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GOCRITIC! Trieste 2019

GoCritic! Intervista: Miha Mazzini • Regista di Erased

"Qualcuno questo tema doveva affrontarlo, e naturalmente l’ho fatto io"

di 

- Al Trieste Film Festival, GoCritic! ha incontrato il regista sloveno Miha Mazzini per parlare del difficile tema di cui tratta nel suo ultimo film, Erased

GoCritic! Intervista: Miha Mazzini  • Regista di Erased
(© Borut Peterlin)

L’acclamato autore sloveno Miha Mazzini, i cui libri sono bestseller sia nell’ex Jugoslavia che nell’attuale Slovenia, ha diretto il suo primo lungometraggio, Erased [+leggi anche:
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, tratto dal suo romanzo del 2013. Con Judita Franković Brdar nel ruolo da protagonista, il film racconta la battaglia di una donna che viene cancellata da tutti gli archivi in seguito alla caduta della Jugoslavia. In altre parole, agli occhi dello Stato, lei non esiste. Abbiamo incontrato Mazzini la mattina dopo la proiezione del film al 30° Trieste Film Festival per parlare di questa pellicola, ispirata dalle storie vere di chi ha avuto la sfortuna di sperimentare questa cancellazione. 

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GoCritic!: Un anno dopo che la Slovenia dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991, circa 26.000 cittadini di origine straniera furono cancellati dal sistema e lasciati senza uno stato giuridico. Come si è avvicinato al tema e cosa l’ha spinta a esplorarlo?
Miha Mazzini:
 Ho semplicemente appreso che il governo aveva cancellato un’intera fetta di popolazione tre o quattro anni dopo che ciò era successo, e sono rimasto scioccato. Mi sono detto: “Ogni scrittore e ogni regista si starà concentrando su questo tema, adesso, quindi non ha senso nemmeno considerarlo”. Le ONG e i registi di documentari stavano raccogliendo le storie della gente, ma in campo artistico non usciva fuori nulla. Dopo un po’, mi sono reso conto che qualcuno doveva farlo, e ovviamente quel qualcuno sarei stato io. Perché ho deciso di affrontare questo tema? La mia infanzia è stata piena di ingiustizie, ed è qualcosa che mi tocca ancora molto.

Erased è tratto dal suo stesso romanzo. Qual è stata l’evoluzione dal processo di scrittura alla stesura di un copione?
A dire il vero, ho iniziato a scrivere la sceneggiatura circa dieci anni fa. C’è un’enorme differenza tra un copione e un film da incassi, e mi sono reso conto che, con questo tema, la possibilità di ricevere un finanziamento dallo Stato non sarebbe stata molto alta. Scrivere il romanzo era una consolazione per uno sceneggiatore che avrebbe poi abbandonato tutto. Ma alla fine, in qualche modo, delle porte hanno cominciato ad aprirsi, quel tanto da trovare dei coproduttori in Croazia e Serbia. Così ho ricostruito la storia per la terza volta, trasformandola finalmente in un copione.

Di questo fenomeno non si è mai molto parlato, né in Slovenia, né nei paesi circostanti. Il suo romanzo è riuscito a scatenare un qualche dibattito?
In Slovenia sono parecchio conosciuto e mi arrivano sempre molti commenti, ma su questo libro non ne ho avuti. Ho controllato le statistiche, e le vendite e i prestiti in biblioteca erano più alti che per gli altri miei libri. Questo tema suscita un certo disagio, e la gente preferisce evitarlo. È la classica verità scomoda. Tutti sanno, ma nessuno parla. Ancora più interessante del silenzio del pubblico è il fatto che solo un avvocato sloveno ha accettato di schierarsi a favore di questi casi.

Ha provato ad avvicinarsi a queste persone “cancellate” per raccogliere materiale sui suoi personaggi?
L’ho fatto, ma nessuno ha voluto parlare!

…niente a che vedere con il suo personaggio principale, che va persino in televisione…
Infatti. Ma più avanti, stranamente, mentre lavoravamo al film, tre o quattro persone con cui ero stato abbastanza a contatto sono venute da me all’improvviso, dicendomi: “Sono uno dei cancellati”. Mi aspettavo una storia dopo, ma non c’è stato nulla. Solo silenzio.

Il suo film ha dato voce a quelli che, per riluttanza, non hanno parlato. Cosa si aspetta dalla sua uscita in sala in Slovenia?
Il film uscirà in Slovenia a febbraio e non so cosa aspettarmi. Quando la società ti taglia fuori, tendi a cercare delle risposte dentro di te, non dalla società. Si prova un profondo senso di vergogna, pensando che forse la gente non vuole che qualcuno dia loro una voce. Spero che sarà ben accolto da chi ha vissuto quest’esperienza.

Nel 2004 in Slovenia è stato indetto un referendum sui diritti delle minoranze, in cui la proposta del governo di restituire i diritti delle persone “cancellate” è stato respinto dai votanti. Perché ha deciso di non includere questo nel film?
Un referendum sui diritti umani è semplicemente ridicolo. Certo che è stato respinto! Tutti avevano paura di riportare quel tema a galla. Comunque, il mio film è un racconto di sole quattro settimane che entra nella vita di una donna. Se il racconto si fosse sviluppato in un lasso di tempo di più vent’anni sarebbe stato un film completamente diverso, e non sono sicuro che avrebbe funzionato. Sono cresciuto con il cinema degli anni ’70, e volevo un arco temporale che fosse scorrevole, come un fiume. Mi piacciono, quei film.

(Tradotto da Giada Saturno)

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