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VIENNALE 2018

Gastón Solnicki • Regista

"La realizzazione di questo film è stata spontanea, personale, intensa e persino esorcistica"

di 

- Abbiamo parlato con Gastón Solnicki, il cui Introduzione all'oscuro è stato girato a Vienna in 13 giorni e cattura il suo legame con la città e con uno dei suoi abitanti più vivaci

Gastón Solnicki  • Regista

Viaggiare da Buenos Aires a Vienna è una tradizione per il regista argentino Gastón Solnicki dal 2008, quando il suo primo film, Süden, fu invitato al Festival Internazionale del Cinema di Vienna, alias la Viennale, dal suo vivace direttore, Hans Hurch. Solnicki e Hurch divennero presto cari amici, e poiché tutti i film successivi di Solnicki, tra cui Papirosen e Kékszakállú, sono stati proiettati alla Viennale, la sua voglia di filmare la capitale austriaca è cresciuta sempre di più. L'anno scorso, l'occasione è nata e si è rivelata più tempestiva all'indomani dell'improvvisa scomparsa di Hurch nel luglio 2017. Il risultato è visibile in Introduzione all'oscuro [+leggi anche:
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intervista: Gastón Solnicki
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, prima proiettato fuori concorso alla Mostra di Venezia di quest'anno e ora mostrato alla Viennale stessa.

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Cineuropa: Ha fatto un film personale su un amico, eppure sembra piuttosto universale.
Gastón Solnicki:
Sono contento che tu la veda così. La realizzazione di questo film è stata spontanea, personale, intensa e persino esorcistica. Hans ha usato questa espressione riguardo al mio film Papirosen - è quello che senti dire negli spezzoni sonori che sono sparsi per tutto il film. Per lui, e anche per Jean-Marie Straub, con cui Hans ha lavorato per oltre dieci anni, il cinema può esorcizzare i fantasmi e risistemare i traumi. Quindi è il mio film, ma è anche qualcos'altro. Non volevo creare qualcosa per persone che conoscevano Hans o che frequentano festival cinematografici, ma piuttosto per catturare la sua eleganza e tenerezza, la sua generosa, meravigliosa... Hans-ità. Volevo trascendere la privacy e l'intimità, e tuttavia essere in grado di raggiungere la gente che potrebbe non conoscere le persone o i contesti specifici, ma che potrebbe comunque rimanerne colpita.

Come è passato dal pensiero allo schermo?
Volevo fare un film a Vienna da un po’ di tempo. Lo scorso ottobre, sono stato invitato dalla Viennale a scegliere un film in onore di Hans, e lì, per necessità, è nato il film. Non sapevo di cosa avrebbe trattato, ma volevo catturare alcuni degli aspetti, strati e legami tra me e Hans. Ho ottenuto un supporto alla produzione in Austria, ho avuto un ottimo accesso alla città e ho avuto un magnifico direttore della fotografia, Rui Poças, che, tra le tante cose, ha girato l'ultimo film di Lucrecia Martel, Zama [+leggi anche:
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. Abbiamo fatto tutto in 13 giorni.

Quanto del contenuto era pianificato in precedenza?
Non c'erano molte idee scritte, e non ero abbastanza sicuro che portasse a qualcosa di significativo; invece, siamo andati in posti diversi e abbiamo improvvisato da lì. Tutto è andato al suo posto. Ogni film ha una struttura che si adatta alle proprie esigenze drammatiche. Questo, per me, è il film più documentario e anche il più immaginario che abbia mai realizzato.

Il titolo, Introduzione all'oscuro, proviene da un brano musicale del compositore classico contemporaneo italiano Salvatore Sciarrino, che viene eseguito anche nel film.
Penso che il titolo abbia molto a che fare con Hans, il modo in cui visse e anche il modo in cui è morto. Credo che non tutta la musica classica contemporanea sia arida, noiosa e asciutta. C'è una stretta somiglianza, nel crescendo dei rumori, con il barocco, piuttosto che con la pulizia della musica classica. È impegnativo, come questo film, perché non trovi informazioni che si colleghino ad altre cose, ma allo stesso tempo ti vengono offerte tutte queste associazioni. Penso che diverse persone saranno toccate da cose diverse. E ci sono molte cose che succedono qui!

Data la mia esperienza sia con Hans Hurch che con la Viennale, penso che questo sia un film che lui avrebbe invitato. E’ d'accordo?
Certo che lo avrebbe fatto! Ci sono così tante cose qui che amerebbe. Inoltre, era il mio più grande sostenitore. Lo invitai a Buenos Aires per mostrargli il mio film Papirosen in fase di montaggio e, per fortuna, ricevetti qualche consiglio da lui, e fu molto stimolante. E quando lo lasciai all'aeroporto, disse: "Non preoccuparti, amico mio; conosco almeno un festival che lo mostrerà".

(Tradotto dall'inglese)

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