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Tarik Saleh • Regista

"Un personaggio che combatte un sistema totalmente corrotto al quale appartiene"

di 

- Lo svedese Tarik Saleh racconta la genesi di The Nile Hilton Incident, vincitore al Sundance

Tarik Saleh • Regista

Rivelatosi alla Settimana della Critica di Venezia nel 2009 con Metropia [+leggi anche:
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, il cineasta svedese Tarik Saleh si è aggiudicato quest’anno il Grand Prix World Cinema Dramatic al Sundance Film Festival con The Nile Hilton Incident [+leggi anche:
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intervista: Tarik Saleh
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. Abbiamo incontrato il regista nella sede del suo distributore francese, Memento Films, a pochi giorni dalla prima uscita europea di questo eccellente poliziesco d’atmosfera sullo sfondo della rivoluzione egiziana.

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Cineuropa: Come è nata l’idea di The Nile Hilton Incident?
Tarik Saleh: Nel 2009, con l’omicidio brutale a Dubai di una cantante libanese. Un ufficiale della polizia nazionale egiziana era stato arrestato e aveva affermato che si era trattato di un atto che aveva eseguito per conto di un uomo d’affari egiziano molto famoso, il Donald Trump locale, diciamo, un uomo che guidava al Cairo un piano di costruzione immobiliare di un milione di unità battezzato "Ma ville" (lett. La mia città). Era alla testa di un impero, era protetto dall’immunità parlamentare e apparteneva a un piccolo gruppo di uomini d’affari che ruotavano attorno al presidente egiziano, soprannominato "gli intoccabili". Con grande sorpresa generale, il capo dei servizi segreti egiziani, che all’epoca era anche vicepresidente e l’uomo più temuto d’Egitto, chiese a quest’uomo d’affari, che era in Svizzera, di rientrare in Egitto per rispondere a qualche domanda. Era incredibile e strano! Perché i casi di sesso e ricatto esistono in Egitto dai tempi dei faraoni, e probabimente anche in altri paesi, ma in Egitto è totalmente radicato nel sistema! Quest’uomo è quindi rientrato, gli è stata tolta l’immunità, è stato giudicato e condannato a morte. Questo processo è stato per l’Egitto come quello di O.J. Simpson: l’hanno seguito tutti. Ho quindi cominciato a scrivere una sceneggiatura ispirata a questi eventi perché mi sembrava che potesse essere la prima crepa nel ghiaccio. Ma non trovavo abbastanza realistico il lato rivoluzionario della situazione che avevo introdotto nella sceneggiatura e l’ho lasciato da parte. Quando è scoppiata la rivoluzione nel 2011, ho ripensato a quella sceneggiatura, a quanto fosse premonitoria e l’ho riscritta alla luce degli eventi del presente. Il cambiamento più importante che ho fatto è stato di situare la storia al Cairo poco prima della rivoluzione. Ho immaginato cosa succederebbe a un investigatore incaricato di questo caso in Egitto, in quel momento. Che cosa farebbe? Porre delle semplici domande è pericoloso perché si ritrova vicino alla cerchia del presidente. E chi è lui per porre queste domande in un contesto in cui nessuno può ragionevolmente pensare che lo faccia per ottenere giustizia? 

Come nei suoi film precedenti Metropia e Tommy [+leggi anche:
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, il personaggio principale si confronta con un sistema intero.
Amo questa idea che proviene dalle tragedie greche di un personaggio che sfida gli dei. Ovviamente non vincerà mai, ma è sempre magnifico! E’ più o meno quello che facciamo in quanto esseri umani: lottiamo contro la nostra natura. Come diceva Paul Valéry, "l'uomo è un animale intrappolato fuori dalla propria gabbia": è una metafora fantastica di quello che è l’esperienza umana. Un personaggio che vuole combattere contro tutto ciò che è considerato una regola attorno a sé m’interessa ai più alti livelli. Mi identifico con lui. Penso che in generale ci siano due tipi di racconti possibili. Il film poliziesco classico, quello in cui qualcuno identifica un problema nel sistema e lo risolve, con un cattivo che finirà in prigione, e tutto è bene quel che finisce bene. A me interessa di più un personaggio che combatte un sistema totalmente corrotto al quale appartiene e che corre il rischio di essere completamente schiacciato.

Ha dichiarato, a proposito di questo film, che per lei ciò che vi succede è meno importante di come succede.
Ciò che conta per me, sono i dettagli. Sono questi a stabilire se vale la pena vedere un film. Perché c’è una malattia molto diffusa attualmente presso gli "storytellers". Sentiamo dire: "è una scena molto efficace, un film molto efficace". Ma non si tratta di una presentazione, di un discorso, ma di un’esperienza. Non voglio essere efficace, detesto quand’è efficace. Non guardo Leviathan [+leggi anche:
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, per esempio, dicendo "allora, andiamo ai fatti". No, io viaggio con i personaggi, ed è questo che va difeso al cinema.

Quali sono i suoi progetti?
Girerò negli Stati Uniti per HBO dal 1° settembre fino a metà novembre, ma non posso dire altro. Poi, tornerò ai miei progetti in Europa.

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(Tradotto dal francese)

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