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Ziska Riemann • Regista

“Penso che chi è stato artista di fumetti possa diventare un buon regista”

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- German Films intervista la regista Ziska Riemann (Lollipop Monster), che è in post-produzione con il suo nuovo film Electric Girl

Ziska Riemann • Regista
(© KVIFF)

Dopo un lungo lavoro come autrice e artista di fumetti, Ziska Riemann ha collaborato con Völker Schlöndorff a 26 anni. “Tramite lui ho conosciuto la scena cinematografica di Babelsberg”, dice, “ho scritto una sceneggiatura che non è andata a buon fine, ma dopo ho deciso di inviare una candidatura per una borsa di studio a Monaco ed è stata accettata, dove ho scritto il mio primo copione, Blame It on the Dogs”. Questa commedia noir su un uomo che ha paura dei cani e s’innamora di una donna la quale poi ne acquista uno per sé, è stata prodotta da ARD nel 2001 e proiettata al Festival di Monaco; successivamente Riemann vince il Tankred Dorst Film Script Award. “Penso che sia una delle migliori che abbia scritto”, dice con orgoglio.  

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Mentre ancora scriveva, Rienmann ha fatto squadra con il produttore Herbert Rimbach di Avista Film: “Voleva una sceneggiatura ma voleva anche me per dirigerla”. Ma Riemann, che si descrive come “un’introversa” aveva realizzato tre o quattro cortometraggi fino ad allora (“Solo per vedere com’era”) e così ha accettato.

“Mi sono davvero divertita”, dice Rienmann del suo debutto come regista, Lollipop Monster (2011). Infine prodotto da Network Movie e ZDF Das kleine Fernsehspiel, questo film noir e di formazione, per il quale Rienmann ha collaborato con Luci van Org, è stato paragonato a Heavenly Creatures e al film sperimentale ceco Daisies.

Ciò che Riemann descrive come “una storia intensa, un film intenso” ha fatto vincere al suo fedele direttore della fotografia Hannes Hubach e alla protagonista Jella Haase i Bavarian Film Awards. Il film ha aperto il Festival del cinema tedesco al MOMA di New York ed è stato proiettato al Festival di Berlino, a Karlovy Vary e al Golden Horse in Taiwan.

Riemann attualmente è in post-produzione su Electric Girl [+leggi anche:
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intervista: Ziska Riemann
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, su una giovane donna che doppia anime, cartoni animati giapponesi, e che piano piano inizia a credere di esserne la protagonista. “Inizia a vedere il suo ruolo come salvatrice del pianeta e a sviluppare i superpoteri per poterlo fare”, spiega Riemann, “ma alla fine realizza che è bipolare. La mia amica, che fa da modello per il personaggio, ne assume la peggior forma possibile. E odia la parola ‘bipolare’. Ha detto che si tratta di depressione maniacale perché è proprio questo: maniaca e depressa! Voglio dedicarle il film”.

E’ tanto da gestire: “C’è molta animazione, molte acrobazie, effetti speciali, riprese sott’acqua, tutto da coordinare, ma il montaggio è in gran parte fatto e forse finisco per aprile”. Riemann deve finirlo perché “sono già pronta per le riprese del mio prossimo film, a giugno, una commedia sul sesso adolescenziale intitolata Get Lucky. Si tratta di ragazzini che lo fanno in una casa sul Baltico”.

Tutti i segni distintivi di Riemann saranno lì: “E’ pieno di scherzi, molto leggero, divertente, ma dallo stile punk rock, con qualche scena rude e volgare. Ho scritto la sceneggiatura, dopo tutto! Non ero sicura di dirigerla ma i produttori di Deutschfilm e di Rommel Film mi volevano. Penso di poter fare qualcosa di più convenzionale ma ha ancora questo lato volgare. Non posso cambiarlo del tutto! E sto lavorando con il mio cameraman abituale, Hannes Hubach”.

Quindi, come descrivere un film di Ziska Riemann? “Ha degli effetti visivi molto forti, ricco di elementi di cultura pop. Lollipop Monster aveva video musicali, Electric Girl ha l’animazione. Tutti i miei film hanno un po’ di colori esagerati”, spiega. “I fumetti comportano l’uso del ‘Ka-Pow!’ posto alla fine di ogni pagina che ti permette di andare alla successiva, che sia un’interruzione forte o qualcosa su cui riflettere. I miei film hanno un momento forte alla fine di ogni scena. Sono davvero più per i colori, le emozioni, le persone selvagge, personaggi forti che esprimano se stessi, non persone tranquille. Penso che chi è stato artista di fumetti diventi davvero un buon regista”.

Spettatrice informale, il progetto dei sogni di Riemann è The Tigress, una novella di Walter Serner, “su una donna che nessuno crede possa essere sottomessa. Vive a Parigi, tutti la chiamano The Tigress. Successivamente arriva un giovane uomo, ci prova e fallisce. C’è dramma, humor, tragedia perché sono innamorati. L’ho letto tanto tempo fa e sono rimasta davvero colpita. Mi identifico con i miei personaggi, ovviamente”, continua, “ma penso di essermi ammansita ormai”.

In collaborazione con

 

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(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

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