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ROTTERDAM 2019 Limelight

Sacha Polak • Regista di Dirty God

“Trovo importante combattere per quello che vuoi, anche se è difficile spiegare quello che hai in mente”

di 

- Abbiamo conversato con la regista olandese Sacha Polak subito dopo aver aperto il 48° IFFR con il suo formidabile terzo lungometraggio, Dirty God

Sacha Polak  • Regista di Dirty God

Il terzo film di Sacha Polak, Dirty God [+leggi anche:
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, è stato presentato in anteprima mondiale come film d'apertura del 48° International Film Festival Rotterdam (IFFR). Dopo Hemel [+leggi anche:
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(2012) e Zurich [+leggi anche:
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(2015), la regista racconta la storia di Jade, vittima di un attacco con l’acido e costretta a convivere col suo aspetto deturpato. Il film è stato anche selezionato come il primo candidato olandese della storia nella competizione del Sundance Film Festival quest’anno. Abbiamo avuto la possibilità di parlare con Polak del film, della sua intensa colonna sonora e delle sue ambizioni internazionali come regista. 

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Cineuropa: Da dove viene l’idea di Dirty God?
Sacha Polak:
Ero a Lowlands, un festival musicale olandese, e vidi una donna con il volto sfregiato. Notai che tutti quelli che le passavano provavano a non guardare, eppure lo facevano. Lì ho deciso di fare qualcosa su una persona che deve affrontare quel tipo di attenzione. La mia idea iniziale per la sceneggiatura era che il personaggio se lo fosse fatto da solo. Più tardi, a Londra, ho saputo degli attacchi con l’acido. Ho trovato il fatto che non puoi nasconderlo molto drammatico, ed è anche qualcosa di molto visivo. Non puoi semplicemente metterti una busta in testa; devi trovare un modo per affrontarlo. Quello è diventato la storia di Jade. Più tardi, ho trovato Vicky Knight, che è lei stessa una vittima di ustioni. Si è rivelata perfetta per il ruolo. Le ho dato la sceneggiatura piuttosto tardi, e non penso che abbia letto tutto, ma è riuscita a dar vita alla storia. Voleva mostrare alla gente che c'è speranza, anche quando hai cicatrici del genere. E questo era in linea con il mio obiettivo di realizzare un film che avrebbe permesso alle persone di trarre ispirazione dalla protagonista, che è una vera combattente.

Cosa ha significato, per lei come regista, realizzare questo film?
Volevo prendere io stessa parte alla stesura di questo film e renderlo davvero mio. Dopotutto, sono io quella che ci avrà più a che fare. È stato molto bello co-scrivere il film insieme a Susanne Farrell e poter condividere idee. Trovo anche importante combattere per quello che vuoi, anche se è difficile spiegare quello che hai in mente. È importante perché amo improvvisare e aggiungere cose sul set. È un processo non-stop. Inoltre, la musica era importante. Volevo fare un film che rappresentasse la cultura giovanile, quindi doveva avere una grande colonna sonora. Il mio ragazzo, Rutger Reinders, ha composto qualcosa, come ha fatto finora per tutti i miei lungometraggi, e ha una vera e propria ossessione per il sintetizzatore modulare. Alcune delle altre musiche sono di artisti come Shystie e Roxxxan. Ho anche lasciato alcuni di loro recitare nel film come amici di Jade, quindi tutto si è mescolato un po’, e ha funzionato bene. 

Questo è il suo debutto in lingua inglese; mira a raggiungere un pubblico internazionale?
Il mio obiettivo è sempre stato quello di fare film che andassero bene a livello internazionale. Tuttavia, non è stato facile per questo progetto decollare in questo modo. Tutti gli altri produttori olandesi ci avrebbero augurato buona fortuna nel girare un film come questo a Londra, ma Marleen Slot ed io ci siamo battute. Il Regno Unito è generalmente molto orientato verso se stesso e gli Stati Uniti, o comunque non tanto verso i Paesi Bassi. Ma siamo andate lì e abbiamo dormito negli ostelli della gioventù. A un certo punto, la BBC e il BFI sono saliti a bordo, e non offrono molto sostegno finanziario alle coproduzioni internazionali. E poi c'è stata la selezione al Sundance! Avevo fatto un patto con Marleen che mi avrebbe fatto visita con una bottiglia di champagne in caso avesse saputo qualcosa. Ed eccola lì, durante le nostre vacanze nei boschi!

(Tradotto dall'inglese)

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