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VENEZIA 2018 Orizzonti

Mikhaël Hers • Regista

Amanda è un film che tratta la perdita di punti di riferimento”

di 

- VENEZIA 2018: Abbiamo intervistato Mikhaël Hers, il cui film Amanda tratta della storia di una famiglia e delle relazioni che verranno radicalmente cambiate a seguito di un attacco terroristico

Mikhaël Hers  • Regista
(© La Biennale di Venezia - foto ASAC)

Proiettato nella sezione Orizzonti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di VeneziaAmanda [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Mikhaël Hers
scheda film
]
 è un film contemporaneo sul trauma, sia individuale che collettivo, che mette in correlazione la vita prima e dopo un attacco terroristico. Il regista francese Mikhaël Hers spiega il motivo che lo ha spinto a creare un film che ponesse l’accento sulla speranza e sulla perseveranza umana dopo un’avversità.

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Cineuropa: L’incipit di Amanda ricorda un classico film francese, un po’ spensierato e frivolo, un film che, forse, avremmo potuto vedere negli anni ‘70. È solo un semplice diversivo?
Mikhaël Hers: Esattamente. Il tutto ha inizio con la vita che procede in modo ordinario e quindi può sembrare spensierato, futile e banale. Poco dopo si trasforma in un dramma fino a prendere un risvolto ancora più negativo. Penso che la domanda derivi dal fatto che il film è girato in 16 mm, contrariamente al digitale a cui siamo abituati al giorno d’oggi, dove tutto è molto ben definito. In questo caso non è così perciò si è portati a pensare che sia un film del passato.

Era sua intenzione rendere l’attacco terroristico il punto di svolta nella vita dei protagonisti?
In realtà il film non parla degli attacchi terroristici. L’episodio vuole rappresentare la violenza che viviamo tutti i giorni, ma il punto focale è la perdita di punti di riferimento e gli attentati ne fanno parte. Inoltre il film tenta di dipingere la vita post tragedia e tutto ciò che ne consegue. Credo, quindi, che si concentri molto di più sulle vite private dei personaggi e sui risultati che si possono presentare nella quotidianità. Va oltre la dimensione nazionale e viene mostrato come le persone possano riappropriarsi dello spazio pubblico dopo un tale evento.

Uno dei momenti più toccanti è quando, sul campo da mini golf, la donna che indossa il burqa viene rimproverata per il suo vestiario. David spiega ad Amanda la situazione, ma sembra non avere nessuna intenzione di intervenire. Tutto risulta molto reale.
Grazie. Sono consapevole del fatto che il film sia pesante perché parla di temi socio-politici, ma allo stesso tempo li supera prendendo in esame la reazione di un individuo. Sono proprio queste sfumature a rendere il film vero, reale.

Nonostante l’ingombranza dei temi, il film è percepito come gioviale: com’è riuscito a mantenere questo mood?
Di solito produco film pesanti e tragici, ma in questo caso non volevo che gli spettatori uscissero dalla sala con un senso di disperazione. Nonostante la tragicità, ho voluto inscenare qualcosa che tendesse alla leggerezza. 

Come si è documentato per questo film? Riconosciamo il modo in cui i personaggi reagiscono alle conseguenze della bomba, ma molto spesso non pensiamo alla burocrazia e alle persone indirettamente colpite dall’evento.
Ho letto molti articoli a riguardo e ho incontrato molte delle organizzazioni che si prendono cura delle vittime. Ho raccolto molte informazioni sull’adozione e su come diventare il tutore di un minore, ma direi che il film è più orientato verso l’aspetto psicologico della perdita. Più che delle modalità pratiche, parla della perdita e dell’assenza, che sono problemi esistenziali.

(Tradotto dall'inglese da Laura Comand)

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