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KARLOVY VARY 2018 East of the West

Beata Parkanová • Regista

“Ero attratta dall'idea di creare una finestra sulla vita della protagonista”

di 

- KARLOVY VARY 2018: Abbiamo parlato con la ceca Beata Parkanová, regista e sceneggiatrice, riguardo alla realizzazione del suo film di debutto, Moments

Beata Parkanová  • Regista

La sceneggiatrice ceca Beata Parkanová, co-autrice della commedia familiare Victoria Angel [+leggi anche:
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, ha presentato il suo primo film da regista, Moments [+leggi anche:
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, nella competizione East of the West di Karlovy Vary. Cineuropa ha incontrato la neo-regista per approfondire la struttura a episodi del lungometraggio e per discutere di come sia riuscita a realizzarlo al di fuori della produzione cinematografica mainstream.

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Cineuropa: Apparentemente la sceneggiatura di Moments è in parte autobiografica. E’ vero?
Beata Parkanová: La sceneggiatura è basata sulle esperienze che ho avuto quando ero poco più che ventenne, proprio come la protagonista e credo di aver affrontato un mix emotivo simile a quello a cui lei è sottoposta. La parte in cui la sceneggiatura riflette al meglio l'autobiografia è, appunto, quella emotiva in quanto mi immedesimo completamente nei suoi sentimenti. L'approccio remissivo alle relazioni è un ulteriore riferimento personale.

Dato il tema predominante della sottomissione della protagonista ci sono alcune somiglianze con Home Care [+leggi anche:
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di Slávek Horák. Quest'ultimo sembra essersi ispirato al diffuso fenomeno delle donne-martiri; c'è qualcosa di analogo nella sua sceneggiatura?
Quando Slavek Horak stava scrivendo Home Care, io avevo già concluso il mio script. Mi auguro che gli spettatori non guardino esclusivamente la prospettiva femminile, bensì anche quella più ampia delle relazioni. La protagonista è senza dubbio sottomessa, ma spero che il comune denominatore costituito dai rapporti disfunzionali prevalga su tutto. Inoltre, spero che possano ricavarsi più spunti di riflessione al di là di una semplice ragazza obbediente che è incapace di porsi dei limiti quando si tratta di persone a lei care.

La struttura narrativa a episodi è stata impostata fin dall'inizio?
Quando ho scritto il primo “momento”, Grandmother, nel prodotto finale è risultato leggermente diverso da come l'avevo originariamente scritto. Al tempo ero una studentessa della FAMU di Praga e chiesi una sovvenzione per girare il cortometraggio. Volevo girare per controllare le condizioni climatiche – non spiegai nulla né prima né dopo perché ero completamente concentrata su una scena tra due personaggi – in quella situazione dovevano esserci un determinato tipo di autenticità e una parabola. E ci sono stati. Ero attratta dall'idea di creare, tramite questi momenti, una finestra sulla vita della protagonista principale senza che la sceneggiatura fosse troppo esplicita. Il mio obbiettivo era quello di creare una profonda analisi che avesse la duplice funzione di parabola e archetipo di una relazione e lasciare il resto dell'interpretazione a discrezione dello spettatore.

Il tono del film tende molto alla malinconia. Era un aspetto che voleva far risaltare?
La protagonista è malinconica fino a un certo punto, ma nel film racchiude nel suo cuore una tristezza incondizionata: che sia in compagnia del suo amante o che si trovi in un ambiente giocoso. Tuttavia sono convinta che, oltre alla malinconia, abbia un ventaglio di emozioni molto più ampio.

Ultimamente, diversi registi nazionali emergenti sono apparsi sulla scena con i loro rispettivi film di debutto e Karel Och ha affermato che ciò è possibile anche grazie a una buona sintonia tra regista e produttore. É d'accordo?
Chiesi a Viktor Tauš di essere il produttore, soprattutto perchè dedica tutto se stesso quando qualcosa gli piace. Approvò il copione di Moments quindi decidemmo di collaborare. E’ stato molto difficile – non il rapporto tra di noi – ma abbiamo affrontato le avversità, dovute al fatto che la sceneggiatura si allontanava dal panorama comune. In ogni caso, non ritengo che Moments sia un titolo così di nicchia da renderne il copione incomprensibile. E’ stato molto problematico trovare i finanziamenti per il progetto. Io e Viktor abbiamo incontrato molti ostacoli lungo il percorso. La Czech Film Fund ha avuto fiducia nel progetto e lo ha supportato per la gran parte. Convincere coloro che avevano potere decisionale sul finanzimento del fatto che questo tipo di film era significativo è stata un'ardua impresa.

Oltre alla struttura a episodi, si nota uno schema ciclico.
Se non risolvi i tuoi problemi, prima o poi, ritorneranno in maniera amplificata. Dall'altra parte, per me, il modello ciclico del paesaggio rappresenta la speranza. Anche se stai affrontando un periodo spiacevole, il paesaggio ha sempre il suo ritmo, mantiene il suo passo: ciò rimarrà invariato e tu potrai sempre ritornare. La ciclicità della natura, la sincerità e la costanza dello scenario simboleggiano la speranza e, forse, non si allontanano troppo dall'idea di fede in Dio.

Immagino lei stia già lavorando su altri progetti, vero?
Esatto. Ho già scritto il mio prossimo film, Word, il cui produttore è Vojtech Frič di I, Olga Hepnarova [+leggi anche:
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 e che desidererei dirigere. La sceneggiatura è mia, ma ho scritto un ulteriore copione per Viktor Tauš, Scream as Beautiful Song, che ha già ricevuto i fondi per la produzione e dunque le riprese dovrebbero iniziare il prossimo anno.

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(Tradotto dall'inglese da Laura Comand)

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