanti, e le sorprese sono rare. In Siria abbaimo un rapporto con I soggetti molto più forte, una potenza di creazione infinita, dell’originalità. Abbiamo dei cineaste eccellenti che possono trasmettere la loro esperienza. I programmi europei, i fondi di aiuto hanno una visione limitata dei paesi arabi, una sorta di blocco; ogni paese ha le sue peculiarità, tanto a livello di creazione che di produzione. L’Europa deve imparare ad ascoltarci, a guardarci e ad essere più vicina ai paesi del Mediterraneo.

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