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SUNDANCE 2019 Concorso World Cinema Dramatic

May el-Toukhy • Regista di Queen of Hearts

"Diventa difficile stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in questi casi"

di 

- Abbiamo parlato con May el-Toukhy, regista e co-sceneggiatrice di Queen of Hearts, premiato ai festival di Göteborg e Sundance

May el-Toukhy  • Regista di Queen of Hearts
(© Sundance Institute)

In una giornata stranamente luminosa durante il Sundance Film Festival ci siamo seduti con May el-Toukhy a parlare del suo ultimo film drammatico Queen of Hearts [+leggi anche:
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intervista: May el-Toukhy
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, una storia cupa ma non priva di sfumature su bugie e abuso domestico.

Cineuropa: Cosa l’ha ispirata a realizzare il film?
May el-Toukhy:
Ho iniziato a lavorare al progetto quando ero molto interessata a come nascono i segreti familiari. Al tempo avevo perso una persona molto cara e, poco dopo, erano emersi molti segreti. Questi eventi mi avevano fatto pensare a tutte le cose non dette che le persone portano con sé, e quando se ne vanno queste cose non vengono rivelate a meno che qualcuno non le sappia. Sostanzialmente ho voluto indagare come si creano i segreti familiari, quindi ho iniziato a parlarne alla mia co-autrice, Maren Louise Kaehne, e col tempo abbiamo letto diversi articoli a riguardo di professoresse che avevano avuto rapporti sessuali con gli studenti. Abbiamo discusso di come la narrazione sia differente e come le persone tendano a romanticizzare eccessivamente la relazione tra una donna più adulta e un uomo più giovane, al contrario del caso in cui sia un uomo più grande ad avere una relazione con una donna più giovane. Sapevamo immediatamente che l’idea di un patrigno che ha rapporti sessuali con la figliastra è semplicemente sbagliata, mentre quando si tratta di un ragazzo con la matrigna ci sono più sfumature. Diventa difficile stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in questi casi. 

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Perché crede che lo sia?
In parte perché la sessualità maschile e la violenza sugli uomini sono un tabù. Inoltre, molti uomini non si rendono conto che forse hanno subito violenza. La questione viene trattata quasi con sufficienza: alcune persone dicono “Ok, perché un ragazzo di 17 anni non dovrebbe voler far sesso con una donna più navigata? Di cosa si sta lamentando?”. Per loro potrebbe non essersi trattato di violenza, piuttosto di una prima o seconda esperienza sessuale. Ma per altri uomini era sbagliato, non lo sentivano giusto; solo non disponevano del linguaggio per esprimerlo. E se non ne possono parlare, quell’esperienza può insidiarsi nell’animo e spuntare fuori in relazioni future. Spero che il mio film accresca la consapevolezza su questo tema e ispiri le vittime a cercare aiuto.

Una predatrice sessuale che prende di mira un uomo più giovane è un personaggio che si vede di rado nei film. Che ricerca avete fatto prima di scrivere la sceneggiatura?
Abbiamo letto molti articoli, saggi e libri, e siamo arrivate anche al mito greco di Fedra, che voleva sedurre il proprio figliastro, e quando lui la rifiutò, lei lo accusò di stupro. Per me la vera svolta è stata incontrare una terapista specializzata in casi del genere e che ha lavorato con entrambe le parti, sia vittime che colpevoli. Ci ha raccontato, per esempio, in quali tipi di famiglie accade. Non ho sentito il bisogno di parlare con predatrici che erano in terapia; avevamo già accumulato una grande quantità d’informazioni, e non volevo che il nostro film fosse la riproposizione di un caso specifico. Avrei sentito l’obbligo di rendere o non rendere omaggio a quella persona. Inoltre, per me, come regista, è importante raccontare una storia ad ampio raggio in cui più persone possano identificarsi.

Ha individuato uno schema che ricorre in questi casi?
Sì, le persone che si coinvolgono in relazioni sessuali all’interno della propria famiglia spesso sono sole, e desiderano essere viste. Molte di loro hanno fatto esperienza di violenza in prima persona, per esempio quando erano molto giovani. Non dico che chiunque abbia subito un abuso sviluppi una personalità predatoria; è solo uno dei fattori. Gli adulti colpevoli di violenza spesso orchestrano “un metodo di adescamento” che di norma comincia con l’adulto che si confida con il più giovane, facendo sì che quest’ultimo si confidi a sua volta. Ne ottengono la fiducia, lo trattano come un adulto e intrattengono conversazioni “da adulti”. È una relazione che può evolvere in un rapporto sessuale.

Il suo personaggio principale è colorato di molte sfumature: non è semplicemente una persona cattiva che fa cose orribili.
Per me e la mia autrice, e specialmente quando si affronta questa tematica, è estremamente importante rendere il personaggio più complicato possibile. Sebbene nel film faccia cose mostruose, è stata anche una bambina innocente cresciuta in circostanze che l’hanno resa la persona che è. Inoltre, trovo al contempo affascinante e spaventoso che attualmente ci siano così tante storie di persone ambivalenti, che fanno sia cose buone che cattive.

(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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