email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

Hafsteinn Gunnar Sigurðsson • Regista

“Dobbiamo semplicemente trovare un compromesso”

di 

- VENEZIA 2017: Cineuropa ha parlato con il regista islandese Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, il cui terzo film, Under the Tree, sarà presentato in anteprima nella sezione Orizzonti, a Venezia

Hafsteinn Gunnar Sigurðsson  • Regista
(© La Biennale di Venezia - foto ASAC)

Dopo il suo primo film, Either Way [+leggi anche:
trailer
intervista: Hafstein Gunnar Sigurdssonw
intervista: Hilmar Gudjônsson - Shooti…
scheda film
]
, diventato un favorito dei festival e oggetto di un remake americano, Prince Avalanche, con Paul Rudd e Emile Hirsch, Hafsteinn Gunnar Sigurðsson è tra i dieci registi europei segnalati da Variety nella sua annuale selezione di registi da tenere d'occhio. Di ritorno con il suo terzo film, Under the Tree [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
scheda film
]
, in anteprima nella sezione Orizzonti di Venezia, il regista nativo di Reykjavik parla con Cineuropa di liti tra vicini, personaggi sgradevoli, e del perché, ora più che mai, c'è bisogno di scendere a compromessi.  

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)
series serie

Cineuropa: Spesso si dice che è importante avere rispetto della normalità. Eppure in Under the Tree, ci mostra che siamo ad un passo dalla caduta nel caos totale.
Hafsteinn Gunnar Sigurðsson: Quello che mi ha spinto a trattare questa materia era la volontà di indagare le discussioni tra vicini. Di solito si tratta di questioni di poca importanza che assumono proporzioni esagerate. Le persone coinvolte sono solitamente persone “normali”, come me e lei, o i nostri genitori. Eppure queste arrivano a perdere completamente il controllo o la loro dignità. Trovo affascinante che situazioni come questa possano condurre persone normali ad assumere un atteggiamento così imprevedibile.

Per quale motivo ritiene che una persona possa comportarsi in questo modo così assurdo? Nel suo film, un vicino chiede semplicemente all'altro di tagliare un albero, che fa ombra al suo terreno.
Le persone diventano molto suscettibili quando si tratta delle proprie case. È il loro territorio. “Nessuno mi deve dire quello che posso o non posso fare in casa mia”, è quello che si pensa. Se uno vuole un albero nel suo giardino, ne ha pienamente diritto. O, almeno, questo è quello che pensa una parte. Se però, poi, i confini non vengono rispettati, è facile perdere il controllo.

Under the Tree non è basato su una caso in particolare, ma in Islanda, liti del genere sono piuttosto frequenti. Se hai un albero nel tuo giardino, ovviamente non vuoi tagliarlo. Ma, allo stesso tempo, non abbiamo nemmeno molto sole [ride]. È un dilemma difficile da risolvere in modo diplomatico. Poi, la storia si può leggere anche come una situazione tra due paesi diversi, o tra due gruppi etnici diversi. A pensarci bene, la guerra molto spesso è una lite tra vicini, ma su una scala molto più grande. 

L'uso che fa del suono e della musica è molto inquietante.
L'idea che avevo era di trattare questa sceneggiatura come un thriller, che poi è diventata piuttosto impegnativa, perché – lei ha ragione – quello che mostro è la vita di tutti i giorni e un vicinato tranquillo. Volevo che la colonna sonora fosse qualcosa di più, non che si limitasse ad accompagnare le immagini. Ne ho parlato a lungo con il mio compositore, Daniel Bjarnason. Volevo che la musica stessa dicesse qualcosa e che preparasse emotivamente gli spettatori al finale, che può risultare sorprendente.

Era sua intenzione trattare personaggi non sempre piacevoli? Qui tutti sembrano un po' cattivi, in un modo o nell'altro.
Eppure sono affezionato a loro; provo compassione nei loro confronti. Tuttavia, sì, quello che fanno non è sempre carino. È interessante trovarsi in disaccordo con i personaggi o con quello che fanno. Spesso prendono decisioni sbagliate ma, allo stesso tempo, penso che siano comprensibili. Perché, alla fine, chi ha ragione in questo film? Tutto dipende dalla persona con cui si parla. Quello che ne viene fuori è che tutti abbiamo dei difetti, e penso che dobbiamo solo conviverci e accettarli, anche se i miei personaggi, a volte, si spingono un po' troppo in là. Vivere in società, o in una qualche forma comunitaria, implica saper scendere a compromessi. E se non ne sei capace, allora sì, potresti fare cose davvero folli. 

Pensa che un compromesso sia davvero possibile? Anche da un punto di vista politico, non sembriamo molto pronti ad accogliere nelle nostre vite un altro essere umano.
Questo è uno dei nostri problemi più grandi. Perché da questo cosa deriva? Forse il messaggio del film è che dobbiamo semplicemente trovare un compromesso. Dobbiamo essere attenti al nostro prossimo, perché questa mancanza di comprensione e comunicazione, sta diventando sempre più un problema. Nel caso di questa famiglia, il problema è che tutti hanno vissuto una tragedia enorme e non riescono a parlarne. Preferiscono mantenere le distanze. Continuano a far finta di niente, fino a che non ce la fanno più. E allora scoppiano.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy