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Friederike Jehn • Regista

Umorismo e visione

di 

- Summer Outside è uno dei pochi film tedeschi in lizza in un festival di serie A nel 2012

Friederike Jehn • Regista

Ci siamo incontrati in un caffè della città vecchia di San Sebastian. Due giorni prima, Summer Outside di Friederike Jehn era stata proposto al festival basco nel concorso Kutxa per giovani registi. Una grande esperienza per la 35enne regista: "San Sebastian è un festival caldo, ti curano molto, e il festival in sé è meraviglioso". Summer Outside è uno dei pochi film tedeschi in lizza in un festival di serie A nel 2012 - un grande trionfo per Jehn, che vive a Berlino e può legittimamente aspettarsi un buon successo in patria con la sua prima apparizione internazionale.

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Summer Outside è un film più maturo e con uno spettro più ampio del suo lungometraggio di debutto, Dancing on and on, vincitore di numerosi premi. Ma anche in Dancing on and on la protagonista era una giovane donna piena di fiducia in se stessa, meno lineare di tanti personaggi del cinema di oggi. "Per entrambi i personaggi, ho combattuto perché fossero attivi, anche per raccontare cosa accade dentro di loro con mezzi cinematografici. Quello che lega i personaggi e i due film è che sono in atto forti conflitti interiori, ma entrambe non ne parlano molto. Cercano però una soluzione per uscirne".

Per Jehn, il lavoro al film è stato ottimo, e anche un'esperienza per molti versi nuova: "Ho collaborato alla sceneggiatura con un altro autore per la prima volta, e ha funzionato bene perché ci siamo trovati subito. Se guardo il film oggi, non riesco a dire chi ha avuto questa o quella idea".

Lavorare con gli attori, compreso il lavoro preparatorio, è una delle cose che l'attrae di più del suo lavoro. "Non sono una di quelli che hanno sempre saputo di voler fare la regista", dice della sua carriera, "sono stata interessata al teatro per un po'". A scuola era nel gruppo di teatro, e più tardi avrebbe voluto diplomarsi in studi teatrali. Le cose cambiarono solo dopo un'esperienza lavorativa in una casa di produzione cinematografica.

Un altro parallelismo dei film di Friederike Jehn sono i mondi isolati nei quali i personaggi devono lottare per trovare una via d'uscita e trovare un posto nella vita. Oggi la regista lavora simultaneamente a due idee: un film per ragazzi e la versione di un romanzo sul movimento rivoluzionario del 1968. Il senso di appartenenza è anche per lei fondamentale.

Alcuni nomi riappaiono nelle sue opere: Bernd Lange, incontrato all'accademia cinematografica, che "è stato un tutore e un maestro per me", Ben von Grafenstein, col quale ha studiato e che ha montato i suoi film dal primo, "e il mio cameraman Sten Mende, col quale ho già girato quattro film".

Per contrasto, ha sempre cambiato produttore, anche per l'opportunità e le bizzarrie del supporto cinematografico in Germania. Alla scuola di cinema, Jehn aveva girato un film con Hanneke van der Tas, che sta sviluppando come progetto di lungometraggio. Jehn guarda alla sua professione con realismo e senza illusioni: "Pensavo che sarebbe arrivato il momento in cui mi sarei sentita più sicura. Ma mi sento più vicina alla mia professione, anche se in alcuni momenti mi sento ributtata indietro, agli inizi".

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