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CANNES 2019 Concorso

Pedro Almodóvar • Regista di Dolor y gloria

"Esamino ogni dettaglio minuziosamente"

di 

- CANNES 2019: Il regista spagnolo Pedro Almodóvar ha parlato con la stampa internazionale del suo nuovo film, Dolor y gloria, in concorso a Cannes

Pedro Almodóvar • Regista di Dolor y gloria
(© El Deseo - Manolo Pavón)

Circondato dalla sua squadra, il regista spagnolo Pedro Almodóvar ha parlato con la stampa internazionale del suo nuovo film, il magnifico Dolor y gloria [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Antonio Banderas
Q&A: Pedro Almodóvar
scheda film
]
, in concorso al 72° Festival di Cannes.

Come ha lavorato a questo film sui confini tra finzione e realtà nella sua vita?
Pedro Almodóvar: Questo film non è una racconto letterale della mia vita, ma tutto quello che succede al protagonista potrebbe essere successo a me, e alcune cose mi sono successe. Ma molti fatti appartengono alla finzione. Quando inizio a scrivere una sceneggiatura, le prime scene sono legate alla mia realtà, ma poi la finzione entra in gioco e quando scrivi, devi essere fedele alla finzione, non alla realtà. Questa finzione cinematografica deve essere verosimile, anche se significa allontanarsi dalla realtà. Ciò che fa parte della mia vita nel film, tra le altre cose, è che ho avuto l'esperienza di un amore spezzato nel momento in cui la passione era ancora viva, ma le circostanze hanno reso necessario che mi separassi da questa persona, ed è estremamente doloroso perché non è naturale. Questa relazione, che era viva e doveva essere tagliata, è come tagliare un braccio. Questa esperienza che molte persone hanno sicuramente conosciuto, l'ho ripresa, ma non ho avuto la riconciliazione come nel film.

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E riguardo all’infanzia del personaggio?
Non ho mai vissuto in una grotta, ma avrei potuto. In ogni caso, so cosa sia la precarietà nell'infanzia perché la mia famiglia dovette emigrare nel 1960 in un'altra regione. Ma come il bambino del film, ho visto tutto questo attraverso gli occhi di un ragazzino di nove anni. Vivevamo in una strada dove c'erano marciapiedi rotti e mi sembrava di vivere in un western. Attraverso gli occhi di un bambino, la terribile precarietà della Spagna non la sentivo. Collezionavo già immagini cinematografiche e vivevo una vita parallela molto meglio della vita reale.

A un certo punto del film, la madre del regista dice che odia l'autofiction.
Quando parliamo di noi stessi, parliamo di altre persone, di momenti vissuti con altre persone. È molto difficile perché abbiamo il diritto di parlare di noi stessi e delle nostre vite, ma mi spaventa davvero che questo possa incidere su altre persone. Quindi sono molto attento e analizzo ogni dettaglio minuziosamente. Ciò che è vero è che tutti i temi del film sono importanti: famiglia, madre, desiderio, lavoro, creazione, infanzia, ecc. Tutto ciò mi rappresenta, rappresenta il mio modo di sentire questi temi. Non posso dare proporzioni, la percentuale di realtà e quella di finzione, ma ciò che conta è la combinazione delle due. Per esempio, c'è una scena molto importante e improvvisata perché scritta la sera prima, è quando la madre dice a suo figlio: "Non sei stato un buon figlio". È una frase davvero brutale. Nella scena successiva, sulla terrazza, il figlio si scusa per non essere stato il figlio che avrebbe voluto e, in risposta, c'è solo un crudele silenzio da parte di sua madre. Questa scena non è accaduta nella mia vita: non ho mai avuto una conversazione simile con mia madre. Ma a volte, attraverso la finzione, scopriamo certe cose su di noi perché questa scena che non ho vissuto rappresenta qualcosa di molto importante nella mia vita: il modo in cui venivo guardato quando ero un bambino, come qualcosa di strano. Quello che rappresento in questa scena è ciò che ho visto negli occhi degli altri, nel villaggio, ma anche a scuola, in collegio, negli occhi degli altri bambini. Quando sei un bambino, questo rifiuto è umiliante ed è un'esperienza molto dura, dura come quando una madre dice a suo figlio che non è stato un buon figlio. 

Il film si chiama Dolor y gloria, ma parla soprattutto di dolore, umano in generale, ma anche di quello della creazione, e molto meno di gloria. Per un artista un po’ tormentato come quello del film, la gloria è un ostacolo o un motore?
Può essere entrambi. Nel film, la gloria del personaggio è rappresentata dal luogo in cui vive, che ci informa che ha avuto una vita molto più brillante in un certo momento rispetto al periodo che sta attraversando. Nonostante tutte le sue sofferenze, ha un bellissimo appartamento e vive in questo bellissimo posto, circondato da splendide opere d'arte. Volevo relativizzare il dolore del personaggio, soprattutto rispetto al dolore sperimentato da altre persone che hanno meno possibilità per sopportarlo. Come dice il medico al personaggio principale: "Ci sono persone che stanno molto peggio di te e che vanno avanti". 

E la dipendenza?
La grande dipendenza del personaggio interpretato da Antonio Banderas è la disperazione che prova nel sapere che fisicamente non può più filmare. La mia più grande dipendenza oggi è il cinema, sia come spettatore che come narratore.

(Tradotto dal francese)

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