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Daniel Calparsoro • Regista

“Il mio film parla di incomunicabilità”

di 

- Daniel Calparsoro lancia il suo nuovo thriller, El aviso, un adattamento del romanzo omonimo di Paul Pen, con protagonista Raúl Arévalo, dove mischia emozioni e soprannaturale

Daniel Calparsoro  • Regista
(© Juan Carlos Fernandez Lopez)

Daniel Calparsoro (Barcellona, 1968) torna a lavorare con Morena Films, produttrice del suo film precedente, Cien años de perdón [+leggi anche:
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intervista: Daniel Calparsoro
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: anche lì aveva un ruolo Raúl Arévalo, ora protagonista di El aviso [+leggi anche:
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 insieme con Aura Garrido, Belén Cuesta, Antonio Dechent e il piccolo Hugo Arbues.

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Cineuropa: Si può definire El aviso come un puzzle?
Daniel Calparsoro: Sì, totalmente. Questa è stata la sfida e ciò che mi ha più attratto del progetto: l'idea di svelare un enigma che si svolge in due tempi diversi, con personaggi intimamente legati, ma che non si conoscono, e con uno di loro che sta cercando di salvare l'altro. La sceneggiatura mi sembrava un artefatto, nel senso migliore del termine: serviva inoltre per narrare una storia di personaggi, perché, travestito da thriller e da film di intrigo, alla fine è una storia sulle relazioni e sulla difficoltà che hanno entrambi i protagonisti – sia Raúl Arévalo che il bambino – di comunicare con l'ambiente circostante, perché il film tratta di incomunicabilità. 

Come ha pianificato la messa in scena di una narrazione che salta continuamente nel tempo?
Avendo due universi, eravamo preoccupati di realizzare una struttura narrativa in cui lo spettatore non si perdesse e, al contrario, riconoscesse perfettamente in quale fase temporale fosse: quella era una delle sfide più grandi, perché nella sceneggiatura c'erano un sacco di scritte che ti posizionavano in un anno o nell'altro, ma ho pensato che non andasse bene. Bisognava quindi distinguere fotograficamente il salto da un tempo all'altro, ma senza che sembrassero due film diversi: bisognava anche fare in modo che il tono fosse unitario, perché è una storia unica. Tutto ciò lo abbiamo ottenuto grazie all'interpretazione degli attori: reale e senza artificio. 

Anche la Madrid che ritrae – con quelle quattro torri, la fotografia e la scenografia – aiuta a distinguere…
La fotografia nella parte del bambino è più contemporanea e senza saturazione del colore, mentre quella di Raúl ha più colore. Questo trasmette anche la sensazione dei personaggi: quello di Jon è un mondo più intenso, quello del bambino è più freddo. Poi ci sono tutti quei flashback, perché è una storia che nasce da un evento del passato. Molto lontanamente, mi ha ricordato La Jetée di Chris Marker, che poi Terry Gilliam ha ricreato in L'esercito delle 12 scimmie: il romanzo e la sceneggiatura sono stati ispirati da loro, anche se molto diversi. Penso che il film sia divertente e ti tenga tutto il tempo attaccato alla poltrona, con un finale che provoca entusiasmo e sorpresa. Compaiono anche le quattro torri del Paseo de la Castellana, sono un ammiccamento, nonché una guida temporale. È un film per gli amanti di thriller divertenti e film intriganti. 

In El aviso tratta anche temi spinosi come il bullismo, ma in modo divertente.
Sì, i personaggi toccano argomenti caldi: non è un film sul bullismo e su come un bambino e sua madre devono affrontare questa situazione. Questo è incorporato, di fatto, in un film di intrattenimento. Affinché il film abbia un'anima, nasce dai personaggi stessi, che generano quel contesto: devono essere reali. È anche la storia di due che non riescono a comunicare. Quindi, ha una componente emotiva molto forte e raggiunge il pubblico: ci sono persone che sono rimaste molto emozionate dopo averlo visto, perché si connettevano più con la storia emozionale che con la parte di thriller. 

C'è anche la parte romantica, che fa appello alla perdita, e la parte educativa, che fa appello al coraggio.
Quando ti confronti con un thriller, lo fai con un genere che il pubblico conosce molto bene, quindi il meccanismo di sceneggiatura e messa in scena deve funzionare, ma tutto questo deve basarsi sui personaggi: è quello che rende il film vivo e organico, se no sarebbe freddo e nient'altro; è per questo che abbiamo rafforzato la parte romantica ed eroica. 

L’abbiamo intercettata in una pausa dalle riprese della serie TV El futbol no es así…
È una serie per DirectTV e Mediapro, basata sul romanzo di Javier Tebas, una storia sulla corruzione: otto episodi da 45 minuti che saranno presentati in anteprima dopo i mondiali di calcio. Mi trovo a mio agio anche in TV, mi piace, perché è un mezzo super interessante, con un messaggio più diretto, dove non si suggerisce così tanto. Le riprese sono più difficili, perché i tempi sono più stretti. Anche questo è un thriller e andiamo molto veloci, montando in parallelo. Nel cast ci sono Roberto Enríquez, Pedro Casablanc, Patricia Vico, Marian Álvarez, Toni Sevilla, José Ángel Egido e Andrés Gertrúdix.

(Tradotto dallo spagnolo)

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