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Sofia Exarchou • Regista

"Il Villaggio Olimpico fatiscente rispecchia molto la mentalità del mondo occidentale"

di 

- Uno dei film più apprezzati di Salonicco, l'opera prima di Sofia Exarchou, Park, ha davvero stregato la Competizione Internazionale

Sofia Exarchou  • Regista

Uno dei film più apprezzati al Thessaloniki International Film Festival, l'opera prima inquietantemente realistica di Sofia Exarchou, Park [+leggi anche:
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intervista: Sofia Exarchou
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, ha fatto seguito alla sua anteprima mondiale a San Sebastián (e alla successiva lista infinita di apparizioni ai festival di tutto il mondo) con una proiezione nella prestigiosa Competizione Internazionale del TIFF, dove ha cercato di liberare il cinema greco della sua etichetta di "Weird Wave" con la sua schietta immediatezza. 

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Cineuropa: La cartella stampa presenta Park come un film su una generazione perduta, cosa che in gran parte è, ma sembra anche un film sulle conseguenze di un'epoca ormai lontana dalla Grecia, incarnata dal Villaggio Olimpico che funge da location principale, sembrando anche uno dei personaggi principali.
Sofia Exarchou: Beh, è iniziato tutto con i ragazzini. Volevo raccontare la storia di un gruppo di ragazzi che vive in questo luogo isolato e senza speranza. Stavo cercando di capire dove farlo, e sapevo di aver bisogno di uno spazio fuori dal tempo, senza collegamenti a qualsiasi realtà contemporanea. Non riuscivo a trovare nulla finché non ho sentito del Villaggio Olimpico e di come si fosse sostanzialmente trasformato in questo deserto, e ho subito capito che rappresentava esattamente ciò che cercavo perché in un certo senso, rispecchia la storia recente della Grecia. Ha dunque infuso al film una certa energia, ma come ho notato ai festival in cui è stato proiettato al finora, tocca anche una corda ecumenica. Credo che rispecchi molto la mentalità del mondo occidentale in generale. Vediamo accadere la stessa cosa con Rio de Janeiro proprio quest'anno: spazi immensi costruiti per realizzare una grande festa, per poi essere trasformati in moderne distopie, non a causa di qualche guerra o forza della natura, ma a causa di una vasta celebrazione. Credo dica molto di come il mondo occidentale funzioni al giorno d'oggi.

Un tema assai inquietante che sembra attuale, tuttavia, è quello che caratterizza la seconda parte del suo film, quando la coppia di giovani si reca nella periferia della città, dove si sta organizzando una festa in spiaggia, per poi sentirsi estraniata e indesiderata in mezzo ai doni naturali più belli del proprio Paese.
Ciò che intendevo soprattutto esprimere non è tanto l'antitesi di cui parla, ma piuttosto le somiglianze tra chi abita questi mondi completamente diversi. Contrapponendo i vivaci resort con il Villaggio Olimpico abbandonato, cerco di sottolineare il fatto che, alla fine, pur vivendo in microcosmi personali, cerchiamo tutti costantemente una via di fuga: la coppia cerca di fuggire dalla quotidianità e si reca in un luogo dove le persone vivono nella propria bolla effimera, creata per sfuggire alla routine soffocante. 

In alcuni punti, Park ricorda la Constantine Giannaris dei vecchi tempi e sembra una versione aggiornata di Città Nuda. Eppure è stato fortemente etichettato come film della Weird Wave, sebbene stilisticamente e narrativamente cerchi di stare alla larga da questi meccanismi.
A mio avviso, il film ha del realismo davvero intenso, molto crudo, molto schietto, che ho voluto raggiungere con ogni mezzo - la fotografia, la recitazione, il mix sonoro, tutto - ma allo stesso tempo, ho voluto tenere questi momenti descrittivi in cui lo spettatore sente che è tutto finzione, che non è una sorta di approccio documentaristico. Quindi ci sono momenti in cui questo forte realismo si trasforma in qualcosa di lirico, ma di certo non aspiravo all' "estetica Weird Wave". Temo che non riusciremo a liberarci di quest'etichetta facilmente; ci perseguita, e continuerà a farlo per i prossimi due decenni, anche se ci sono stati molti approcci al cinema diversi ed evidenti in Grecia, e anche coloro i quali hanno dato vita a questo stile narrativo sono cambiati molto.

Cosa può dirci del suo prossimo progetto?
Sono alle primissime fasi di sviluppo di un'idea, quindi non ho davvero nulla di cui parlare ancora, ma spero di vedere i primi frutti presto.

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(Tradotto dall'inglese)

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