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CANNES 2019 Fuori concorso

Asif Kapadia • Regista di Diego Maradona

"La maggior parte delle persone conosce il secondo Maradona, quando era una bestia"

di 

- CANNES 2019: Abbiamo incontrato il regista britannico Asif Kapadia per parlare del suo acuto documentario Diego Maradona, proiettato fuori concorso

Asif Kapadia  • Regista di Diego Maradona

Asif Kapadia continua sulla scia dei suoi premiati documentari Senna [+leggi anche:
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con un ritratto di Diego Maradona, senza dubbio il miglior calciatore di tutti i tempi. Ci sarà sempre un dibattito tra gli appassionati, ma diversi esempi del suo talento si possono vedere in Diego Maradona [+leggi anche:
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, che mostra i sette anni durante i quali ha giocato nel Napoli, quando era al suo apice, cambiando le sorti della squadra e, naturalmente, vincendo i Mondiali di calcio grazie alla “Mano di Dio”. Kapadia parla del film, proiettato fuori concorso al Festival di Cannes.

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Cineuropa: Questa è la prima volta in cui fa un film su un soggetto ancora in vita; questo ha cambiato qualcosa in termini di libertà di fare il film che voleva?
Asif Kapadia: In termini di indipendenza, non è cambiato nulla, ci hanno lasciato fare il film in autonomia. Per fare un film, bisogna avere i diritti d’immagine, quindi liberi o meno, con un personaggio famoso come soggetto, ci sarà comunque qualcuno incaricato di controllare. Ma una volta fatto, siamo andati a Londra a montare il film e a raccontare la storia che ci sentivamo di voler raccontare.

Tenendo in considerazione che nel periodo in cui ha giocato per il Napoli era onnipresente sui media, è stato difficile trovare delle immagini inedite?
Il punto di partenza è che a quei tempi Diego era seguito da due cameramen – Juan Luburu, un argentino, e Luigi ‘Gino’ Martucci, un italiano. Hanno iniziato a seguirlo da quando era in Argentina, erano lì quando stava a Barcellona, e vennero anche a Napoli perché il primo manager di Maradona, Jorge Cyterszpiler, ebbe l’idea di fare un film su Diego. Alcune di queste riprese sono state utilizzate dalla RAI, e altre sono state usate in altri documentari, ma la maggioranza non è mai stata vista, e i nostri produttori sono riusciti ad avere la possibilità di utilizzarle.

Qual è stato l’impulso dietro la voglia di raccontare la storia di Maradona? Non la conosciamo già?
La maggior parte delle persone conosce il secondo Maradona, quando era una bestia, e ciò che abbiamo voluto dire è: “Sapete chi è lui adesso, ed è così da un po’”. E quindi bisogna porsi un’altra domanda: “Come è diventato così?”. Quando è andato a Napoli, non era affatto così, e poi è diventato incredibilmente famoso, ha vinto la Coppa del Mondo, è il miglior giocatore al mondo e ha vinto tutti i tipi di titoli, e i problemi sono iniziati lì. E’ per questo che abbiamo scelto questa storia.

Visto che Maradona è vivo, come mai non ha preso la camera e filmato l’intervista direttamente con lui, invece di utilizzare solo l’audio?
La prima volta che ho incontrato Maradona a Dubai, mi sono portato una camera ma è stato così complicato riuscire a incontrarlo, che per questo ho preferito rendere tutto più semplice durante l’intervista. Ho fatto altri film con questo stile, senza una testimonianza fisica davanti alla telecamera – ho fatto allo stesso modo anche Senna e Amy. Visto che avevamo tutto questo materiale su di lui, per me, filmarlo adesso non avrebbe aggiunto nulla all’opera. Si trattava di catturare la sua presenza in modo che potesse dimenticare il contesto dell'intervista e della registrazione.

(Tradotto dall'inglese da Elisa Flammia)

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