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Prune Engler • Delegata generale, Festival di La Rochelle

"Il gusto di un cinema differente"

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- Cineuropa ha incontrato Prune Engler, delegata generale del festival internazionale del film di La Rochelle (45a edizione dal 30 giugno al 9 luglio 2017)

Prune Engler • Delegata generale, Festival di La Rochelle
(© Jean-Michel Sicot / Festival de la Rochelle)

Apprezzato per la qualità della sua ampia programmazione, il festival internazionale del film di La Rochelle festeggerà il suo 45° anniversario dal 30 giugno al 9 luglio 2017. Un'occasione per parlarne con Prune Engler, delegata generale della manifestazione dal 2001.

Cineuropa:  Come definirebbe la linea editoriale del festival internazionale del film di La Rochelle?
Prune Engler: Il nostro lavoro è di raccontare tutta la storia del cinema, dalla sua nascita ad oggi. C’è sempre una programmazione di cinema muto, ma anche grandi opere del passato o cineasti un po’ ingiustamente dimenticati, e ovviamente film recenti con 47 titoli quest’anno nella sezione "Ici et Ailleurs". Perché i festivalieri amano vedere i film in anteprima, prima delle loro uscite autunnali e questo permette anche agli esercenti che vengono numerosi a La Rochelle di recuperare i film che non hanno visto a Cannes o altrove, e che potrebbero in seguito programmare nelle loro sale.

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Ciò che vi contraddistingue è anche la mancanza di una competizione. Perché questa scelta?
Mi chiedo piuttosto perché gli altri festival facciano delle competizioni, compresi quelli nati di recente. Per quanto ci riguarda, ci sono diverse ragioni molto semplici. Innanzitutto, vogliamo mettere tutti i film e tutti i cineasti sullo stesso piano. Inoltre, cercare e riunire una giuria di personalità ogni anno è costoso e preferiamo mettere l’essenziale del nostro budget nella programmazione e non sulle celebrità che non hanno niente a che vedere con i film che mostriamo. Per contro, invitiamo tutti i cineasti di cui mostriamo i film. Infine, è anche una questione di atmosfera: non c’è tensione, la falsa suspense dei premi. Che cosa porta, alla fine, una competizione a un film, tranne che nei grandi eventi come Cannes?

Quali sono le retrospettive in programma quest’anno?
Abbiamo deciso di trattarci bene e abbiamo programmato 32 film di Alfred Hitchcock. Non è ovviamente un’integrale, ma mostreremo tutti i suoi film inglesi, compresi i primi nove che ha realizzato muti e che presenteremo in cine-concerto con un pianista in sala. Ma ci saranno anche alcuni dei suoi film americani affinché lo spettatore si goda anche questa parte della sua opera. La retrospettiva Andreï Tarkovski è invece un’integrale poiché ha realizzato, purtroppo, solo sette lungometraggi e tre corti. Quanto a Michael Cacoyannis, proiettiamo i suoi primi cinque film, da Risveglio domenicale nel 1954 a Zorba il greco nel 1964.

La sezione contemporanea "Ici et Ailleurs" propone una grande diversità europea.
Siamo molto attenti a questa diversità e in particolare alle cinematografie dei paesi dell’Europa dell’Est e della Scandinavia. Molto tempo fa, il festival di La Rochelle era un po’ specializzato in queste cinematografie e molti cineasti della ex Yugoslavia, per esempio, sono passati da noi. Restiamo fedeli a queste cinematografie che sono molto ricche e che a volte hanno difficoltà perché i loro regimi politici non sempre favoriscono la cultura e la creazione cinematografica.

Qual è l’impatto popolare del festival?
Avendo 45 anni, abbiamo fidelizzato un pubblico. L’anno scorso abbiamo registrato 85 000 entrate. Gli spettatori bloccano spesso le loro date senza necessariamente conoscere la programmazione, ma noi siamo attenti a offrir loro tanti film, circa 250 quest’anno, molto diversi l’uno dall’altro, tra cui possono scegliere ciò che potrà piacer loro a priori, ma anche fare scoperte, prendere dei rischi. Per noi è l’ideale, perché è un’occasione per mostrare dei film che amiamo e che ci sembrano di grande qualità, anche per i bambini poiché abbiamo una programmazione importante per loro. Costruiamo questa programmazione per bambini con la stessa cura della programmazione generale, perché vogliamo mostrar loro dei film che non vedono in televisione, né nelle loro sale, né probabilmente in video. Vogliamo dar loro, così giovani, il gusto di un cinema differente, fatto da veri autori, da personalità che hanno riflettuto su ciò che facevano e non hanno solo cercato di fare soldi. Ed è il caso quest’anno anche di due grandi creatrici, due donne che in maniera differente hanno rivoluzionato nel XX secolo la letteratura infantile: la finlandese Tove Jansson con I Moomin e la svedese Astrid Lindberg con Pippi Calzelunghe.

(Tradotto dal francese)

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