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VENEZIA 2018 Biennale College Cinema

Petra Szőcs • Regista di Deva

“Le persone sono troppo complicate per le frasi semplici”

di 

- VENEZIA 2018: Abbiamo incontrato la regista e poetessa Petra Szőcs per parlare del suo film d'esordio, Deva, presentato a Venezia nell’ambito di Biennale College Cinema

Petra Szőcs  • Regista di Deva

Nel suo progetto Deva [+leggi anche:
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, selezionato al Biennale College Cinema della Mostra del Cinema di VeneziaPetra Szőcs racconta la storia di Kató, una giovane ragazza albina che vive in un orfanotrofio nella citta rumena di Deva, e che rimane affascinata da una nuova volontaria. Incoraggiata dallo spirito libero di questa donna, inizia lentamente a esplorare il mondo al di fuori delle sue strette mura.

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Cineuropa: Ha tratto ispirazione da una ragazzina reale, di nome Kató. È quella che vediamo proprio all’inizio del film?
Petra Szőcs: Sì. Aveva già recitato in uno dei miei primi cortometraggi, The Execution e per un po’ ho realmente pensato di fare anche questo insieme. Ma lei non era d’accordo. Fin dall’inizio, ero molto più interessata al suo personaggio che alla sua vita quotidiana; volevo mostrare le sue amicizie e questo suo viaggio verso la perdita d’identità da cui era gravata.

Il personaggio interpretato da Csengelle Nagy è alquanto introverso. Risulta complicato capire chi sia. Ha per caso rappresentato un fattore di interesse per lei?
Originariamente, nasceva come un personaggio molto estroverso. Ma aleggia un mistero intorno a lei alquanto relativo, che calza a pennello con il film. È un personaggio con molti problemi nel relazionarsi con il mondo esterno. Kató è una ragazza albina e, sebbene non sia un gran problema nella nostra società, è un problema per lei, però. Spicca sempre, anche quando non vorrebbe. E spicca di per sé. Mi è piaciuta questa contraddizione: è facile da notare ma al tempo stesso, in qualche modo, è anche invisibile in questa grigia e triste città.
Sembra quasi un personaggio mitologico, specialmente dopo essere rimasta fulminata mentre si asciugava i capelli. Non è un film di supereroi e non è da prendere nemmeno troppo seriamente. Ma tutti vogliono essere speciali e nel momento in cui si sopravvive a un avvenimento, come fa lei nel film, è più facile credere di essere speciali.

Era in curiosita dalla sua relazione con gli adulti, dal momento che come personaggio sembra desiderare la loro compagnia?
In un primo momento, volevo solo raccontare una storia di una ragazza e un ragazzo, eppure, successivamente, ho cambiato idea, rendendola solo incentrata sulla ragazza di modo da rendere la storia più ambigua. Le persone sono troppo complicate per le frasi semplici. Certamente, una relazione tra un uomo e una donna può essere altrettanto complicata, ma in questo caso, ha i suoi pericoli. L’approccio di Kató verso persone nuove è alquanto vago, o forse è proprio questa speranza a creare il legame vero. Tutti questi ragazzi sanno perfettamente che queste persone andranno via prima o poi, come sempre. Tuttavia, continuano a voler desiderare questo contatto e tendono ad affezionarsi abbastanza facilmente. Tutti loro vogliono essere “il preferito” e hanno bisogno di amore e attenzioni, esattamente come ogni altra persona. Questo è quello che ho sentito quando stavamo girando e che ha reso decisamente più facile il mio ritorno in tutti questi anni.

Che cosa l’ha portata lì per la prima volta?
Mia madre mi aveva raccontato di questo posto a Deva e della persona che lo gestiva, Csaba Böjte. Ci sono andata per la prima volta nel 2005 e questa data ha segnato un grande momento nella mia vita. Lo ricordo come se fosse ieri. La sequenza che ho voluto mostrare all’inizio del film, era una delle prime riprese durante questa mia prima visita. 

In che modo Biennale College ha influenzato il progetto?
Ha indubbiamente aiutato, certo. Si lavora così intensamente in un arco temporale così ridotto, tempestati da domande durante il workshop che ti portano a pensare. L’anno scorso, in questo esatto periodo, ho scoperto che ero stata selezionata insieme ad altri 12 progetti. E ora, il film è bello che finito: è fantastico! Ogni tutor è totalmente diverso e ognuno di loro suggerisce differenti idee. Finire la prima bozza, però, è stata la parte più difficile. Ho scritto il copione con Gergő Nagy, senza permetterci nemmeno un’ora di sonno. Abbiamo lavorato giorno e notte. Non avrei immaginato di poterci riuscire da sola.

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(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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