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Eva Zornio, David Fonjallaz • Regista, produttore

"Presentare un progetto in un festival significa anche diventare una regista professionista"

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- In occasione del DOC Outlook Market di Nyon, Cineuropa ha parlato con la regista Eva Zornio e il produttore di Lomotion Filmproduktion David Fonjallaz del loro progetto My Father, Tinder, and I

Eva Zornio, David Fonjallaz • Regista, produttore

Durante il Pitching du Réel del DOC Outlook International Market di Nyon, Cineuropa ha incontrato la regista Eva Zornio e David Fonjallaz di Lomotion Filmproduktion (società che ha prodotto Cyclic e Encordés [+leggi anche:
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di Frédéric Favre, ma anche Spira Mirabilis [+leggi anche:
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di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti), presenti al forum per presentare il loro progetto My Father, Tinder, and I. Il film della giovane regista svizzera, incentrato sulla sua intensa relazione con un padre tenero, divertente e al contempo estremamente complesso, è infatti una delle quindici opere selezionate nel forum. Eva Zornio e David Fonjallaz formano un duo dinamico ed entusiasta. I due si sono incontrati grazie allo sceneggiatore svizzero Claude Muret (coautore di Hiver Nomade [+leggi anche:
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intervista: Manuel von Stürler
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e collaboratore assiduo di Jean Stéphane Bron, presente quest’anno a Nyon con La Fureur de voir [+leggi anche:
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), che è entrato a far parte del loro progetto attraverso la scuola HEAD, dove la regista ha studiato.   

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Cineuropa: Perché pensate che sia il momento buono per presentare My Father, Tinder, and I al mercato del film di Nyon?
David Fonjallaz: Per me è il momento giusto perché, dopo essere riusciti a finanziare la scrittura e lo sviluppo del progetto grazie all’aiuto regionale di Cinéforom e del cantone di Berna, siamo ora entrati nella fase in cui si devono trovare dei fondi per la produzione. Questo è il momento di mettersi in contatto con partner finanziari come la RTS, o con potenziali coproduttori. Dal momento che nel film viaggiamo molto e attraversiamo diversi paesi, c’è una reale possibilità di mettere in piedi delle coproduzioni. Ma dobbiamo anzitutto pensare a ciò che è meglio per il film. Quest’ultimo deve essere al centro delle nostre preoccupazioni. Bisogna comunque dire che non si tratta di un progetto particolarmente caro o che necessiti di un gran numero di partner. In generale, per una pellicola è sempre importante trovare collaborazioni, parlare con i distributori e partecipare ai festival, anche se soltanto per una proiezione. Normalmente aiuta il fatto che la gente abbia già sentito parlare del progetto.  

Siete già stati presenti a Nyon in qualità di casa di produzione? Qual è la particolarità del mercato del film Visions du Réel e perché può essere interessante per un film come quello di Eva?
D.F.:
Quello che mi piace di Nyon è l’atmosfera familiare. Come società di produzione è la terza volta che vi partecipiamo e, conoscendo i professionisti che vengono qui per fare affari e avendo talvolta già coprodotto una pellicola insieme, c’è una più alta probabilità di stringere accordi di collaborazione. Al tempo stesso, Doc Outlook è un mercato di livello internazionale, che nasce all’interno di un buon festival con le proprie peculiarità. Penso che per questo tipo di progetto -  il lungometraggio d’esordio di una regista promettente come Eva - questo sia il luogo ideale. Non avrebbe senso cercare di fare concorrenza alle grandi produzioni. Non sarebbe affatto utile per il film.

In che modo secondo lei questa esperienza può arricchirla come regista?
Eva Zornio:
È sempre utile discutere e confrontarsi con altre persone su un film. Aiuta a chiarirsi le idee. Se si arriva a parlarne chiaramente, significa che il progetto è ben concettualizzato e si è sulla buona strada. Trovo molto interessante la possibilità di incontrare della gente con cui discutere del progetto e poter testare come gli altri lo fruiscono. La preparazione del teaser per la presentazione è stata un esercizio importante, che grazie al montaggio delle immagini mi ha permesso di valutare se il risultato visivo funziona e che effetto fa il film quando una volta visto. È un processo che ti forma a livello professionale. Quando si esce dalla scuola c’è il vuoto assoluto, non si ha la più pallida idea di come muovere i primi passi in questo mestiere. In effetti, presentare il progetto di un film in un festival è anche un modo per diventare una regista professionista.
D.F.: Sono totalmente d’accordo, trovo che sia un eccellente esercizio, quello di dover verbalizzare le cose già a questo stadio del lavoro. Da parte nostra, abbiamo sempre tratto profitto dalle domande che ci vengono poste nel corso del festival. Perché non è solamente il momento del lancio di un film che conta, ma anche le tavole di discussione e gli incontri individuali. Dobbiamo costantemente confrontarci con dei quesiti e, talvolta, troviamo le risposte sul momento. Durante questi due giorni cominciamo noi stessi a comprendere alcuni aspetti del film sui quali non avevamo mai riflettuto in precedenza. Certamente parliamo con la troupe del film, ma il contatto si limita a due o tre persone. Qui possiamo confrontarci con persone di autentica competenza.

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(Tradotto dal francese)

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