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Thomas Arslan • Regista

"Preferisco un approccio allusivo"

di 

- BERLINO 2017: Di ritorno in concorso a Berlino, il cineasta tedesco Thomas Arslan parla del suo nuovo film Bright Nights

Thomas Arslan • Regista
(© Berlinale)

Affiancato dai suoi attori Georg Friedrich e Tristan Göbel, e dal suo produttore Florian Koerner von Gustorf, lo sceneggiatore e regista tedesco Thomas Arslan ha offerto alla stampa internazionale qualche chiave di lettura del suo nuovo lungometraggio, Bright Nights [+leggi anche:
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Q&A: Thomas Arslan
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, presentato in prima mondiale in concorso al 67° Festival di Berlino

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Che cosa l’ha spinta a fare questo film che esplora il rapporto tra un padre e un figlio?
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intervista: Thomas Arslan
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, volevo fare un film più vicino alla mia esperienza e prendere la mia vita quotidiana come punto di partenza in termini logistici. Volevo anche concentrarmi di più sulle relazioni tra i personaggi. Dopotutto, questo potrebbe essere il punto di partenza di tutte le storie del mondo; per il resto, solo uno psicologo potrebbe rispondere.

Perché ha scelto come scenario questo luogo particolare, queste montagne del Nord della Norvegia?
Il personaggio del padre era emigrato in Germania e il nonno è morto: è l’elemento scatenante di questo viaggio in Norvegia. E i pochi giorni che passerà con suo figlio non sono delle vacanze. Perché si trovano in una regione completamente isolata. Non ci sono distrazioni, svaghi, quindi sono confrontati l’uno con l’altro tutto il tempo. Per me, il paesaggio è un quadro concreto, tangibile perché davvero sono costretti a mettersi d’accordo fra di loro e a cercare di sbrigarsela. Allo stesso modo, visto che non c’era alcuna routine prestabilita fra loro, cercano anche di trovare un modo di parlarsi, cosa non scontata perché d’istinto si respingono in continuazione. Perché per il figlio, il padre non è stato presente per anni e all’improvviso risorge. Ora, per potersi capire, bisogna essere fisicamente presenti, è il primo passo.

La natura ha un ruolo essenziale.
Nello strutturare un road movie, il movimento attraverso il paesaggio è ovviamente importante per me e cerco di dargli una vera presenza, non simbolica, quella di un ambiente che i personaggi attraversano. E’ in qualche modo connesso allo stato del loro rapporto, che è confinato in questo isolamento. E’ diverso dal passare del tempo insieme in una città affollata.

Perché è così difficile per un padre identificarsi con ciò che sente un figlio?
E’ una questione di presa di coscienza dell’altro. Non è così semplice, né è facile uscire da se stessi e da ciò che ci assorbe per percepire davvero qualcuno, in profondità. E come per tutte le questioni della vita quotidiana, l'esistenza di modelli rende tutto più complicato.

C’è un riavvicinamento tra un padre e un figlio, ma allo stesso tempo il classico processo secondo cui i figli non vogliono diventare come i loro padri.
Si cerca sempre di non ripetere gli errori della generazione dei nostri genitori, ma nonostante ciò ci accorgiamo che le cose spesso si ripetono, ci deve essere quindi qualcosa di elementare che poche persone riescono alla fine a superare.

Nei suoi film precedenti, gli uomini erano spesso dei lupi solitari. Stavolta, c’è una leggera evoluzione.
Pensavo che stavolta questo solitario potesse aprirsi, che qualcosa di drammatico lo trasformasse e lo spingesse ad agire in altro modo.

E il personaggio del nonno appena morto?
Sul piano narrativo, non amo presentare i retroscena del racconto attraverso i dialoghi, preferisco un approccio allusivo. Non sento la necessità di dare tutti i dettagli. E’ lo spettatore a dover assemblare i pezzi del puzzle. Così, il nonno è menzionato ogni tanto. Ed è una catena, una ripetizione in un certo senso.

Perché ha scelto questo ritmo tranquillo e lunghi piani sequenza?
Non penso ai film in termini di velocità o lentezza. E’ troppo formale come approccio, io non lavoro così. Ho provato a dare il ritmo giusto a questa storia senza impormi regole generali concettuali. E penso che sia la velocità giusta per questo genere di storia e per i movimenti attraverso questo spazio. Ad esempio, il tragitto nella nebbia dei due personaggi è piuttosto lungo, quattro minuti e mezzo, ma volevo che si sentisse proprio fisicamente questa esperienza di immergersi nella nebbia, e un piano sequenza mi sembrava il modo migliore per riuscirci.

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(Tradotto dal francese)

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