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TORONTO 2018 Discovery

Soudade Kaadan • Regista

"Non sai quanto sei traumatizzato fino a quando non te ne vai"

di 

- TORONTO 2018: Abbiamo conversato con la regista siriana nata in Francia Soudade Kaadan del suo film vincitore del Leone del futuro The Day I Lost My Shadow, proiettato anche in Discovery

Soudade Kaadan  • Regista

La regista siriana nata in Francia Soudade Kaadan ha vinto il Leone del Futuro, assegnato alla miglior opera prima alla Mostra di Venezia, per il suo avvincente racconto magico-realista The Day I Lost My Shadow [+leggi anche:
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intervista: Soudade Kaadan
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, ambientato in Siria nel 2012 durante lo scoppio della guerra civile nel paese. Il pluripremiato dramma su una madre separata da suo figlio mentre cerca di rimediare il gas per la sua stufa, è stato anche proiettato nella sezione Discovery del Toronto International Film Festival, e sarà prossimamente presentato in competizione al London Film Festival.

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Cineuropa: Come si è sentita quando ha vinto l'ambito Leone del Futuro?
Soudade Kaadan: Il premio significa molto per me. È il riconoscimento dei sette anni difficili che la mia squadra ed io abbiamo affrontato per realizzare il film. Poiché il film non riguarda ovviamente la Siria, il premio è un riconoscimento del fatto che possiamo raccontare le nostre storie sulla Siria in modo diverso e non siamo costretti a fare reportage sul paese e presentare le nostre storie come se fossero cinque minuti di un notiziario. Dimostra anche che a volte la vita può essere giusta e che quando prendi la strada meno battuta, puoi finire per vincere il Leone del Futuro.

Questo film è basato sulle sue esperienze personali ma viene raccontato in un modo magico-realista, il che solleva la domanda: quanto di esso è romanzato?
Penso che la questione di quanto ci sia di vero e di fittizio in ogni dramma sia una domanda difficile. Questo film mescola approcci sia documentari che di finzione. Molte scene sono basate su eventi reali in Siria. Vivevo lì, ho fatto ricerche su cosa è successo, ed è la storia dei miei amici, di quello che ho sentito e di quello che è successo nel paese. Ma la storia di perdere la propria ombra, per esempio, non è basata sulla realtà.

La madre del film cerca di vivere la sua vita normalmente, ma è sopraffatta dagli eventi. Cerca quasi di ignorare la guerra finché non arriva a lei.
Penso che quello che succede quando vivi in ​​Siria, o quando vivi in ​​una guerra, è che non sai quanto sei traumatizzato e quanto ti stia influenzando fino a quando non te ne vai. Da quel punto in poi, vedi cosa ti sta succedendo come persona, perché quando sei nel momento, cerchi solo di sopravvivere giorno per giorno e di vivere con dignità – e arrivare a fine giornata.

Come è emerso il tema dell’ombra?
Ero in Siria nel 2011 quando sono iniziate le proteste: è cominciato come un movimento di persone, e improvvisamente gli eventi sono precipitati e si è trasformato in una guerra civile. Volevo fare un film documentario su quello che stava succedendo, ma in quel momento non riuscivo a filmare. Mi chiedevo come avrei potuto essere obiettiva, prendere una videocamera e riprendere quello che stava succedendo, quindi ho smesso di filmare. Forse era una specie di trauma. Così ho iniziato a studiare i modi in cui altri artisti avevano scritto, filmato e dipinto la guerra. Poi ho trovato le immagini di Hiroshima il giorno dopo la bomba nucleare che non solo ha distrutto la città, ma ha anche bruciato le persone trasformandole in ombre. Le immagini erano scioccanti, ma in qualche modo potevo identificarmi con esse. In quel momento ho pensato: "È così che mi sento a Damasco. Questo è ciò che sta accadendo: stiamo camminando, ma senza le nostre ombre".

(Tradotto dall'inglese)

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