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CANNES 2018 Concorso

Matteo Garrone • Regista

“Alla fine del processo di produzione, è rimasto poco della storia vera”

di 

- CANNES 2018: Abbiamo incontrato l’italiano Matteo Garrone per parlare del suo film in concorso Dogman, ispirato a un’inquietante storia vera

Matteo Garrone • Regista
(© M. Petit / FDC)

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intervista: Matteo Garrone
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. È il suo quarto tentativo di vincere la Palma d'Oro. Il regista parla di come è nata l’idea di fare un film su un uomo che lava cani, si prende cura di sua figlia e si mette contro un ex pugile che terrorizza il vicinato.

Cineuropa: Come ha scoperto il suo attore principale, Marcello Fonte?
Matteo Garrone:
Marcello vive in un centro sociale vicino a un carcere, dove lavora come guardiano. Lì fanno prove per spettacoli teatrali. C'è un gruppo teatrale composto da ex prigionieri, e Marcello era solito osservare questo gruppo durante le prove. Un giorno, giusto un paio di giorni prima che il mio agente di casting andasse a incontrare questo gruppo a teatro, uno di questi ragazzi è andato in bagno ed è morto. Marcello ha preso il suo posto nel gruppo, visto che ogni giorno guardava le prove e poteva entrare nel ruolo abbastanza facilmente. Così quando l’agente di casting è andato a incontrare il gruppo, Marcello era lì – è una coincidenza molto tragica, ma è così che lo abbiamo incontrato.

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Che cosa l’ha attratta di lui?
Penso che quando Marcello è entrato a far parte di questo progetto, ha portato la sua umanità e i suoi tempi comici naturali. Quindi per me era come un nuovo Buster Keaton. E l'idea del film era di rendere omaggio ai film muti, al grande Keaton o Chaplin, specialmente nella prima parte, quando gioca con i cani ed è così tenero con sua figlia e sta cercando di essere amato dalla comunità. E' stato davvero importante perché ha portato luce a questa storia.

La narrazione si basa su una storia vera, giusto?
Questo film è basato su una storia vera accaduta negli anni '80. È molto conosciuta in Italia; purtroppo è conosciuta perché è una storia di crudeltà e tortura. Riguarda quest'uomo che è un bravo ragazzo, e poi ha questa relazione e diventa una specie di mostro che taglia parti del corpo delle sue vittime. Naturalmente, non ero interessato a quell'aspetto particolare, che ha reso famosa questa storia, quindi ho tirato fuori quella parte e ho cercato di seguire questo personaggio.

Marcello è un uomo che sembra preoccupato del suo rapporto con chi lo circonda…
La relazione tra lui e la comunità in questa storia è molto importante; è per questo che abbiamo scelto un villaggio che assomigliasse a un film western, una sorta di terra di frontiera. È importante durante il film vedere come la comunità cambia il punto di vista su di lui. Alla fine del processo di produzione, è rimasto poco della storia vera. Abbiamo girato in sequenza, così Marcello ha seguito il viaggio del personaggio con me, e per noi è stato molto naturale cambiare gli elementi della storia e spingerla in una nuova direzione.

Può dirci qualcosa su come ha lavorato con i cani, specialmente nella scena del massaggio?
Quella scena si ispira a Buster Keaton. Mi piace molto lavorare con i cani perché possono sorprenderti. Quando faccio film, mi piace essere sorpreso, e mi piace anche lavorare con i bambini. Personalmente, mi preoccupo molto quando devo lavorare con attori che sono ben strutturati, che seguono le regole, anche se sono molto aperti. Penso che per un attore sia un vero dono lavorare con altri attori quando non sai cosa faranno, in quanto ti aiuta a rimanere sempre in punta di piedi nella scena, devi essere sempre pronto a seguire gli altri. Con Marcello, non abbiamo avuto questo problema, perché ama lavorare con bambini e cani. È come un bambino, e il suo approccio è molto istintivo.

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(Tradotto dall'inglese)

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