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Elise Girard • Regista

"Non filmo con la camera a spalla correndo"

di 

- Presentato a Berlino, Drôles d'oiseaux, secondo lungometraggio di Elise Girard, è lanciato oggi nelle sale francesi

Elise Girard • Regista

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nel 2011, la cineasta francese Elise Girard torna con Drôles d'oiseaux [+leggi anche:
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, un film delicato e stravagante scoperto al Forum della Berlinale, con Lolitah Chammah e Jean Sorel nei ruoli principali. Una produzione KinoElektron (con Reborn Production e Mikino) distribuita oggi nelle sale francesi da Shellac.

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Cineuropa: Che cosa l’ha spinta verso questi Drôles d'oiseaux, questi due personaggi relativamente atipici?
Elise Girard: Molti temi mi interessavano. Volevo innanzitutto parlare di una grande differenza d’età, poi di un uomo che ha dovuto cambiare vita, una persona nascosta, nella fattispecie un editore di testi interdetti per le Brigate Rosse, e infine del passaggio all’età adulta di una giovane donna diversa, anacronistica, che ha difficoltà a trovare un posto del mondo. I due personaggi si innamorano l’uno dell’altra, ma è un amore impossibile perché hanno cinquant’anni di differenza. Sono atipici perché quello che mi interessa è la finzione: cerco di creare gente che non esiste. Georges non esiste, Mavie neppure, i gabbiani non cadono dal cielo e non si spostano i corpi in quel modo!

Una provinciale che sbarca a Parigi?
Quello che amo del cinema è scoprire un personaggio di cui non si sa nulla. Mi piaceva anche l’idea che questa ragazza arrivasse da fuori, e di scoprire Parigi attraverso i suoi occhi, una Parigi molto bella perché lei è affascinata dalla città. Volevo anche che fosse un po’ come un personaggio del XIX secolo con un atteggiamento poco comune e dei centri d’interesse molto letterari.

La sceneggiatura crea suspense attraverso il lato enigmatico di Georges.
Ho fatto molte ricerche e ho incontrato degli ex militanti delle Brigate Rosse. Volevo essere credibile rispetto a ciò che Georges racconta, ma non entro troppo nel dettaglio. Sono più i sentimenti, i moti dell’anima, che mi interessano, cercare di mostrare con il cinema, in maniera condensata, cose che viviamo tutti, ma che non arriviamo necessariamente a esprimere.

E i piccoli elementi surreali?
E’ il mio umorismo. Volevo introdurre un po’ di fantasia nelle scene, che ci fosse uno scarto tra ciò che accade, che è grave, e ciò che succede fuori campo, in particolare a livello di suoni come quando la sua amica fa l’amore in modo veramente bizzarro. Volevo che se ne ridesse, ma è anche un modo per spingere la finzione un po’ più in là.

La scenografia è strana, ha un lato quasi "cartolina".
Ho lavorato col direttore della fotografia Renato Berta. E’ il nostro terzo film insieme. Gli ho parlato di un film di Minnelli che è stato girato a Parigi, ma sembra si tratti di una  scenografia. Volevo che si avesse un po’ questa impressione, che Parigi fosse come una scenografia ideale, sontuosa, e che l’immagine del film avesse al contempo qualcosa di moderno e di antico, ma anche del mistero. Ma è anche legato alla scelta dei colori, dei costumi, alla recitazione degli attori e ovviamente alla regia.

Il suo stile cinematografico, stravagante e sottile, è facile da finanziare?
E’ molto complicato e ho avuto la fortuna di incontrare la produttrice Janja Kralj. Il mio cinema non tratta di problemi sociali, non filmo con la camera in spalla correndo, non c’è improvvisazione... Ma resta molto artigianale e mi faccio i costumi da sola, per esempio. Se mi chiedessero di fare un film sulla banlieue, credo che sarebbe un film sulla banlieue molto bizzarro (ride). Penso che talvolta la finzione dica molto più della realtà perché certi film naturalisti suonano a volte molto falsi.

Quali sono i suoi progetti?
Ho un progetto di commedia transgenerazionale sullo sfondo del protestantesimo, la storia di un quarantenne che attraversa una crisi personale e che torna coi suoi figli dalla sua famiglia. Il secondo progetto che sto portando avanti è Sidonie au Japon, la storia di una scrittrice che non scrive più, che va in Giappone per la promozione di un libro e vi incontra un editore con cui trascorre qualche giorno, cosa che le permette di rivisitare il suo passato, di elaborare il lutto di un marito morto, di rinascere.

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(Tradotto dal francese)

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