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KARLOVY VARY 2018 Concorso Documentari

Guillaume Brac • Regista

"In questo piccolo spazio verde nel centro della città c'era il mondo"

di 

- KARLOVY VARY 2018: Il cineasta francese Guillaume Brac parla del suo documentario L’Île au trésor, svelato in prima mondiale in concorso a Karlovy Vary

Guillaume Brac  • Regista
(© KVIFF)

Presentato nella Competizione documentari del 53° Festival di Karlovy Vary (dal 29 giugno al 7 luglio) a pochi giorni dalla sua uscita francese orchestrata da Les Films du Losange, L’Île au trésor [+leggi anche:
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è il terzo lungometraggio di Guillaume Brac dopo i titoli di finzione Tonnerre [+leggi anche:
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(presentato a Locarno nel 2013 e nominato al premio Louis-Delluc per la miglior opera prima) e Contes de juillet [+leggi anche:
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(fuori concorso a Locarno nel 2017).

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Cineuropa: Lei ha girato nello stesso luogo, questo parco divertimenti della regione parigina, sia il film di finzione Contes de juillet che il documentarioL’Île au trésor. Da dove viene questa idea?
Guillaume Brac: Erano diversi anni che volevo filmare questo posto, e in modo documentario. È un posto dove andavo quando ero piccolo, di cui avevo ricordi piuttosto precisi e che trovavo molto telegenico ed eccitante, soprattutto per il mix di persone in un contesto estivo, il che permetteva di parlare di cose piuttosto profonde in modo più leggero. Nell’ambito di un workshop, ho avuto l'opportunità di girare qualche settimana con giovani attori del Conservatorio e poiché avevo in mente questa idea di documentario, ho pensato che sarebbe stata una buona idea di andare e trasformarlo in una finzione in modo da appropriarmi ancora di più di questo posto. Così ho girato lì prima Contes de juillet, la prima parte del dittico, poi l'estate seguente L’Île au trésor, che è in qualche modo il suo controcampo.

Come ha scelto i personaggi, visto il carattere transitorio dei visitatori nel parco divertimenti?
È un film basato sul piacere e sull'incontro imprevisto. Abbiamo girato due mesi e gran parte del lavoro consisteva nel girovagare in questa enorme isola del divertimento, incontrare persone, parlare con loro. Ci sono persone nel film che ho visto solo una volta, altre a cui potevo chiedere di tornare, ma anche i dipendenti dell'isola che erano lì regolarmente, anche se bisognava coincidere con i loro planning. Abbiamo girato molto e poi c'è stato un grande lavoro di montaggio per trovare un filo narrativo e soprattutto emotivo, in modo che il film fosse più di una giustapposizione di momenti di vita. È in quel momento che il tema dell'infanzia, della fine dell'infanzia, della fine della gioventù, è emerso, riecheggiando anche il corso dell'estate.

Il film ha effettivamente un lato da paradiso perduto, molto legato all’infanzia, connesso con l’effimero dell’estate.
Ho filmato molti bambini, la connessione emotiva con questo posto è legata alla mia infanzia e ovviamente non è una coincidenza che il film si chiami L’Île au trésor (l’Isola del tesoro, ndr). È un grande parco giochi e di libertà. E anche i personaggi adulti hanno una connessione con questi temi della gioventù e della libertà, come questo ex insegnante che racconta le sue gite sull'isola con i suoi studenti. Si sente una forma di malinconia, il tempo che passa, la gioventù che scorre, e tutto questo per un'estate. È come se il passaggio dell'estate raccontasse in modo accelerato il ciclo della vita. L'altro filo narrativo è la questione della libertà, della trasgressione alla regola. Mi sono reso conto che avevo fantasticato su questo luogo come uno spazio di libertà in contrapposizione alla società e alle sue molteplici regole, al mondo del lavoro, eccetera. Ma anche sull'isola ci sono delle regole! Il lusso dell'infanzia e della giovinezza è un po’ quello di aggirarle. Di conseguenza, il film è diventato anche un film su questo spirito un po’ ribelle di ricreazione di uno spazio di libertà.

Lei tratta anche il tema dell’immigrazione.
Prendersi del tempo con le persone, persone che possiamo incrociare senza parlarci mai nella nostra vita quotidiana, nella metropolitana, nei treni di periferia, ovunque, tutte queste persone che fanno mestieri d’intrattenimento, fattorini, cassieri, eccetera, offriva l'opportunità di scoprire chi sono, da dove vengono e scoprire che un numero incredibile di loro ha una vita molto complessa, arrivano da tutto il mondo. In questo piccolo spazio verde nel centro della città, c'era il mondo. Abbiamo tenuto due storie di esilio nel film, ma ne avevo a decine, magnifiche. Il film è un modo per prendersi il tempo di guardare un po’ meglio quelli che vivono con noi, intorno a noi, ma non sempre con noi.

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(Tradotto dal francese)

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