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Giovanni Veronesi • Regista

"Un film dalla parte degli ultimi"

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- Il nuovo lungometraggio dell'autore di Manuale d'amore ha aperto l'8° Festival del cinema di Roma (8-17 novembre), fuori concorso. Un affresco di quarant'anni di storia italiana vista attraverso gli occhi di un uomo qualunque

Giovanni Veronesi • Regista

"Ero entrato nella routine. Un regista, a un certo punto, deve bussare ad altre porte. Così ho incontrato persone che hanno ascoltato un'altra parte di me". Così Giovanni Veronesi spiega il suo cambio di rotta, dai campioni di incassi Manuale d'amore 1, 2 [+leggi anche:
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e le mille declinazioni del rapporto uomo-donna, a un affresco di quarant'anni di storia italiana vista attraverso gli occhi di un uomo qualunque, dal sodalizio con De Laurentiis (Filmauro) all'alleanza con Procacci (Fandango). Scelto come film d'apertura dell'8° Festival internazionale del cinema di Roma (8-17 novembre), L'ultima ruota del carro [+leggi anche:
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intervista: Giovanni Veronesi
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ha come protagonista Ernesto (Elio Germano), uomo semplice e onesto. Attraverso le vicissitudini della sua vita e i suoi tanti lavori (tappezziere, cuoco d'asilo, traslocatore, autista, comparsa per il cinema), riviviamo le fasi cruciali della storia italiana, dagli anni '70 ad oggi: l'omicidio Moro, la vittoria dell'Italia ai Mondiali, il crollo dell'utopia socialista, l'ascesa di Berlusconi. Ma anche vizi e virtù della nostra società: i concorsi truccati, l'arroganza del potere, la malasanità, le donne emancipate e senza scrupoli, con un'incursione nella scena artistica "maledetta" della Scuola romana anni '80. Nel cast, anche Alessandra Mastronardi, Ricky Memphis, Virginia Raffaele, Alessandro Haber e Sergio Rubini. Il film esce il 14 novembre nella sale italiane, distribuito da Warner in oltre 350 copie.

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Cineuropa: Un film diverso dalle sue commedie precedenti, un'opera più ambiziosa che si rifà alla commedia all'italiana e al suo tono dolceamaro. Che risposta si aspetta dal pubblico?
Giovanni Veronesi: In effetti, è il primo film della mia vita dove nessuno si fa le corna, la vera protagonista qui è l'onestà. Ho scelto di intraprendere una strada diversa in un momento in cui, per quanto riguarda la commedia, il mercato italiano si è fossilizzato su due-tre stili soltanto perché funzionano. Procacci ha sposato il progetto e mi ha dato fiducia. Con De Laurentiis non avrei potuto fare questo tipo di film. Chi lo ha visto ha riso molto, mi aspetto una risposta popolare. E' un film pop, anche se ci si aspettava un'opera più leggera. Ma non ho abbandonato la vena del divertimento, l'ironia, il sarcasmo, faticherei a raccontare le cose in altro modo.

Come ha lavorato sulle memorie di Ernesto Fioretti, l'uomo che ha ispirato il film?
Come un sarto, ricucendo i suoi ricordi e sistemandoli in ordine cronologico. E' il film in cui invento di meno, il 90% di quello che vediamo è successo davvero. Conoscevo da diversi anni Ernesto, autista di produzione romano poco più che sessantenne. Eravamo in macchina diretti verso Fabriano, dove dovevo ritirare un premio. Dopo una sosta all'Autogrill, mi disse: "Giovà, abbiamo mangiato peggio di quando facevo il cuoco d'asilo". "Facevi il cuoco d'asilo?", mi sorpresi. Per il resto del viaggio, mi feci raccontare la storia della sua vita, la storia di un soldato semplice, di un uomo onesto che rimane fedele ai propri principi, e anche alla moglie. Da lì l'idea del film, un film dalla parte degli ultimi. L'unico modo per raccontare l'Italia degli ultimi decenni era lasciarla come cornice e sfondo della vita di una persona comune.

Una delle scene più emblematiche è quella in cui Ernesto vede i cartelloni che annunciano la discesa in campo di Silvio Berlusconi e cerca di riprodurne il sorriso. L'ultima ruota del carro è un film anche politico?
Elio ha fatto un grande lavoro in quella scena, ha fatto capire che non era una presa in giro né una critica. In quel momento, dopo lo sfacelo di Tangentopoli, quell'uomo che sorrideva dai cartelloni era qualcosa di davvero particolare, giusto o sbagliato che fosse. Quell'uomo prometteva miracoli, diceva "non preoccuparti, ci penso io", ed Ernesto, in quel momento, aveva bisogno del miracolo. Berlusconi ha vinto non grazie ai ricchi, che semmai lo invidiavano, ma perché era arrivato al popolo. Il personaggio di Ricky Memphis si chiede perché non ci abbiano pensato quelli di sinistra, i progressisti, a mettere tutte quelle donne in politica. Oggi sappiamo tutti come è andata veramente, ma all'epoca era davvero una cosa nuova. Non c'è ideologia: anche la politica, qui, è vista attraverso gli occhi di un uomo semplice.

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