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Carlos Vermut • Regista

“Mi sento a mio agio a parlare di cose scomode”

di 

- Carlos Vermut parla del suo terzo lungometraggio, Quién te cantará, una coproduzione tra Francia e Spagna con protagoniste le attraenti Najwa Nimri e Eva Llorach

Carlos Vermut • Regista

Carlos Vermut vinse con la sua seconda pellicola, Magical Girl [+leggi anche:
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, la Conchiglia d’Oro e il premio per il miglior regista al Festival di San Sebastián 2014. Ora lancia, dapprima in Francia, e due giorni dopo in Spagna, Quién te cantará [+leggi anche:
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, con cui chiude anche la XX edizione dell’emergente festival Abycine. Si tratta di un dramma intenso con protagoniste Najwa Nimri e Eva Llorach, affiancate in modo magnifico da Carme Elías e Natalia de Molina. Il cineasta madrileno riceve Cineuropa negli uffici della casa di distribuzione spagnola del suo terzo lavoro, Caramel Films, che lo distribuirà nelle sale il 26 ottobre, due giorni dopo di Le Pacte in Francia.

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Cineuropa: In Quién te cantará, tra le altre questioni, si mette in discussione la sacra maternità...
Carlos Vermut: È strano come mi senta a mio agio nel parlare di cose scomode, ma la violenza familiare mi ha sempre affascinato: come, in quel luogo in cui dovresti sentirti protetto, possa sentirti tanto spaventato. Questo tema è emerso mentre scrivevo la sceneggiatura: ho iniziato con la fama, con un personaggio che non riesce a diventare famoso e sente un rifiuto per sua figlia. Questa figlia percepisce di non avere nemmeno l'affetto di sua madre e richiama la sua attenzione costantemente. Tutto ciò nasce dalla frustrazione: quelle relazioni non nascono da un giorno all'altro; le relazioni interrotte tra genitori e figli sono state latenti per molto tempo, e non sai quale sia l'origine e per questo è molto difficile mettervi fine, vengono trascinate e un giorno succede qualcosa di grave o una separazione.

Il film mostra anche che nessuno è completamente genuino, quindi... chi è Carlos Vermut?
Una mia invenzione: Vermut è un cognome che ho dato a me stesso, mentre Carlos me lo hanno dato i miei genitori, quindi c'è un misto tra ciò che siamo per ereditarietà e ciò che abbiamo costruito noi stessi. Come tutti, sono parte del mio ambiente, del mio tempo, della mia cultura, della mia famiglia, delle canzoni che ho ascoltato da bambino... Quindi ciò che rimane di noi è tutto il nuovo che non c’era nella copia precedente: siamo il margine di differenziazione, e modificato, di tutto ciò che imitiamo. Lì sta la nostra genuinità, anche la mia.

Forse rifiutare ciò che non vogliamo essere ci condiziona troppo, e ci polarizziamo dall'altra parte, limitandoci.
Esatto: ciò che ci dà forma è costituito da ciò che siamo e da ciò che rifiutiamo. Quello che dici succede molto tra genitori e figli: con genitori credenti e bambini atei, e viceversa. Non possiamo evitare di essere come i nostri genitori, ma ciò che ci rende unici è ciò che modifichiamo rispetto alla cosa precedente: siamo molto diversi dai nostri nonni, perché stiamo cambiando la cultura. C'è anche il rapporto tra l'individuo e il collettivo: siamo modificati dal collettivo, ma lo influenziamo pure.

Ciò detto, lei non è puro neanche come regista: per esempio, ho visto in Quién te cantará il fantasma di Hitchcock, soprattutto di Rebecca, la prima moglie e La donna che visse due volte.
Sì, certo. Ci sono cose consce e inconsce nel mio film. La donna che visse due volte era molto presente nella prima sceneggiatura e nella sua idea di ricostruire una persona. Anche Almodóvar è lì, perché lo ammiro e mi ha segnato così tanto che è inevitabile che lui appaia. Sono anche interessato a Fassbinder e Opening Night di Cassavetes. E il documentario Amy [+leggi anche:
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che mi è parsa una storia del terrore raccontata in modo realistico. Sono anche stato molto influenzato dal manga nella narrazione e da come i giapponesi costruiscono il tempo.

Nonostante il suo tono tragico, Quién… rimane una grande storia d'amore, perché le donne protagoniste si amano molto.
È un'interpretazione che mi piace, perché è così che la vedo ed è così che l'ho scritta, come una storia di resa assoluta, di sacrificio, che è la massima espressione dell'amore: un amore sincero tra donne, senza condizioni, e vero. 

Riguardo alla produzione, come ha iniziato a lavorare con Enrique López Lavigne, di Apache Films, la forza trainante di questo film?
Conoscevo Enrique dal mio primo film, Diamond Flash, e mi propose di realizzare un film di fantasmi: su una donna che era posseduta dallo spirito di un’altra e stava cambiando la sua identità poco a poco, ma c'era qualcosa che non mi convinceva: perché i fantasmi sono così capricciosi che colpiscono alcune persone e non altre? Sono troppo razionale per scrivere sui fantasmi, a meno che non sia simbolico o in relazione ai sogni. A Enrique piace anche il melodramma e il cinema musicale: mi rispetta e mi sostiene; ama il cinema in modo assoluto, in modo giocoso e romantico. La sua vita ruota intorno al cinema e Quién te cantará nasce da momenti molto emozionanti, nasce in quei karaoke dove passiamo molte notti, imitando Raffaello o Mocedades.

(Tradotto dallo spagnolo)

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