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SAN SEBASTIÁN 2018 Proiezioni speciali

Telmo Esnal • Regista

"Volevamo rompere la tradizione"

di 

- SAN SEBASTIÁN 2018: Il cineasta basco Telmo Esnal presenta Dantza, film vincitore, l'anno scorso, del primo bando industry della manifestazione, Glocal in Progress

Telmo Esnal  • Regista
(© Lorenzo Pascasio)

Telmo Esnal (Zarauz, 1967) ha diretto diversi cortometraggi, un lungometraggio (Uteberri on, Amona! [+leggi anche:
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) ed è attualmente impegnato nelle riprese di Agur Etxebeste!, la continuazione di Aupa Etxebeste!, un film che ha co-diretto con Asier Altuna nel 2005, con la stessa squadra tecnico-artistica. Da solo, un anno fa, ha presentato il suo progetto Dantza [+leggi anche:
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intervista: Telmo Esnal
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alla prima edizione della piattaforma industry del Festival di San Sebastián, Glocal in Progress, vincendo. In questo stesso evento, alla sua 66ma edizione, presenta ora in prima mondiale questo film di accattivante bellezza.

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Cineuropa: In che modo questo premio l’ha aiutata a terminare il film?
Telmo Esnal
: Quando ci siamo presentati al premio, dovevamo ancora girare la parte finale di Dantza, un film che era in fase molto avanzata. Avevamo un budget molto ragionevole e l’ingresso di Glocal in Progress ci ha aiutato a finalizzarlo nel miglior modo possibile, potendo lavorare molto bene sia sull'immagine che sul suono, oltre ad aver un distributore garantito (BTeam Pictures). Il film era praticamente finito, ma mancava la postproduzione digitale, che è stata realizzata da El Ranchito, la compagnia di Félix Bergés (Lo imposible [+leggi anche:
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intervista: Juan Antonio Bayona
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). Quindi, il risultato è stato di una qualità alla quale non siamo abituati.

Sicuramente, la pellicola ha una bellezza e una delicatezza uniche…
Questa era l'idea quando abbiamo iniziato con il progetto: raccontare una storia attraverso la danza tradizionale basca e renderla molto bella; era la grande scommessa. Anche avere Koldobika Jauregi, uno scultore riconosciuto a livello internazionale, dà un vantaggio al film e senza di lui non sarebbe lo stesso.

Come si fa a raccontare una storia attraverso il ballo, senza risultare ripetitivi?
Nella danza basca tradizionale ci sono molti tipi di danze: alcune sono molto vicine al balletto, altre sono solo di donne, ci sono polche... una varietà impressionante, quindi ne abbiamo selezionate alcune. Non ne abbiamo inventata nessuna, anche se ne abbiamo rifatte alcune: partendo dalla tradizione, le abbiamo adattate a ciò che volevamo raccontare. Abbiamo adattato una danza esistente e la sua musica, a volte cambiando lo strumento che si maneggia in ciascuna di esse.

Anche le location sono spettacolari…
Avevamo l'idea di delocalizzare il film: che fosse qui vicino, ma che allo stesso tempo potesse essere ovunque in Europa. Perché ci sono simbologie molto simili in tutte le danze tradizionali dell'Eurasia. Soprattutto sono spazi che dovevano raccontare la storia e che avevano a che fare con ciò che si ballava lì; siamo stati un anno in loco durante i fine settimana. Volevamo che si mostrasse un ciclo di vita, un'evoluzione e alcune stagioni, per cui abbiamo girato per un anno intero.

Anche la musica è stata adattata dalla tradizione?
Sì, siamo partiti da melodie tradizionali e con Pascal Gaigne (Loreak [+leggi anche:
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) abbiamo rifatto le melodie dando loro una narrazione, rendendole più cinematografiche, in modo che contribuissero in ogni danza al clima necessario: è stato un lavoro complicato, ma il risultato finale funziona abbastanza bene.

Il film è molto armonico, perché riesce a mettere il pubblico in uno stato emotivo
L'idea era di andare a vedere le danze e che lo spettatore si chiedesse cosa gli viene raccontato. Abbiamo, in qualche modo, destrutturato il ballo. Volevamo rompere la tradizione: ho ballato fino a 28 anni e mi sono sempre chiesto perché non potevamo raccontare qualcosa allo stesso tempo, come si fa nel flamenco. Dovevamo essere fedeli al modo di ballare ortodosso, ma allo stesso tempo cambiare i costumi, ritoccare la coreografia e la musica, rendendola più contemporanea.

Sorprende che un’idea come questa, tanto rischiosa e alternativa, arrivi a buon fine…
E’ stato un processo complesso, perché era un’idea molto astratta: c’era una sceneggiatura, sì, ma bisognava conoscere i balli baschi per poterla capire. E’ stato un film difficile da realizzare, con alcune pause, ma ora c’è e cammina da solo, giacché esce il 21 dicembre, con il solstizio d’inverno.

Vedendolo, è inevitabile pensare ai film di Carlos Saura sulla danza…
Sì, ci sono riferimenti chiari. Ho visto tutti i film di Saura, soprattutto Bodas de sangre, che racconta anche una storia. C’è anche un riferimento a Dreams di Akira Kurosawa. Mi ha colpito molto, a suo tempo, pure Pina [+leggi anche:
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intervista: Wim Wenders
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di Wim Wenders, anche se non ha molto a che vedere con Dantza.

(Tradotto dallo spagnolo)

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