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BERGAMO 2018

Eglė Vertelytė • Regista

"La nascita di una società democratica è stata dolorosa e non ha senso edulcorare quel processo"

di 

- TORONTO 2017: Cineuropa ha incontrato Eglė Vertelytė, il cui primo film Miracle, risultato di un lavoro di nove anni, è stato proiettato a Toronto nella sezione Discovery

Eglė Vertelytė  • Regista
(© IN SCRIPT)

La regista e sceneggiatrice lituana Eglė Vertelytė ha iniziato nove anni fa la fase di sviluppo del suo primo film, Miracle [+leggi anche:
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, che ora è stato presentato in anteprima mondiale al 42o Toronto International Film Festival. Cineuropa ha chiacchierato a lungo con la regista sul periodo successivo all'implosione sovietica, sui suoi effetti sulla società di oggi, sul ruolo delle donne e su una dissimulata nostalgia per quei tempi.

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Cineuropa: Perché ha deciso di ambientare Miracle in un allevamento di maiali?
Eglė Vertelytė: Nella tradizione culinaria lituana, il maiale è sempre stato un ingrediente importante. Allo stesso modo, in epoca sovietica, gli allevamenti suini erano un elemento indispensabile del territorio e dell'agricoltura. Per questo l'ho scelto per rappresentare sia un villaggio lituano sia il sistema economico sovietico. Attraverso la storia di questa fattoria volevo mostrare quello che è accaduto al villaggio e al sistema, e come un improvviso cambiamento socioeconomico possa modificare in modo drammatico ma anche comico la vita di una donna forte  e delle persone intorno a lei. Il vecchio sistema è come un maiale, lei lo ha allevato e lei lo deve seppellire con le sue mani. 

Irena, che aveva un certo potere, non è più rispettata dai suoi collaboratori. Si tratta di un conflitto di genere o di una lotta per il potere?
Non ho mai pensato a un conflitto di genere. È vero, Irena è una donna forte, che ha un bel peso sulle spalle e non può permettersi di sbagliare, come gli uomini intorno a lei. Eppure, nel nostro paese, vedo molte donne che sembrano più forti degli uomini. Irena perde il suo potere, non perché donna, ma a causa dei tempi che cambiano. Mi interessavano più la transizione del potere e i processi di riadattamento, che non i conflitti di genere. La nostra protagonista, Irena, era una persona rispettata nella sua comunità, ma non può competere nel nuovo sistema, perché i suoi valori sovietici e i suoi metodi di lavoro stanno perdendo terreno in confronto alle nuove e “sexy” promesse portate dalla figura americana, Bernardas. Quello che mi interessava era come una persona che perde tutto il suo potere e la sua influenza può rimettersi in carreggiata, recuperando il suo ruolo nella società e riacquisendo il suo potere. Le persone così difficilmente accettano una sconfitta, cercano sempre di mantenersi salde al potere, non si curano del sistema. Irena trova la sua strategia per riuscire a sopravvivere.

Recentemente abbiamo visto alcuni film provenienti dai paesi ex-sovietici che rivisitano l'epoca dei primi anni Novanta. È un modo per commemorare il passato o per mettere in guardia dal presente?
All'inizio degli anni Novanta ero ancora una bambina, quindi non pretendo di fare un ritratto realistico di quell'epoca né, tanto meno, ho intenzione di celebrare il passato. Tuttavia, questo periodo resta importante per me, perché sono gli anni in cui sono cresciuta e, in maniera indiretta, hanno contribuito a formare la persona che sono ora. Quindi, riflettere su questi anni scombussolati mi aiuta a capire meglio da dove viene la mia generazione.

Inoltre, la riflessione su questo periodo mi sembra importante anche perché aiuta a comprendere meglio le persone che ci circondano. Molte persone intorno a me risentono ancora o sono traumatizzate da quegli anni. Per cui mi sembra importante mostrare il problema del cambiamento da un punto di vista umano, mostrare come la gente si comporta in modo diverso, non perché sia buona o cattiva, ma perché deve sopravvivere.

Perché ha deciso di dare al suo film questo look da Europa dell'Est anni Settanta/Ottanta?
Una cosa che volevo dal punto di vista visivo era dare un aspetto old-fashioned al film. È per questo che può richiamare alcuni film sovietici. L'ho fatto per la semplice ragione che si sarebbe naturalmente ricollegato a quell'epoca e a quei luoghi e avrebbe aiutato lo spettatore a immergersi  più facilmente nel mondo del film. 

Il “Miracle” del titolo è stato il capitalismo?
Credo fortemente nella democrazia e non oso immaginare quanto sarebbe stato difficile vivere oggi se le cose non fossero cambiate. In ogni caso, il miracolo del capitalismo rampante che arriva con la democrazia è stato piuttosto traumatico per alcune persone, e quello che hanno sofferto non può essere dimenticato. La nascita di una nuova società democratica è stata dolorosa e non ha senso edulcorare quel processo, ora.

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(Tradotto dall'inglese)

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