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CINEMA JOVE 2018

Henrika Kull • Regista

"La domanda su cosa sia l'amore, e su come possa funzionare, è ciò che mi guida"

di 

- Parliamo con la tedesca Henrika Kull del suo primo lungometraggio Jibril, presentato in anteprima mondiale nella sezione Panorama della Berlinale, e ora proiettato al Cinema Jove di Valencia

Henrika Kull • Regista
(© Robin Kirchner)

Il primo lungometraggio della cineasta tedesca Henrik Kull, Jibril [+leggi anche:
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intervista: Henrika Kull
scheda film
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, presentato in anteprima mondiale nella sezione Panorama della Berlinale, è ora proiettato al Cinema Jove di Valencia. Cineuropa ha parlato con la regista della struttura del film, della relazione su cui si focalizza la storia e della sua esperienza di lavoro con attori principianti.

Cineuropa: Come le è venuta in mente questa storia e che cosa le interessava?
Henrika Kull:
Tutto è cominciato con la domanda: fino a che punto amo davvero l'altro, piuttosto che amare l'immagine che creo di lui o di lei? O meglio: quanto amo la sensazione che lui o lei mi dà?

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Mi interessava la differenza tra una relazione reale, quotidiana e l'esaltazione romantica o la mancanza di qualcuno che non è disponibile. È per questo che mi è piaciuta l'ambientazione carceraria: è una metafora del desiderio, ma anche di strutture patriarcali obsolete. E poi, dall'altra parte, abbiamo una donna forte e indipendente che è alla ricerca dell’amore, ma che, a causa della sua cultura, ha questo desiderio di "come dovrebbero essere le cose": una relazione stabile, una famiglia, passare la vita insieme... 

Perché ha deciso di strutturare il film in questo modo, con la storia che si svolge in un anno e alternando i due personaggi principali?
Volevo che la fine fosse anche l'inizio, o viceversa. Con relazioni on/off che sono così complicate, ma anche molto stimolanti e che sono in gran parte basate su proiezioni, spesso non sappiamo quando le cose sono veramente "off" o quanti "round" devono ancora essere giocati. Quindi è stata una scelta ovvia per impostare il film nel corso di un anno, con le stagioni che rappresentano le varie fasi di una relazione. Spesso, non importa se la coppia è nel primo o nel terzo anno della loro storia d'amore, o se saltiamo da un anno all’altro – la loro attrazione e i loro problemi rimangono gli stessi. In realtà abbiamo girato per un periodo di nove mesi, sono felice che gli attori e la troupe siano rimasti così coinvolti... 

Come ha trovato i suoi attori e come ha lavorato con loro?
Volevo raggiungere la realtà e la vicinanza che deriva dall'utilizzo di una videocamera palmare, e sapevo che i volti e i personaggi molto forti erano essenziali in questo. Non volevo lavorare con attori professionisti, in parte perché non avevamo praticamente alcun budget, ma anche perché non volevo avere a che fare con giorni di riprese e periodi bloccati. Volevo girare in ordine cronologico su un set molto "organico". Volevo che tutti noi, il cast e la piccola troupe, fossimo coinvolti davvero nella storia, volevo che gli attori intraprendessero un viaggio reale ed emotivo con i loro personaggi. Sentivo che per far accadere ciò, doveva essere il primo film per loro – e lo stesso anche per il resto della squadra.

Ecco perché il processo di casting ha richiesto così tanto tempo. Sono andata a spettacoli, performance e ho anche passato molto tempo su Instagram. Alla fine, ho optato per Susanna Abdulmajid, che ho visto esibirsi in una produzione teatrale immersiva a Vienna. Ci siamo subito innamorate l'una dell'altra e dell'idea di fare un film insieme. La vera sfida è stata trovare il giusto "Gabriel" per lei. Lei ed io avevamo già un'idea di come avremmo lavorato, e il suo personaggio, Maryam, stava arrivando molto chiaramente... Fino a quando non abbiamo trovato Malik Adan su Instagram, temevamo che non ci fosse nessun Gabriel che potesse gestirla. Ho capito immediatamente che sarebbe stato la controparte perfetta del personaggio di Susanna.

Cosa pensa dell’accoglienza del pubblico e dei media verso il suo film? A cosa lavorerà in seguito?
Questa è stata la prima volta che un mio lavoro è stato visto e discusso da così tante persone. È fantastico quanto spesso gli spettatori siano riusciti a identificarsi con la coppia. Sono rimasta toccata dal fatto che il mio messaggio, quello che volevo dire, sia arrivato così bene al pubblico. Ho anche proiettato il film nel carcere dove abbiamo girato, ed è stata una proiezione molto speciale. Il film valeva la pena di essere fatto anche solo per quel momento.

La domanda su cosa sia l'amore, e su come possa funzionare, è ciò che veramente mi guida. Nel mio prossimo film, che parla dell'amore tra due sex worker donne, i personaggi vanno un po’ oltre. Cercano di andare oltre l'edonismo e il narcisismo, e forse, solo forse, finiranno per trovare la vera felicità...

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(Tradotto dall'inglese)

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