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Sebastiano Riso • Regista

"Con Una famiglia ho creato dei mostri"

di 

- Una famiglia, il nuovo film di Sebastiano Riso è in Concorso a Venezia, protagonisti Patrick Bruel e Micaela Ramazzotti. Incontro con il regista

Sebastiano Riso  • Regista
(© La Biennale di Venezia - foto ASAC)

AGGIORNAMENTO (5 settembre 2017): Il film è stato proiettato alla 74° Mostra del Cinema di Venezia.

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, prodotto da Indiana con Rai Cinema e la partecipazione di Bac Films, selezionato in Concorso alla 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel cast nuovamente Micaela Ramazzotti, che compariva nel primo film, affiancata da una star francese, Patrick Bruel. In questa sorta di noir sociale girato a Roma, il disperato desiderio di maternità di una donna la porterà ad affiancare il suo compagno in un misterioso quanto spaventoso progetto. Un progetto che prevede di aiutare coppie che non possono avere figli.

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Nel film recitano anche Pippo DelbonoFortunato CerlinoMarco LeonardiMatilda De AngelisEnnio Fantastichini. La sceneggiatura è di Andrea Cedrola e Stefano Grasso con il regista. Una famiglia sarà distribuito in Italia da Bim e in Francia da Bac che ne cura le vendite internazionali.

"Sono veramente onorato - commenta Riso - di essere in concorso a Venezia, un festival che ha una storia così importante, che ha ospitato i registi e gli attori più grandi del cinema contemporaneo. E sono felice di poter condividere questa esperienza con i miei attori, Sul set la storia ci ha molto coinvolto tutti dal punto di vista emotivo".

Cineuropa: Come è nato il progetto di Una famiglia?
Sebastiano Riso: Parte da una vicenda reale. Il produttore Fabrizio Donvito ci ha messo in contatto con un procuratore che ci ha dato duemila pagine di una inchiesta su un “traffico” che è sempre esistito, in maniera trasversale, dall’Italia alla Francia, Germania, Inghilterra, tutta l’Europa. Non voglio svelare di più. Il film racconta la manipolazione da parte del protagonista maschile, che usa anche la lingua diversa del francese come strumento di controllo e supremazia culturale sulla sua donna.

Come è stato lavorare con Bruel?
Patrick è un personaggio atipico e complesso: pop star, attore di grande successo, campione mondiale di pocker. E’ stato facile lavorare con lui. Si è completamente affidato a noi, non conoscendo la lingua italiana, e si è creato un rapporto forte. E’ di una intensità enorme, ha un controllo totale del viso e del fisico. Ha dato a questo personaggio, che è ‘mostruoso’, una umanità profonda, in un modo nuovo di raccontare la cattiveria. Con Micaela Ramazzotti hanno contribuito molto al film. Micaela ha fatto un grandissimo lavoro sul suo personaggio.I due personaggi rivelano lentamente ciò che sono realmente. Erano affiatatissimi, anche nelle scene più forti e difficili.  Quando ha visto il film a Parigi, Patrick era scioccato.

La sceneggiatura era stata scritta pensando ad un protagonista francese?
Si. Siamo due Paesi molto simili ma con certe caratteristiche profondamente diverse. Ho fatto molti incontri con Patrick per capire quanto le due culture potessero creare dei corto circuiti, aggirando i vecchi cliché. Questo mi ha permesso anche di raccontare l’Italia da una certa distanza. Stiamo già scrivendo il mio terzo film, che sarà anch’esso con attori francesi. 

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